lunedì 8 ottobre 2012

Misteri Eleusini: dalla tradizione alla letteratura.

Tra Settembre e Ottobre, poco prima della semina, nel Santuario di Eleusi si celebravano i Mysteria, riti sacri in onore di Demetra e Core, la Madre e la Figlia, nei quali probabilmente venivano utilizzate sostanze psicotrope (una variante di segale cornuta) per facilitare l'apertura della Visione interiore a coloro che facevano richiesta di essere iniziati .
Dalle testimonianze che ci sono state tramandate, i questulanti ricevevano risposte sulla vita dopo la morte, esperienza che li liberava completamente dalla paura, aprendo un canale per una personale connessione con le dimensioni del sacro.
Si accedeva al rito, come ci viene narrato, dopo un processo di purificazione che comprendeva il digiuno e il raccoglimento, perchè non bisognava mai giungere impreparati dinanzi ai Misteri, che richiedono un'adeguata preparazione del corpo e della mente.
Da quanto ci viene trasmesso, pur nelle ombre che necessariamente gli antichi spargevano intorno al Sacro per preservarlo da occhi contaminati, si trattava di un rito di tipo sciamanico, in cui l'iniziato riceveva la sua personale rivelazione, capace di dare un senso al resto della sua esistenza.
I Misteri Eleusini si celebravano in primavera nella piccola forma e in autunno in quella grande presso la città di Eleusi, dove si diceