venerdì 9 novembre 2012

Le dee perdute dell'antica Grecia: il mito di Gaia

Emergo adesso dalla lettura di un testo del 1978, "Le Dee perdute dell'antica Grecia, della professoressa Charlene Spretnak che, insieme a Merlin Stone e Marija  Gimbutas, ha posto le basi culturali per la riscoperta dell'antica religione della Dea: una ricerca, questa, che al tempo servì da sostrato filosofico per le lotte femministe e la rivendicazione dei diritti della donna.
Oggi queste energie hanno assunto toni meno violenti e ogni movimento per la conquista di un nuovo tassello passa maggiormente attraverso un lavoro di consapevolezza interiore prima ed intellettuale poi.
Un tempo abbiamo ragionato con le energie uraniane e il movimento hippie ha sovvertito oltre che scandalizzato la società dei benpensanti.
Oggi la rivolta è stata sostituita da un plutoniano lavoro di scavo interiore alla ricerca di abusi, nevrosi, traumi, rimossi. Trovo che nessuno dei due modelli sia preferibile all'altro, il tempo segue un'ascensione spiraliforme che tende a incidere all'infinito sugli stessi punti smussandoli a ogni nuovo passaggio.
Eppure queste donne che ho menzionato hanno onorato Plutone con il loro lavoro di scavo meticoloso sotto le macerie del tempo e le rovine della memoria. Quando si sono imbattute in una traccia insabbiata da dominazioni successive ( la cultura tende sempre a sostenere la memoria del vincitore) le segugie di Artemide hanno fatto ogni sforzo per non perdere la pista.
Le guerriere del movimento sono state Starhawke, Vicki Noble; queste donne, invece, hanno segnato la rotta consultando le carte nautiche e scrutando le stelle.
Nel libro "Le dee perdute dell'antica Grecia" troviamo una raccolta di miti legati alla religione preellenica, praticata dai Minoici prima e dai Micenei poi fino all'avvento dei Dori, che portarono con loro Dyeus Piter,il nostro Zeus, il primo Signore del cielo che quelle terre avessero mai conosciuto.
Tutte le dee che in seguito divennero mogli gelose, donne di facili costumi, fanciulle immature o guerriere mascoline nate dalla testa del padre, ritrovano in questo testo la loro collocazione originaria e la loro centralità antropologica e culturale.
I guerrieri scesi dal Nord non poterono domarle tutte: Ecate rimase oscura signora dei crocicchi e della magia, ma venne tacciata come strega; Demetra e Kore poterono ancora celebrare i loro misteri, benché Ade spuntasse dalle profondità della Terra per rapire la Fanciulla divina in nozze sacre; Atena non accettò mai di sposarsi; Vesta rimase il Fuoco più sacro su cui giurare.
Tempo fa ho postato un articolo sulle grotte come luoghi legati al vaticinio e, in modo assai contorto, all'Arcangelo Michele e alla Vergine Maria, spiegando come già un tempo Apollo uccidesse Pitone a Delfi per impossessarsi dell'oracolo.
Riporto qui di seguito uno stralcio del mito di Gaia, così come lo ha ricostruito storicamente la Spretnak, come traccia fondamentale di cosa fu invece un tempo la profezia legata alla Terra

                              

[...]Nonostante la loro prosperità, i mortali si preoccupavano costantemente del futuro. Dapprima Gaia ebbe l'impressione che fosse una loro divertente eccentricità. Ma quando vide che l'angoscia per il futuro rischiava di logorare alcuni suoi figli, inviò loro un oracolo. Sulle colline del luogo da essi chiamato Delfi, la Dea suscitò vapori che affiorarono dal suo mondo sotterraneo e si diffusero attraverso una fenditura nella roccia ad avvolgere la sua sacerdotessa. Gaia istruì la prescelta sui modi per entrare in trance e su quelli per interpretare i messaggi provenienti dall'oscurità della terra, suo grembo. I mortali intrapresero lunghi viaggi per consultare l'oracolo e domandare se la nascita di un figlio sarebbe stata accompagnata da buoni auspici o se il raccolto sarebbe stato abbondante o se la caccia avrebbe procurato una quantità sufficiente di selvaggina o se una madre sarebbe sopravvissuta alla malattia di cui soffriva. 
E Gaia fu così commossa da tutte le loro pene che inviò altri prodigi rivelatori del futuro ad Atene e a Aegae.
Incessantemente la Madre Terra dispensò doni sulla sua superficie e accolse i defunti nel proprio corpo. In cambio fu riverita da tutti i mortali. Come offerte a Gaia, focacce d'orzo e miele venivano lasciate nella cavità della terra prima della raccolta delle piante. Molti suoi templi furono costruiti vicino a profondi dirupi, dove ogni anno gli uomini offrivano focacce dolci al suo grembo. E dall'oscurità dei suoi segreti Gaia accolse i loro doni.



N.B:
Le foto sono state scattate dall'autrice nell'area dell'Heraion di Paestum (Sa).



lunedì 8 ottobre 2012

Misteri Eleusini: dalla tradizione alla letteratura.

Tra Settembre e Ottobre, poco prima della semina, nel Santuario di Eleusi si celebravano i Mysteria, riti sacri in onore di Demetra e Core, la Madre e la Figlia, nei quali probabilmente venivano utilizzate sostanze psicotrope (una variante di segale cornuta) per facilitare l'apertura della Visione interiore a coloro che facevano richiesta di essere iniziati .
Dalle testimonianze che ci sono state tramandate, i questulanti ricevevano risposte sulla vita dopo la morte, esperienza che li liberava completamente dalla paura, aprendo un canale per una personale connessione con le dimensioni del sacro.
Si accedeva al rito, come ci viene narrato, dopo un processo di purificazione che comprendeva il digiuno e il raccoglimento, perchè non bisognava mai giungere impreparati dinanzi ai Misteri, che richiedono un'adeguata preparazione del corpo e della mente.
Da quanto ci viene trasmesso, pur nelle ombre che necessariamente gli antichi spargevano intorno al Sacro per preservarlo da occhi contaminati, si trattava di un rito di tipo sciamanico, in cui l'iniziato riceveva la sua personale rivelazione, capace di dare un senso al resto della sua esistenza.
I Misteri Eleusini si celebravano in primavera nella piccola forma e in autunno in quella grande presso la città di Eleusi, dove si diceva che la Dea Madre fosse giunta per riposarsi dalla ricerca della Figlia perduta, ma le probabili origini di questo rito sono anatoliche.
Ecco perché inserisco qui una versione di come si sarebbero potuti svolgere i Misteri tratta dall'acuta penna di Marion Zimmer Bradley nel suo celeberrimo romanzo "La Torcia", il quale racconta la guerra di Troia vista dagli occhi della principessa Cassandra.
Nel libro la fanciulla, dotata del dono della Vista sin da piccolissima, viene inviata con le Amazzoni a compiere il suo addestramento e, guidata dalla regina Pentesilea, sua parente, giunge in Colchide.
E' qui che, al calare delle stelle d'autunno, ella riceve la sua iniziazione alla Madre Serpente, secondo un rito che deve essere stato il progenitore di quelli che ogni anno si sono celebrati ad Eleusi fino a quando il tempio non venne distrutta ad opera dei Visigoti, nell'anno 396 d.C .






Condividi con la Figlia della Terra la discesa nelle Tenebre...  
Una voce la guidava da lontano e non sapeva se fosse reale oppure no.
A una a una devi abbandonare tutte le cose di questa terra che ti sono care, perchè non ti apparterranno più.
Cassandra scoprì che adesso portava le proprie armi, anche se sarebbe stata pronta a giurare di averle lasciate nella stanza di Andromaca quella mattina. Tra i rulli dei tamburi la voce ritornò.
Questa è la prima delle porte degli Inferi: qui devi rinunciare a ciò che ti lega alla Terra e ai regni della Luce.
Cassandrà slacciò la cintura ingemmata che reggeva la spada e la corta lancia. Ricordò che Ecuba l'aveva ammonita di portare sempre con onore quelle armi... ma era avvenuto in un luogo molto lontano dalla grotta buia. Anche Pentesilea si era presentata a quella soglia tenebrosa e aveva rinuciato alle sue armi? Sentì la spada e la lancia scivolare sul pavimento e cadere con un suono metallico, tra il rullio dei tamburi.
Perchè le sue mani si muovevano tanto lentamente... seppure si erano mosse? Era tutta un'illusione, oppure era ancora accosciata nel cerchio oscuro mentre avanzava audacemente nella galleria, avvolta nella lunga veste sciolta di Andromaca che, per quanto fosse inspiegabile, non la faceva inciampare?
Chissà dove, c'era un occhio di fuoco. Fiamme sotto di lei? Oppure guardava la fessura dell'occhio del serpente?
Questa è la seconda porta degli Inferi, dove dovrai abbandonare le tue paure e tutto ciò che ti impedisce di di addentrarti in questo regno come una di coloro i cui piedi conoscono e percorrono la Via, seguendo le mie orme.
Ora l'occhio del serpente era vicino. Si muoveva, l'accarezzava...E in un palpito della memoria ricordò quando, forse secoli prima, forse in un'altra vita, aveva accarezzato i serpenti nella casa del Signore del Sole, li aveva abbracciati senza paura. Era come se li abbracciasse di nuovo..., e l'occhio si faceva più vicino, sempre più vicino. Il mondo si ristrinse fino a quando non rimase più nulla con lei nel buio, se non l'abbraccio del serpente. Un dolore la trafisse, le diede la sensazione di stare morendo... E lei si abbandonò alla morte quasi con sollievo. Ma non era morta: procedeva solo nella tenebra ardente.C'era una voce che risuonava più forte del rullo dei tamburi e le echeggiava nella mente.
Ora sei nel mio regno e questa è la terza e ultima porta degli Inferi. Non ti è rimasto altro che la tua vita. Rinuncerai anche a quella per servirmi?
Cassandra pensò disperatamente: Non so a che potrebbe servirle la mia vita, ma sono giunta fin qui e ormai non tornerò più indietro. Aveva l'impressione di parlare a voce alta, ma una parte della sua mente inisisteva a dirle che non emetteva il minimo suono, che la favella era un'illusione come tutto ciò che le accadeva in quel viaggio... se pure era un viaggio e non un sogno bizzarro. 
Non tornerò indietro ora, anche se ne va della mia vita. Ho rinunciato a tutto il resto. Prendi anche quella, Signora delle Tenebre. 
Rimase liberata nel buio, trafitta dal fuoco, circondata dal fremito di ali precipitose.
Dea, se devo morire per te, lascia che veda il tuo Viso almeno una volta!
L'oscurità si rischiarò lievemente; davanti agli occhi scorse un pallore turbinante dal quale emersono a poco a poco un paio di occhi scuri, un volto esangue. Aveva già visto quel volto, riflesso in un ruscello... era il suo. Una voce vicinissima le sussurrò tra il rullo di tamburi e il gemito dei flauti: 
Non sai ancora che tu sei me e io sono te?
Poi le ali travolsero e cancellarono ogni cosa. Le ali e i venti d'uragano la sollevavano, la sollevavavno verso la luce mentre lei protestava: Ci sono tante altre cose da conoscere...
I venti la dilaniavano; un lampo rivelò occhi e rostri crudeli che laceravano... era come se qualcosa di alieno scorresse in lei, la saturasse come un'acqua scura e profonda e scacciasse la coscienza e il pensiero. Da un'altezza immane vedeva qualcuna che era lei e nello stesso tempo non lo era: e sapeva di scorgere il viso della Dea. Poi la fragile presa sulla coscienza si spezzò: e, mentre ancora protestava, precipitò in un infinito abisso silenzioso di luce abbacinante. 
Qualcuno le toccava delicatamente il viso: 
"Apri gli occhi, figlia mia."
Cassandra si sentiva nauseata e debole, ma aprì gli occhi nel silenzio e nell'aria fresca e umida. Era ritornata nella grotta... l'aveva mai lasciata?


Tratto da "La torcia" di Marion Zimmer Bradley

giovedì 4 ottobre 2012

Il Santuario di San Michele di Mezzo

In un articolo precedente spiegavo come la devozione a San Michele fosse molto sviluppata nelle  mie zone, con particolare riferimento all'eremo che si trova su Pizzo San Michele, il monte che sovrasta la cittadina di Calvanico, in frazione di Fisciano.
Quale non è stata la mia meraviglia quando, nel giorno dedicato alla festività dell'Arcangelo, mi sono recata, come mia abitudine, presso il Santuario di San Michele di Mezzo, in località Carpineto, a circa 500 metri di altezza, per scoprirvi, ora che il luogo di culto è aperto al pubblico dopo lunghi restauri, un sito devozionale risalente all'anno Mille e, dunque, più antico ancora del primo, che risalirebbe invece al 600 e pare fosse opera dei conti di Montoro. Al tempo offriva infatti rifugio ai pellegrini che valicavano il monte percorrendo la via devozionale che lascia tracce ben visibili sull'altro versante, nella Grotta dei sette desideri e nella chiesetta micheliana presenti a Forino sul monte Faliesi (il culto più antico dell'Angelo era ospitato da sette piccole cappelle presenti nella roccia, note ancora oggi come "e sette cammarelle", le "sette camerette del diavolo".
Che l'opera fosse al soldo della Signoria montorese lo attestava il sigillo impresso nell'eremo, forse non sopravvissuto ai lavori di restauro.
I pellegrini stessi siglarono il luogo che fungeva da ostello con pitture rupestri piuttosto grossolane, disposte in triplice cinta ad imitazione del santuario sul Gargano, denominate "quadrilli", perchè successivamente incorniciate come piccoli quadri per mantenerne memoria e testimonianza.
La grotta di San Michele  tuttavia pare essere forse il più antico luogo di culto dedicato all'Arcangelo delle nostre zone: essa si compone di due cavità, di cui la prima sopraelevata rispetto alla seconda e di più recente attribuzione, mentre una bella scala tortile fa accedere al secondo sito, che ospita un' icona di Maria Odigitria, Colei che indica il cammmino, immagine di chiara origine bizantina come bizantini dovevano essere i monaci che praticarono i primi culti in questa grotta, probabilmente dopo essere sfuggiti agli Arabi che avevano invaso la Sicilia.
Le due rampe di scale a sinistra e a destra dell'altare creano un disegno rotondeggiante come rotondo è il sito che ospita la figura di Maria, che indica davanti a sè un Gesù adolescente come unica via da seguire per la redenzione.
Quello che si avverte visitando questi luoghi è che, mentre la prima grotta, la più superficiale, ricavata forse dallo scavo umano o almeno ampliata per il culto, si presenta come un luogo suggestivo ma non particolarmente sacro, scendendo nella seconda grotta, di sicura origine carsica, figlia reale del monte in cui risiede, la vibrazione del luogo è potente.
Che in molte parti avvenga questo connubio fra Maria e l'Arcangelo  e che si tratti quasi sempre di grotte dove l'acqua scava la roccia e diventa sorgente, questo è singolare.
Non lontano, sulle colline di Cava de' Tirreni, ne troveremo un' altra, chiamata l'Avvocatella, anch'essa grotta sacra dedicata a Maria, dove la vibrazione della terra è segnalata dalla statuetta di Michele, che con il suo tridente non imbriglia, come alcuni credono, ma piuttosto sottolinea la linea di forza che passa in quel luogo.
Anche qui un sito rupestre e più su, sull'Avvocata, nel silenzio del monte, la devozione del popolo che sale una volta all'anno in occasione della festa, piantando tende e bivaccando per almeno una notte, e suonando l'antica e tribale tammurriata denominata appunto l'Avvocata.
Quante immagini si sovrappongono alla figura solare di Michele, che si contrappone all'oscurità del diavolo così come un tempo Apollo avrebbe fatto con il serpente Pitone, facendo sorgere i suoi templi lì dove in  precedenza riti più antichi dedicati alla Madre Serpente erano stati celebrati.
Le grotte di Michele venivano utilizzate per l'incubatio, pratica di guarigione che serviva a incanalare visioni o sogni benefici, così come un tempo era stato per Apollo, signore della guarigione, e per suo figlio Asclepio.
Michele fu per i Longobardi un novello Odino, di nuovo legato alla sapienza che viene dalla veggenza e che si esprime attraverso la poesia.
Ci troviamo dunque in presenza di un mitologema, un nodo archetipico dove più simboli si sovrappongono, snodo di significati che si rincorrono e rimbalzano l'uno sull'altro, richiamandosi.
Se Pitone era il segno dell'antica Dea Madre, Signora dei Serpenti, secondo un antichissimo culto anatolico, e successivamente troviamo Apollo dove in precedenza era stata  venerata lei, ecco che oggi incontriamo insieme Michele e Maria: troviamo precisi riferimenti nell'apocalisse di Giovanni, dove Michele combatte e sconfigge il Drago, che è nemico antico della Vergine celeste.
Pare dunque che Michele, il Drago e Maria si inseguano come un tempo Apollo, Pitone e la Signora dei Serpenti.
Proprietà transitive scambiano i ruoli di questi personaggi durante le loro reincarnazioni, lasciando tuttavia intatto il filo rosso che li lega.

giovedì 27 settembre 2012

Equinozio d'Autunno: San Matteo

Continuo, con questo articolo, il filone micheliano che tanto mi prende in questo periodo equinoziale, per consuetudine sotto il suo dominio.
La data spartiacque del 23 Settembre, che astronomicamente segna un passaggio celeste e terrestre, è contornata da una serie di altre festività di stampo cattolico che non fanno che riaffermare figure maschili archetipiche, testimoni e simboli del nuovo equilibrio che si sta creando fra Luce e Ombra.
In questa scia si collocano il "Miracolo del Sangue" di San Gennaro il 19 Settembre a Napoli, la festività di San Matteo a Salerno il 21, quella dedicata agli Arcangeli il 29 Settembre.
Sembra quasi che questi numi giochino a passarsi il testimone equinoziale, che astrologicamente cade sotto il segno della Bilancia, in perfetta sintesi di equilibrio fra gli opposti.
Segnalo qui il curioso particolare che si può rilevare visitando la meravigliosa cripta sottostante al Duomo di Salerno, punteggiata da archi a sesto acuto e magnifiche decorazioni parietali. Ebbene, proprio nel cuore di questo tempio, sorge la tomba di San Matteo che ha la peculiarità di essere bifronte, come si vuole che nella leggenda lo fosse il Santo, noto pubblicano ed esattore delle tasse, che manifestava un lato sacro ed uno profano, sottolineando l'ambiguità del proprio personaggio.
Entrando dall'ingresso principale della cripta si scorge un altare sovrastato dalla statua in bronzo a semibusto del Patrono della città, ma è girandoci intorno che ti accorgi che un altro altare è alle sue spalle, perfettamente simmetrico, che si sviluppa tuttavia in profondità, celando, nella sua parte più bassa, alcune reliquie del Santo, alle quali si accede scendendo da una delle due scalinate tortili che si dipartono dalla balaustra centrale.
Abbiamo dunque un Matteo pubblico ed uno segreto: il primo si mostra alla luce dell'apertura della cripta, il secondo sembra volersi inabissare ancora di più in profondità nella terra.
E, proprio all'altezza della balaustra che fronteggia il lato ipogeo, pare a molti di avvertire una curiosa sensazione, come un flusso di energia che riverbera proprio all'altezza del plesso solare e che non sembra provenire dalle spoglie di Matteo, ma dal modo in cui l'altare stesso è stato costruito, confermando la teoria gurdjieffiana della cosiddetta arte oggettiva, prodotta cioè per ottenere su chi la osserva sempre e solo un determinato effetto sottile, che viene registrato dalla macchina uomo a seconda del tipo psicologico che vi si pone di fronte: un istintivo o un motorio, un mentale o un emozionale.
Pare inoltre che, fino al 1860, in una colonnina di rame visibile sul fondo della tomba, si raccogliesse la Manna di San Matteo, che trasudava dalle sue spoglie mortali e si riteneva avesse proprietà miracolose.
Questa cripta ha la peculiarità di essere stata la prima nel Meridione d'Italia a venire concepita ad aula, con struttura cioè aperta rispetto agli angusti vani che in precedenza si destinavano alle tombe dei santi.
L'altra particolarità è che essa, nei suoi componenti architettonici, è perfettamente simmetrica alla chiesa sovrastante, uso assai comune nel Nord Italia, ma assolutamente di nuova concezione per quei tempi nel Sud del paese. Esiste inoltre una corrispondenza di proporzioni e di numeri che lega l'intera struttura della Cattedrale, facendone una costruzione modulare.
Come Jano bifronte che mostrava un volto al passato e uno al futuro e la sua più antica controparte femminile  Janua, signora della soglia, da cui poi le creature magiche che da lei prendevano il potere, le cosiddette Janare, ecco un Santo equinoziale posto sul punto liminare fra Luce e Ombra ( ci viene da dire, non a caso), che sorveglia il passaggio, sempre sacro, di queste forze, che da questo punto dell'anno scendono verso i regni delle Ombre, fino a toccare la Notte più lunga, segnando la strada verso la mistica discesa dell'Anima.
 




 

martedì 21 agosto 2012

San Michele Arcangelo


Calvanico è un piccolo borgo in provincia di Salerno, situato a circa 600 metri di altezza, noto per la bella festa dedicata al suo patrono, l'Arcangelo Michele, che si svolge il 29 Settembre.
Qui infatti, ormai da secoli, si celebra il culto micheliano, la cui memoria è prima di tutto toponomastica: a lui è dedicata la chiesa principale del paese, che ospita una sua statua d'argento, a lui il Santuario di San Michele di Mezzo, a lui il monte denominato Pizzo San Michele (1567 metri), la quattordicesima salita più ardua d'Italia, situato nel bel contesto dei Monti Picentini, su cui sorge l'eremo più alto d'Italia dedicato al culto aereo dell'Arcangelo.

Sul versante opposto della montagna troviamo la città di Solofra, in provincia di Avellino, anch'essa sotto la protezione di Michele, e così la cittadina di Sarno, situata nella bassa valle del fiume omonimo che attraversa Solofra, Montoro Inferiore e Superiore, Fisciano e le sue frazioni, Nocera Superiore e Inferiore, Sarno, Scafati e Pompei.

Notevole è lo snodo di luoghi di culto dedicati all'Arcangelo Michele, situati in grotte limitrofe all'eremo che sorge su Pizzo San Michele, denominato in origine Monte Sant'Angelo, nella catena dei Monti Mai: la Grotta dell’Angelo a Preturo di Montoro Inferiore; la Grotta dell’Angelo sul Monte Salto in Montoro Inferiore; la Grotta di Sant’Angelo de Panicola detta anche San Michele di Basso o di Mezzo; la Grotta dell’Angelo o degli Angeli in Prepezzano; la Grotta dell’Eremita ad Aterrana di Montoro Superiore; la Grotta dell’Angelo sul monte Faliesi in Petruro di Forino; la Grotta dell’Angelo o San Michele, oggi detta del SS. Salvatore nel Massiccio del Matruneto in Serino; la Grotta dell’Angelo nel monte Le Porche in Siano.

Tutte queste grotte presentano modifiche prodotte dalla mano dell'uomo per renderle più simili alla prima cavità dedicata all'Arcangelo, sorta sul promontorio del Gargano, oggi Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia: l'unico luogo di culto cattolico a non essere stato consacrato da mano umana, ma, come vuole la storia riportata nel Liber de apparizione sancti Michaelis in monte Gargano, da Michele stesso.

Presso gli eremi micheliani che, come abbiamo visto, allocavano in grotte collocate spesso a notevole altezza, esistevano rifugi per i pellegrini, che si inoltravano lungo il sentiero dell'Angelo, contrassegnati sempre dalla presenza di una sorgente e, in mancanza di testimonianze scritte, da signacula che i visitatori si trasmettevano fra di loro per segnare i luoghi del passaggio dell'Angelo.
La triplice cinta sacra che circonda il Santuario sul Gargano è riprodotta in maniera pressocchè fedele e nella forma più integrale rinvenuta in Campania, proprio su Pizzo San Michele e sono riconoscibili i Quadrilli, pitture rupestri che servivano a indicare la via per il rifugio del pellegrino.
Sono proprio i Quadrilli che tracciano la mappa dei luoghi micheliani sparsi per tutta la Campania a somiglianza e ricordo del luogo di culto principale, situato sul Gargano.
Ma va sicuramente a Pizzo San Michele il primato del luogo più alto d'Italia dedicato al culto dell'Angelo.

Il percorso dell'Angelo è tuttavia più esteso: noto come la “Linea di San Michele”, si tratta di una linea coincidente con la Via Langobardorum, che collega St Michael' s Mount (Cornovaglia) con Mont Saint Michel (Francia), la Sacra di San Michele in Val di Susa, l'Eremo di San Michele di Coli nei pressi di Bobbio, il Santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano e forse il santuario sull'isola di Simi in Grecia fino ad arrivare sul Monte Carmelo in Israele. Sembrerebbe una linea energetica che, sotto l’impulso delle apparizioni di San Michele Arcangelo e la costruzione di edifici sacri su punti da Lui indicati durante diverse apparizioni, diventa via di pellegrinaggio ma anche via di comunicazione storica.
Un’altra caratteristica di questa linea è il suo perfetto allineamento con il tramonto del Sole nel giorno del Solstizio d’Estate, giorno che è sempre stato ritenuto importante per riti e connessioni energetiche con la Natura.

Il culto di Michele è una rivisitazione longobarda e spuria dell'Odino nordico, che trova nel Duomo di Benevento il suo principale luogo di culto dopo l'avanzata dei Longobardi fino al promontorio del Gargano.
Michele è anche l'Ermete Trismegisto della tradizione alchemica ed egizia, è il Melchisedec del più alto degli ordini religiosi dell'Ebraismo, colui che avrebbe preceduto il Messia in grandezza.
Nella Kabbala (vedi "I frutti dell'albero della Vita - la tradizione kabbalistica" di O. M.Aivanhov) corrisponde all'Arcangelo reggitore della sefira della "Bellezza", ovvero Tipheret, che è la sefira centrale dell'albero della Vita.
A lui è collegato l'ottagono, una figura simbolica importante, perché indica la transizione dal quadrato al cerchio, ossia dalla terra al cielo, e simboleggia perciò la risurrezione e la rinascita.
Esso costituisce la pianta dei battisteri, di molte chiese consacrate al Santo Sepolcro di Cristo e delle cupole romaniche, e si ripete in maniera quasi ossessiva nel misterioso Castel del Monte, in Puglia, presso Andria.
Otto punte hanno le croci stellate templari e quelle di Malta.
Secondo una leggenda fu l'Arcangelo Michele in persona che ordinò ciò al primo Gran Maestro, Hugues de Payns: "Il vostro simbolo sarà la croce, inserita nell'ottagono". 

Infine un'ultima curiosità legata alla figura di questo Arcangelo, tratta dal libro "La Dea Bianca" di Robert Graves, che, per inciso e onor di cronaca, spesso venne criticato per la debolezza delle sue associazioni storiche, antropologiche e filologiche:

"...Secondo il Targum Yerushalmi talmudico, a proposito di Genesi, 11, 7, Jahvèh per creare Adamo si servì di polvere che l'angelo Michele aveva preso dal centro della terra e dai quattro angoli del globo e la mischiò con l'acqua di tutti i mari.

Dal momento che i rabbini preferivano modificare anziché distruggere le antiche tradizioni che sembravano nocive al nuovo culto di uno Jahvèh trascendente si può postulare una storia originaria in cui Adamo fu creato da Michal (e non da Michael) di Ebron, la dea di cui David derivò il suo titolo regale sposandone la sacerdotessa. David sposò Michal a Ebron, che può essere definita il centro della terra, in quanto vicina al punto d'incontro di due mari e dei tre continenti antichi.
Questa identificazione di Michal con Michael potrebbe apparire forzata, se non fosse che il nome di Michael si trova solo in scritti postesilici e non appartiene quindi alla tradizione ebraica antica, e che nel Discorso su Maria di Cirillo di Gerusalemme (pubblicato da E.A.W. Budge in Miscellaneous CoptcTexts) si trova questo passo:

“E’ scritto nel Vangelo agli Ebrei [un vangelo ebionita perduto che si presume sia l’originale di quello di Matteo] che quando Cristo desiderò venire sulla terra per soccorrere gli uomini, il Buon Padre chiamò una grande potestà celeste che aveva nome Michael e affidò Cristo alle sue cure. E la potestà discese sulla terra e si chiamò Maria, e Cristo fu nel suo grembo per sette mesi, e infine ella lo partorì…”
Gli ebioniti, mistici esseni del I secolo d.C., credevano in uno Spirito Santo femminile, e quelli di loro che abbracciarono il cristianesimo e dai quali discendono gli gnostici clementini del II secolo, facevano della Vergine Maria il ricettacolo di questo Spirito Santo, che essi chiamavano Michael (“Chi come Dio?”)…”


venerdì 20 luglio 2012

Il Lungo Inverno - videopoesia

Luogo: Bosco dei Cerri, Ciorani, Bracigliano

Questa videopoesia intitolata "Il lungo inverno" racconta le suggestioni delle mie montagne. La mia casa è protetta dall'ombra di un gigante montuoso che nel gergo popolare è sempre stato chiamato la "Montagna Sgarrupata" per via delle fenditure rocciose che l'attraversano da parte a parte. Le Cerrelle erano il luogo in cui maggiormente si concentravano i boschi di cerri, ovvero di querce, quei maestosi alberi, tanto sacri alla tradizione druidica, al riparo dei quali i sacerdoti celtici celebravano i loro riti notturni avendo come unico tetto sopra di loro il cielo trapunto di stelle. Nel linguaggio celtico la parola Jur Giur significa bosco: da qui il nome del paese che sta poco più in alto rispetto a dove io vivo, Ciorani. Ma tutta la zona è ricca di toponimi legati agli alberi: Mai, Licinella, Tegli, Cerrella Acqua d'o Chiuppo... Se allora il Ciorano era colui che abitava nel bosco di cerri, capirete che, nella mia mente, il passo da qui a Faerie e al suo piccolo popolo è rapido come un baleno. Le foto dei miei boschi, alterate al computer, le suggestioni delle parole raccolte in versi (si sa che le prime poesie furono formule magiche), l'incantevole musica di Makinef ( egli stesso scrive del suo lavoro "Faerie", datato 2011, che se le fate esistessero, sarebbe questa la musica che suonerebbero) sono stati alchemicamente fusi per generare quest'opera sciamanica, che raccoglie le suggestioni della mia terra.


domenica 8 luglio 2012

I nove spiriti animali che sorvegliano la nostra anima

Nella cultura sciamanica dei Nativi Americani ogni individuo possiede nove animali di potere o Totem che rappresentano la medicina che essi portano sul Sentiero della Terra. Questi animali o esseri creatura emulano qualsiasi abilità, talento o prova individuale.
Quando si entra nel Sentiero della Terra vi sono sette direzioni che circondano il corpo fisico: Est, Sud, Ovest, Nord, Sopra, Sotto e Dentro. La direzione che si chiama Dentro esiste all'interno di noi, ma ci circonda anche, giacchè l'intero universo si trova nella nostra coscienza. Ognuno di noi ha un animale - totem per ognuna delle sette direzioni, pronto a insegnarci le relative lezioni. Gli altri due animali che completano la serie sono gli unici che ci accompagnaneranno sempre, uno alla nostra destra e uno alla nostra sinistra, e che forse ci sono venuti in sogno per anni: se non ci sono apparsi in sogno, può darsi che siano animali verso i quali ci sentiamo attratti:
Ecco il significato dei nove animali- totem:

Est: l'animale dell'Est ci guida verso le nostre sfide spirituali più grandi e protegge il nostro sentiero per l'illuminazione.

Sud: l'animale del Sud protegge il bambino che c'è in noi e ci ricorda quando dobbiamo essere umili e quando dobbiamo aver fiducia, in modo che l'innocenza sia in equilibrio nella nostra personalità.

Ovest: l'animale dell'Ovest ci guida verso la nostra verità personale e verso le risposte interiori. Ci mostra il sentiero per per raggiungere i nostri scopi.

Nord: L'animale del Nord dà consigli saggi e ci ricorda quando parlare e quando ascoltare. Ci rammenta inoltra di essere grati per ogni benedizione del giorno.

Sopra: l'animale di Sopra ci insegna a onorare la Nazione della Grande Stella e ci ricorda che veniamo dalle stelle e alle stelle torneremo. Questo animale è anche il guardiano del Tempo del Sogno, per il nostro accesso personale ad altre dimensioni.

Sotto: l'animale di Sotto ci insegna com'è la Terra interiore e come rimanere stabile sul nostro sentiero.

Dentro: l'animale di Dentro ci insegna come trovare la gioia nel nostro cuore e come restare fedeli alle nostre verità personali. E' anche il protettore del nostro spazio sacro, il luogo che è soltanto nostro e che non viene mai condiviso se non dietro nostro espresso invito.

Lato destro: questo animale protegge il nostro lato maschile e ci insegna che, ovunque noi andiamo, sarà il nostro Padre protettore interiore. E' il portatore del nostro coraggio e del nostro spirito guerriero.

Lato sinistro: questo animale è il protettore del nostro lato femminile e ci insegna che dobbiamo imparare a ricevere l'abbondanza così come a fare crescere noi stessi e gli altri. L'animale del lato sinistro è anche il nostro maestro nelle relazioni e nella procreazione.

martedì 5 giugno 2012

Pema Chodron: se il mondo ci crolla addosso

"Eppure, quando ci manca la terra sotto i piedi e non riusciamo a trovare nulla a cui aggrapparci, si soffre molto. Qualcosa di simile al motto del Naropa Institute:"L'amore per la verità ti mette con le spalle al muro". Potrebbe anche sembrare romantico come concetto, ma quando la verità ci inchioda, soffriamo eccome. Ci guardiamo allo specchio del bagno ed eccoci lì, con i nostri brufoli, la faccia che invecchia, la nostra mancanza di gentilezza, la nostra aggressività e la nostra timidezza- tutta quella roba lì.
Ed è lì che entra in ballo la tenerezza. Quando tutto traballa e nulla funziona, potremmo renderci conto di essere sull'orlo di qualcosa. Potremmo renderci conto di essere in un posto molto vulnerabile e tenero, e che la tenerezza può prendere direzioni diverse. Possiamo chiuderci e fare gli offesi, oppure possiamo cercare di sfiorare questa dualità che palpita. 
C'è senz'altro qualcosa di tenero e palpitante nel sentirsi mancare la terra sotto i piedi.
E' una specie di prova, quella a cui i guerrieri spirituali hanno bisogno per risvegliare i loro cuori. Talvolta è causa di una malattia o della morte che noi ci ritroviamo in questo posto. Proviamo un senso di perdita- perdita dei nostri cari, della nostra gioventù, della nostra vita.[...]
Le cose che vanno in pezzi sono come una specie di prova e anche una specie di guarigione. Noi pensiamo che il punto sia superare la prova o superare il problema, ma la verità è che le cose non si risolvono per davvero. Si riuniscono e poi cadono a pezzi. Poi si riuniscono nuovamente e nuovamente cadono a pezzi. Funziona così. La guarigione arriva quando si lascia lo spazio perchè tutto ciò accada: spazio per il dolore e il sollievo, la sofferenza e la gioia. 
Quando pensiamo che qualcosa si farà felici, in realtà non sappiamo cosa succederà.
Lo stesso capita quando pensiamo che qualcosa ci farà soffrire. Lasciare lo spazio a questa nostra ignoranza è la cosa più importante di tutte. Cerchiamo di fare quello che pensiamo sia di aiuto. Ma non sappiamo. Non sappiamo mai se finiremo per cadere a faccia in giù o per sedere con la schiena dritta. Quando c'è una grossa delusione, non sappiamo se quella sarà la fine della storia. Potrebbe anche essere l'inizio di una grande avventura.[...]
Le cose cambiano in continuazione, se solo potessimo rendercene conto. Nulla diventa come vorremmo, come lo sogniamo. Lo stato non centrato, intermedio è una situazione ideale, una situazione in cui non veniamo catturati e possiamo aprire i nostri cuori e le nsotre menti oltre il limite. E' uno stato delle cose molto tenero, non aggressivo, senza confini precisi.
Stare con quella instabilità- stare con un cuore spezzato, uno stomaco che brontola, con un senso di disperazione e la voglia di rivincita- questa è la via del vero risveglio.
Rimanere con quell'incertezza, imparare il trucco di rilassarsi nel mezzo del caos, imparare a non farsi prendere dal panico- questa è la via spirituale. 
Imparare il trucco di afferarre noi stessi in modo gentile e compassionevole è la via del guerriero.
Noi afferriamo noi stessi migliaia di volte ancora, che ci piaccia o no, ci irrigidiamo nel rancore, nell'amarezza, nella giusta indignazione- ci irrigidiamo in ogni modo, anche in un senso di sollievo, un senso di ispirazione.
Ogni giorno potremmo pensare all'aggressività nel mondo, a New York, Los Angeles, Halifax, Taiwan, Beirut, Kuwait, Somalia, Iraq, dappertutto. In tutto il mondo ciascuno attacca sempre il nostro nemicoe il dolore si intensifica di continuo.
Ogni giorno potremmo riflettere su questo e chiederci:"Voglio aggiungere anche io aggressività al mondo?" Ogni giorno, quando la situazione si fa tesa, potremmo semplicemente chiederci: "Voglio praticare la pace o voglio andare in guerra?".

Tratto da:
SE IL MONDO TI CROLLA ADDOSSO- Consigli dal cuore per i tempi difficili
di Pema Chodron



lunedì 21 maggio 2012

Jodorowsky: il santo civile

[...] Per consegnarsi a Dio era proprio necessario eliminare la donna, la famiglia?
Ed io, pur essendo stato allevato come un ateo, potevo aspirare alla santità?
Ogni religione ha i suoi santi. Frater Maurus non avrebbe tardato a diventare un santo, ma c'erano anche i santi mussulmani, i santi ebrei detti "giusti", i santi buddhisti illuminati e così via. Le religioni si erano appropriate della santità. Essere santo significava rispettare i dogmi. Che cosa restava a noi che non avevamo nessuna bandiera teologica? A noi che per la nosra natura animalesca desideravamo unirci a una femmina? Impossibile credere che Dio avesse creato la donna cattiva soltanto per tentare gli uomini buoni. Se loro erano sacre quanto noi, anche la copula era sacra e se tale atto conduceva all'orgasmo, esso doveva essere accettato e goduto come un dono divino. Pensai che potevo diventare un santo civile: la santità non doveva necessariamente essere legata alla castità o alla rinuncia del piacere sessuale, base della famiglia.
Un santo civile poteva benissimo evitare di entrare in un tempio e non aveva nemmeno bisogno di venerare un dio con un nome e un immagine predefiniti.
Quest'uomo, con una coscienza non soltanto sociale, non soltanto planetaria, ma anche cosmica, essendo stato capace di andare al di là degli interessi esclusivamente personali, avrebbe saputo agire a vantaggio del mondo. Sentendosi unito all'universo, i dolori degli altri erano i suoi dolori, ma le gioie degli altri erano anche le sue gioie. Sapeva compatire ed aiutare il bisognoso, così come plaudire all'uomo di successo, sempre che questi non fosse uno sfruttatore. Il santo civile sentiva di possedere il pianeta: l'aria, le terre, gli animali, l'acqua, le energie di base erano suoi e si comportava come se fosse il padrone, badando sempre a non danneggiare le sue proprietà. Il santo civile era capace di generosi atti anonimi. Amando l'umanità aveva imparato ad amare se stesso. sapeva che il futuro della razza umana dipendeva da coppie in grado di raggiungere una relazione equilibrata. Il santo civile combatteva perchè venissero trattati bene non soltanto i bambini ma anche i feti: questi ultimi andavano protetti dalla coppia nevrotica che li aveva generati modificando la velenosa industria del parto.
E combatteva anche per liberare la medicina dalle grandi industrie che fabbricavano droghe più dannose delle malattie. Giungere alla bontà del santo civile- estraneo a ogni setta, dolcemente impersonale, capace di stare accanto a una moribondadi cui non conosce il nome con la stessa devozione che riserverebbe a sua figlia, a una sorella, a una madre- mi pareva impossibile. Ma ispirandomi ad alcune favole iniziatiche in cui gli eroi sono scimmie o pappagalli o cani, tutti animali che hanno il dono dell'imitazione, decisi di adottare la loro tecnica. Di copia in copia, un giorno sarei pervenuto all'azione autentica. [...]

Tratto da La Danza della realtà, di Alejandro Jodorowsky

domenica 26 febbraio 2012

Pistis Sophia

In questi giorni mi insegue più forte il pensiero di Sophia, alata creatura, così figurata nella religione ortodossa, che è la protagonista principale della cosmogonia gnostica.
Causa della caduta e della nascita di questo mondo sciagurato, ella, disperata, vi rimane imprigionata finchè il suo fratello sposo, Cristo, non scende sulla terra e la riporta con sè nei mondi più alti durante il processo di Resurrezione.
Nella Gnosi, a partire dall'Uno, tutte le divinità procedono per coppie, definite Sizigie: esse sono antitetiche e complementari.
Cocreatrice dell'uno era la divinità che nell'Antico Testamento volò per prima sulle acque e venne chiamata Spirito Santo.
Da questa coppia primigenia discesero tutte le successive coppie di divinità, dette Eoni, in cui l'elemento femminile e quello maschile possedevano pari poteri e pari dignità. Ultima venne Sophia, che vedendosi lontano dall'Uno, che amava intensamente, in un atto di passione generò il mondo e il demiurgo malvagio che lo domina, salvo poi impegnarsi per la salvezza di questa materia oscura.
Sophia ha gli attributi magici di Iside che prima ancora li aveva presi dalla dea Maat e, dopo di lei, sembra che la Maddalena li abbia ricevuti in tema di sapienza e sacerdozio femminile, mente Maria ha assunto la funzione di redentrice e mediatrice fra l'umanità e Dio.
Ma perchè questo mondo dovrebbe essere malvagio?
E perchè Sophia è una dea esiliata e poi redenta?
Non accade forse perchè all'inizio dei tempi c'era davvero una dea madre venerata dalle prime genti che venne poi diseredata quando i popoli che veneravano il dio padre portarono il loro dominio e i loro costumi?
Non fu così che il mondo che la Dea creava dal proprio ventre finì con l'assumere carattere di negatività divenendo impuro?
Insomma, in qualsiasi modo ciò si mostri, esiste sempre una tredicesima fata oscura che è stata rinnegata, una Madonna dal volto nero considerata meno bella delle altre.
E una Sophia, caduta e redenta, che però ha di buono che, come Iside, essa incarna finalmente un Femminino legato alla sapienza e alla conoscenza, e non solamente alla maternità e alla creazione, un Femminino che è viatico per la Spiritualità, che è faro per i cercatori di conoscenza.




lunedì 20 febbraio 2012

Ermetismo ed alchimia

Nell'ultimo post abbiamo affrontato la questione della Magia naturalis e di uno dei suoi propugnatori, che fu il frate domenicano Giordano Bruno.
E' forse tempo di spiegare che la Magia rinascimentale è una magia alchemica che trae le sue posizioni filosofiche dal Neoplatonismo e dalla figura mitica di Ermete Trismegisto.
Nell'Antico Egitto veniva adorato un dio dalla testa di ibis, un uccello che un tempo abbondava sulle sponde del Nilo: il nome di questa divinità era Thot, ma, per progressive sovrapposizioni, essa finì per amalgamarsi a quella dell'Hermes greco, di cui condivideva alcuni attributi.
Successivamente si pervenne a una figura con minori caratteri di deità: Ermete Trismegisto, che assunse una collocazione storica, benchè con caratteri mitici, divenendo un personaggio della leggenda, chiamato tre volte grande in quanto considerato il più grande filosofo, il più grande sacerdote, il più grande re. Così a detta del Magus rinascimentale Marsilio Ficino.
Ermete diventa dunque un mitico benefattore degli albori della razza che porta conoscenza e sapienza ad un'umanità ancora bambina.
Così come Mosè fu considerato il capostipite della tradizione esoterica ebraica, ugualmente Ermete lo diviene di quella egizia, con un discreto numero di discepoli.
Fu così che, nel corso dei secoli, il dio Hermes si è trasformato nel maestro Hermete, fondatore dell'Ermetismo, che ha come suo principio costitutivo l'arte esoterica della trasformazione e del cambiamento.
Alla base di quest'arte troviamo l'Alchimia, che si pone come obiettivo non solo quello di trasmutare alcuni metalli in altri (il famoso piombo in oro), ma anche quello di convertire le sostanze più grosse in quelle più sottili.
Recita la Tavola Smeraldina, il documento alla base dell'ermetismo, attribuito direttamente ad Ermete Trismegisto: "Separerai il sottile dallo spesso, delicatamente, con grande ingegno."

Tuttavia lo scopo segreto dell'alchimia era quello di portare l'uomo al ricongiungimento con la coscienza divina. E' forse molto diverso dal tramutare il piombo in oro? In effetti no.
Cosa aveva mai di tanto importante l'oro per convogliare su di sè tutta la sua attenzione, a tal punto che gli occulti segreti della sua preparazione dovessero essere nascosti nelle immagini delle grandi cattedrali francesi?
Pressocchè nulla.
Esso si fa simbolo insieme ad altri metalli per indicare energie nascoste all'interno della nostra psiche.
Ed è con quelle che si cimenta il vero Alchimista.
Bisogna avere oro per creare oro, occorre cioè che il materiale grezzo della propria esistenza (il piombo) sia filtrato da quel minimo di consapevolezza con cui veniamo al mondo (oro) per produrre maggiore consapevolezza.
Il mercurio è ad esempio simbolo del modo in cui la nostra mente media con il mondo, assorbendone le forme, al fine di conoscerlo: non era Hermes il messaggero degli dei?
Tre sono gli stadi conosciuti di questo processo alchemico:
  • nigredo, o fase al nero, associata a Venere e al desiderio, che si manifesta in un duplice aspetto: benefico e dispensatore di vita, oppure malefico e dispensatore di morte e distruzione. Ecco forse dunque svelarsi il simbolismo delle Madonne nere, talvolta identificate con Iside.
  • albedo, o fase al bianco: la purificazione dal desiderio, che rimanda o all'ascetismo, il cui signore è Marte, simbolo di lotta e disciplina, e l'elemento a lui collegato, il ferro; oppure la possibilità di abbracciare il desiderio stesso, trasformandolo (che rimanda al tantrismo). Se l'obiettivo è raggiunto, l'Io viene chiamato Oro bianco o Zolfo bianco, materia che rende bianco il rame, metallo di Venere.
  • rubedo, o fase al rosso: associata al calore, è il ritorno alla terra con la coscienza purificata che restituisce la vita all'incorporeità. L'Io, oramai distaccatosi dalle scorie dell'esperienza, deve ritornare per darle luce e calore. 

Vi sono molti stadi e sottostadi che qui sono stati tralasciati per brevità di trattazione ma anche perchè spesso i testi alchemici sono criptici al riguardo.
L'approccio all'alchimia sembra passare per la via della "trasfigurazione": il corpo stesso viene preso come materia al nero e sottoposto a un processo di trasformazione tramite l'attenzione cosciente. Tecniche di percezione cosciente del corpo vengono insegnate in diverse scuole esoteriche, non ultima quella di Gurdjieff.
Lo stesso Jung lavorò molto sul concetto alchemico di trasformazione nella sua teoria sull'individuazione, usando però canali che avevano a che fare con la psiche, come i simboli, i sogni, le immagini e i miti. 

Ermete Trismegisto appare tre volte nella storia: nell'Egitto predinastico, ma questo momento è avvolto nelle spire del mistero; nella tarda antichità, quando il Pantheon pagano è ormai insoddisfacente e all'orizzonte si profila una nuova confessione, il cristianesimo; infine nel Rinascimento, quando è lo stesso cristianesimo a essere ormai fiacco e corrotto. E' qui che il Corpus Hermeticum viene ritrovato fra le rovine di Bisanzio nel 1460 e fa da apripista alla modernità.
Assistiamo oggi al rompersi della modernità con la nascita di nuovi scenari religiosi, che vanno dal guardare indietro del neopaganesimo contemporaneo alle forme di commistione fra antiche scienze e la psicologia contemporanea.
Può un antico dio dalla testa di uccello ricordarci ancora lo scopo fondamentale dell'essere umano: quello di tramutare il "piombo" dell'esperienza sensibile nell' "oro" della vera consapevolezza?

lunedì 13 febbraio 2012

Magia Naturalis

Riallacciandomi all'ultimo articolo in cui, in qualche modo, accennavo al tema della Magia e al modo spontaneo in cui essa si diffonde fra le nuove generazioni, affascinando con simboli e riti, non posso non fare riferimento a come invece essa veniva concepita ad esempio da un grande pensatore e filosofo del passato: Giordano Bruno.
Se gli aveste chiesto di insegnarvi qualcosa sull'argomento, vi avrebbe spiegato, tanto per cominciare, che lui usava chiamarla Magia naturalis e che, sempre per come lui la vedeva, essa abbondava nei bambini.
Come dargli torto?
Conosco piccoli uomini in grado di scivolare in trance naturali e spontanee, di ricordare episodi della loro vita passata con estrema naturalezza, di parlare contemporaneamente piu' lingue: questo perchè in verità i bambini e gli anziani sono quelli più vicini ai luoghi della vita in cui le dimensioni si assottigliano e il velo di Maia si fa più sottile fino quasi a strapparsi.
Poi i nostri cuccioli inesorabilmente crescono e si conformano al Primo e al Secondo Mondo (la famiglia, la società) per un processo necessario e inevitabile che assicura la sopravvivenza prima, l'integrazione poi.
Ma la Magia Naturalis persiste nella Natura, nell'Energia che permea tutte le cose, in quell'Intelligenza immanente e suprema che per Giordano era Dio.
Chi è dunque il Mago?
Il Mago è colui che persegue l'evoluzione della sua Anima secondo gli schemi divini, sottoponendosi ad un allenamento costante delle sue facoltà fino ad arrivare ad essere ciò che un uomo può davvero diventare: un individuo con capacità illimitate che riaccende in sè la Luce dell'intelligenza suprema.

Giordano Bruno era famoso per il suo metodo mnemonico tramite il quale insegnava ai suoi studenti ad ampliare a dismisura le loro capacità di ricordare.
A tal proposito aveva realizzato anche un mazzo di carte che aveva lo scopo di raccogliere archetipi, simboli figure primordiali, che andavano memorizzate nei minimi particolari per essere così interiorizzate dall'inconscio, in modo da rilasciare gradualmente le loro potenzialità.
Era un'Alchimia trasformativa che lavorava sul piombo del'uomo per farne oro.

Giordano Bruno era un uomo di costumi non proprio morigerati, ma anche di grandi ideali filantropici: la libertà di culto, la pace tra popoli di costumi diversi, il libero pensiero.
E nonostante fosse conosciuto per il suo esagerare con il vino e per il suo amore per le belle donne, fu l'essere integerrimo che compì il sacrificio finale sul rogo quando capì che, abiurando e tenendo in luogo pubblico, così come gli era stato offerto, un discorso di confutazione di tutte le sue teorie, avrebbe mandato un segnale discordante a tutti i giovani ( e in Europa erano tanti)  che leggevano i suoi libri.
Da dove viene allora tanta integrità morale, quella vera, che permette a un uomo di divenire la trasfigurazione di se stesso?
Per Giordano Bruno proveniva dalla Magia Naturalis, da quella Alchimia che non era processo di trasformazione dei metalli ma dell'uomo, che era processo di avvicinamento alla Divinità.


mercoledì 8 febbraio 2012

Io ballo da sola: la Magia Naturale delle nuove generazioni.

La ricerca della Magia e il bisogno imperante fra i più giovani di trovare nuovi nomi per la realtà.
Ho letto di recente diversi testi appartenenti alla corrente Wicca, così come in passato, quando ero più giovane, mi aveva interessato moltissimo tutto il filone della Profezia di Celestino, che può a ben diritto essere collocato nella corrente New Age.
C'è sempre, nelle nuove generazioni, più che nelle vecchie, una pressione affinchè qualcosa di dirompente avvenga, affinchè un qualche cambiamento dello status quo si manifesti. E' una questione di energia sessuale, direbbe il buon vecchio Gurdjieff: essa chiede, attraverso le nuove anime, che arrivano in successive incarnazioni su questo pianeta, di generare un'onda d'urto e di ritorno.
Quali forme assuma questa bomba atomica potenzialmente inesplosa lo dice il tempo e le sue necessità.

Sperimentazioni di stati alterati di coscienza attraverso droghe sintetiche o ricavate dal mondo naturale, bisogno di esplorazione della propria sessualità in modi e forme del tutto personali (qui mi viene in mente necessariamente il bellissimo "Io ballo da sola" di Bertolucci), creazioni di Congreghe magiche che si allacciano alla corrente Wicca e celebrano i ritmi della Luna e il sorgere e tramontare delle maree del Tempo, Corti stregonesche italiche dedite alla riscoperta della Tradizione di Noialtri.
Aggiungerei riti satanici necessari ad esplorare il lato oscuro di questa energia connesso al potere e al controllo.

Siamo in un tempo in cui la Magia ha un suo seguito fra i giovanissimi.
Piccole collane letterarie sono consacrate ai preadolescenti.
Questo mondo si colora di pentacoli alchemici, bacchette rituali, calderoni e celebrazioni dei Sabba maggiori e minori.
E non è un mondo che mi dispiace.
In quale luogo della nostra mente abbiamo relegato il Fantastico?
Siamo inondati di notizie su come dovremmo percepire ciò che ci circoconda.
Neanche tanto sottilmente, cioè, ci viene propinato un paradigma di interpretazione dei dati sensibili attraverso i media sempre più convincenti.
Siamo inondati di crisi, carenza, mancanza, necessità, pericolo, paura, emergenza.
Siamo allontanati dalla nostra capacità intrinseca di essere nell'abbondanza.
Nessuno ci insegna più come essere nel flusso delle cose, come vivere la ricchezza in tempi di carestia.
C'è sempre uno spaventoso mondo fuori di noi che vince a tavolino ad ogni ripresa, perchè si dà il caso che sia lui il più forte.
E su questo sembriamo non nutrire alcun dubbio.
Che i giovanissimi allora, dicevo già prima destinati a rompere lo schema delle cose, cerchino luoghi altri della presenza, mondi del fantastico, terre di esplorazione e di confine, trovo sia quanto di più potente ci sia come forma di guarigione collettiva delle memorie e delle coscienze.
Queste creature arrivano per guarire il vecchio. Possiedono un potente potere rigeneratore capace di travalicare lo schema imperante e, io spero, di distruggerlo per costruirne di nuovi, evitando cancrene.
I giovani possiedono un potere sciamanico.
Essi, a livello inconscio, detengono la "Visione". Ogni epoca possiede una sua "anima", una forma ab origine che si viene a concretizzare sul piano materiale e che alcuni esseri umani, che si fanno canale, si impegnano a manifestare. Tutte le forme di contestazione, nel bene e nel male, possiedono questa energia uraniana necessaria a scardinare il vecchio affinchè il nuovo possa manifestarsi, così come nell'idea originaria che vibra nel mondo prima delle cose stesse.

Scardinare, eliminare il superfluo, ricomporre secondo un flusso preciso di informazioni che di volta in volta investe il pianeta.
Che i bambini siano indaco, cristallo o arcobaleno poco importa.
Tutte le nuove anime vengono per distruggere il Tempio e ricostruirlo in tre giorni.
E tanto basta.

giovedì 2 febbraio 2012

La La Land

Alla fine tutte le tradizioni dicono che l'importante non è guarire l'Io dai suoi infiniti mali: le nevrosi, le fobie, le ossessioni.
L'Io è fatto apposta per generarne di continuo. E' una Segretaria, a volte molto ben organizzata, molte altre meno, con una "leggera" tendenza ossessivo- compulsiva: guai, insomma, se disegnate fuori dai quadratini dello schema.
Ebbene, il punto non è eliminare questa parte di noi, il punto è "trasferirsi" altrove, ciò che i Mistici chiamano "non identificazione".
Se siamo consapevoli di non essere la Segretaria impazzita, se smettiamo di identificarci con essa, la povera donna continuerà ad esistere, ma non ci condizionerà più l'esistenza, perchè noi saremo altrove.
Ci saremo spostati dall'Io al Sè, dalla personalità ad una percezione espansa della realtà, nel Qui e Ora.
Oggi, curiosando su You Tube, mi sono imbattuta in un magnifico video in due parti, in cui una splendida donna racconta, per me in maniera illuminante, cosa accade nella nostra mente quando siamo Io e quando siamo Sè.
Se avete un pò di tempo, guardatelo.
E' una preziosa scintilla di consapevolezza.


Un colpo di intuizione- parte prima
Un colpo di intuizione- parte seconda

lunedì 30 gennaio 2012

Passaggio radiofonico

Domani mattina, dalle ore 12,00 in poi, sarò ospite della bella trasmissione radiofonica curata da Milena Acconcia che va in onda ogni Martedi dalle ore 12,00 alle 12,50 su Unisound, la webradio dell'Università di Salerno.
Durante l'incontro avremo modo di chiacchierare di Poesia e Arte, partendo da Arcano della Magia, un mio testo di qualche anno fa, in cui tratto in forma di versi il processo di Iniziazione che si trova ad affrontare una donna comune, in maniera del tutto inaspettata, alla fine di un'estate.
Da lì trarremo spunto per allargare il discorso sui temi cari a me e a questo blog: Esoterismo, Mitologia, Simbolismo, Guarigioni Olisitiche e in particolar modo Sciamaniche.
 
Il link che pubblicizza l'evento è questo:


Successivamente, la trasmissione sarà riascoltabile in podcast cliccando su questo link:
e poi sulla scritta Riascolta le puntate precedenti nella sezione Podcast. 
Farò comunque in modo di farvi avere il link diretto appena disponibile.

L'url della webradio è :


A domani!





mercoledì 18 gennaio 2012

Lo spazio oltre la ragione

[...] Qualunque sia la causa, un bambino autistico non mostra quasi nessuna reazione al mondo esterno e agli altri. Se viene messo su un'altalena e spinto avanti e indietro, potrà apparire lievemente coinvolto dall'esperienza, ma appena viene lasciato da solo a spingersi precipita nell'apatia.
Se gli si tira una palla, non alza mai le mani né per prenderla  né per respingerla. La maggior parte del tempo libero lo trascorre facendo movimenti ripetitivi e meccanici chiamati "twiddling".
Per qualche ignoto motivo, la scintilla del desiderio si è persa nello scuro e tortuoso labirinto dell'egocentrismo.
A volte per farla tornare è sufficiente un trucco. Una volta guardai un videotape di bambini autistici che, a tre o quattro anni, non avevano ancora imparato a camminare. Chiusi nel loro isolamento, riuscivano a stare in piedi solo se si dava loro un sostegno a cui appoggiarsi. Altrimenti cadevano immediatamente a terra e non cercavano di rialzarsi. Per aiutare questi bambini, fu escogitato un artificio geniale. Dapprima, vennero messe a circa tremetri l'una dall'alra due sedie unite da una corda. Ogni bambino venne convinto a tenersi alla corda e a fare qualche passo.Dopo un po', svolto questo compito, il bambino era in grado di andare da una sedia all'altra senza cadere. La volta successiva la corda grossa venne sostituita con una più sottile, ma il bambino non notava la differenza. Alla fine dell'esperimento, il bambino camminava "sorretto" da un pezzetto di spago inconsistente.
A quel punto ecco il colpo di genio. Per liberare i bambini dalla routine meccanica di camminare da una sedia all'altra, gli sperimentatori diedero ad ognuno di essi una cordicella da tenere in mano. Sentendosi sicuro perchè aveva ancora il suo sostegno, il bambino ora poteva camminare liberamente. Il momento in cui lasciarono andare la corda aveva qualcosa di magico. Osservando questi bambini che percorrevano per la prima volta la loro stanza mi chiesi quanti piccoli passi mi separavano dalla libertà, passi che mi sembrano burroni enormi e invalicabili, perchè non ho un pezzettino di corda da usare come ponte.

Tratto da La vita senza condizioni di Deepak Chopra

martedì 17 gennaio 2012

Tristi storie d'amore

Nel suo libro di schizzi autobiografici, Viaggi, (*)Crichton ricorda il periodo che trascorse nel reparto cardiologico di un ospedale universitario di Boston.
Fra gli studenti del terzo e del quarto anno vi è l'usanza di avvicendarsi per breve tempo in tutte le specializzazioni mediche più importanti. Crichton non aveva nessuna intenzione di proseguire cardiologia ma, mentre si trovava proprio in quella specialità, ebbe un'idea semplice e piuttosto nuova: e se le malattie di cuore non fossero uguali per tutti ma avessero un significato particolare per ognuno?
Ciò che indusse Crichton a a fare queste speculazioni furono alcune famose scoperte di patologia fatte nei primi anni Cinquanta. Durante la guerra di Corea i corpi dei giovani soldati morti in battaglia venivano sottoposti ad autopsia e i dottori furono sorpresi nello scoprire che le arterie di oltre il settanta per cento di loro mostravano segni di avanzati di aterosclerosi; quelle giovani arterie stavano già costruendo placche di grasso, interrompendo il passaggio dell'ossigeno al cuore e dirigendosi, inesorabilmente, verso l'attacco cardiaco.
Eppure, se già a diciassette anni gli uomini erano affetti da questa malattia, si chiese Crichton, come mai un attacco coronarico è tipico degli uomini fra i quaranta e i cinquanta ?
"C'era da ritenere che tutti questi pazienti se ne fossero andati in giro con le arterie ostruite fin dall'adolescenza", scrive Crichton. "Un attacco cardiaco può sopraggiungere in qualsiasi momento in quelle condizioni. Perchè avevano aspettato venti o trent'anni per manifestare un infarto? E perchè si è verificato quest'anno e non il prossimo? Questa settimana e non la scorsa? "
Per potersi rispondere decise di andare ad indagare sui sentimenti che nutrivano i pazienti cardiopatici riguardo alla loro malattia. L'approccio diretto sembrava essere il migliore, quindi Crichton si recò in reparto e chiese ai suoi pazienti di punto in bianco: "Perchè ha avuto un infarto? Si rendeva perfettamente conto che le sue domande avrebbero potuto scatenare reazioni imprevedibili.
"La mia domanda suggeriva anche che i pazienti cardiopatici assero qualche possibilità di scelta nel merito e quindi un certo controllo sulla loro malattia. Temevo che potessero reagire con rabbia, per cui iniziai con il paziente più disponibile nel reparto, un uomo intorno ai quarant'anni che aveva subito un attacco leggero.
"Perchè ha avuto un infarto?"
"Vuol saperlo veramente?"
"Si, certo."
"Ho avuto una premonizione. L'azienda vuole che mi trasferisca a Cincinnati, ma mia moglie non vuole venire. Ha tutta la famiglia qui a  Boston e  non vuole partire con me. Ecco perché"
L'uomo aveva raccontato il fatto con estrema calma, senza alcun segno di rabbia. Quando Crichton provò a sondare gli altri pazienti del reparto, si rese conto che le risposte che si alternavano erano simili.
"Mia moglie parla di lasciarmi."
"Mio figlio non vuole fare giurisprudenza."
"Non ho avuto l'aumento."
"Mia moglie vuole un altro bambino e io non credo che ce lo possiamo permettere."
Nessuno si rifiutò di rispondere, eppure nemmeno uno menzionò l'aterosclerosi come causa del suo infarto, nè i normali fattori di rischio come una dieta grassa, l'ipertensione, la mancanza di esercizio fisico e il fumo.
Alla fine degli anni Sessanta, il collegamento mente- corpo non era preso in considerazionee Crichton rimase perplesso dai punti di vista dei suoi pazienti. Ripensandovi, scrisse: "Ciò che vedevo era che le loro spiegazioni avevano un senso dal punto di vista dell'intero organismo, come una specie di traduzione fisica.
Questi pazienti mi raccontavano delle storie che avevano nociuto ai loro cuori in senso metafisico. Mi raccontavano storie d'amore. Storie d'amore tristi, che avevano fatto male al loro cuore. Le moglie, le famiglie e i capi non li amavano. Il loro cuore veniva intaccato. E molto presto, letteralmente, veniva letteralmente attaccato."
A Crichton può essere attribuita un'anticipazione di un concetto chiave della relazione mente- corpo, ora universalmente accettato: che i nostri sentimenti non vivono in un mondo isolato dalle nostre cellule. Ma ciò che dà fascino alla storia di Crichton è il perfetto tempismo di questi infarti, che era allo stesso tempo controllato e assolutamente imprevisto dalla vittima. I suoi pazienti sapevano ciò che avevano fatto solo dopo averlo fatto. Questo punto debole fa intravedere un nuovo aspetto del mistero.
Vediamo il copro che recita i drammi della mente, eppure non abbiamo ancora scorto il regista che decide quale sia la scena seguente.Ciò accade perchè la mente ha deciso di negare una parte di se stessa.

Tratto da La vita senza condizioni di Deepak Chopra.

(*)Michael Crichton, medico prestato con immenso successo alla scrittura. Prolifico autore di libri di successo ha venduto oltre 100 milioni di copie in tradotti in 30 lingue. Tra i suoi bestseller, universalmente noti per le loro traspoiszioni cinematografiche, Jurassic Park, Congo, Sfera oltre la serie televisiva «E.R.». Nato a Chicago è cresciuto a Long Island (New York). Ha studiato a Harvard medicina.


venerdì 13 gennaio 2012

Canto del Tempo di Mezzo.

Questo è il tempo del silenzio che cova la nuova vita. I contadini lo sanno e arano a fondo i campi brulli dell'inverno, tagliano gli sterpi inutili che non permetteranno alle nuove gemme di nascere sui rami buoni della primavera, sradicano alberi secchi, perchè, come dice mio suocero: "Anche le piante muoiono."
E così, l'altro giorno, osservavamo in campagna il suo dirimpettaio che annodava i virgulti giovani ai fili di ferro stesi in bell'ordine e l'altro suo vicino arare con la zappa nuovi solchi di terra che accoglieranno la prossima verdura.
I contadini lo sanno che questo è tempo di preparazione: il generale inverno non è andato via, ma nell'aria si avvertono nuovi odori di vita ancora lieve, ma percettibile.
Brigid tornerà a Febbraio con i doni della Candelora, i lumi freddi e bianchi accesi nella notte e i presagi sottratti alle acque e agli uccelli.
Il tempo è cambiato, ancora.
Le giornate cominciano ad allungare il loro tratto, a stendere il passo.
L'inverno è cominciato, ma in realtà ce lo siamo già lasciato alle spalle.
Questo è un tempo adatto alla meditazione sulla vita.
Questo è il tempo di sedersi e di scorgere intorno a sè il timido annuncio della nuova era che nasce.
Questo è il tempo della Terra, della Madre che sottilmente fa sentire la sua danza sotto i nostri passi, quando siamo abbastanza lontani dal farfuglio delle vetture e della gente da poter osservare il potere radioso di un albero.
Questo è Zazen: il saggio che osserva commosso la luna in una notte serena, mentre avverte chiaramente che i ladri gli stanno derubando i pochi oggetti preziosi che possiede.
Ieri, passando in un laboratorio di analisi e attendendo il mio turno, leggo sul calendarietto da tavolo, fermo al foglio del giorno in corso, questa frase: "Solo per oggi non preoccuparti di nulla, non muoverti, non generare alcun gesto. Ti accorgerai che Dio sta provvedendo affinchè nulla ti manchi".
Che anche la Divinità, in qualsiasi modo possiamo percepirla, sia intenta ad arare i nostri terreni?

lunedì 2 gennaio 2012

Corso di Tarocchi

Venerdì 6 Gennaio alle ore 18,00 presso l'erboristeria Zea Mays, in via Mariscoli 10, a Fisciano (Salerno), si terrà il primo di 8 incontri il cui intento è quello di presentare i 22 Arcani Maggiori, che verranno suddivisi in gruppi di tre per un totale di sette appuntamenti successivi.
Durante la serata verrà presentata la carta del Matto, numero 0 del mazzo, dopo un' introduzione sulla storia e le origini di questo misterioso e controverso metodo di divinazione, fino ad arrivare all'ultima rivisitazione compiuta dal maestro Alejandro Jodorowsky.
Il primo incontro è ad ingresso libero e gratuito.
Il corso sarà tenuto da Maria Luisa Pesce, Tarologa con metodo Jodorowsky e Astrologa Umanistica e Karmica.

La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...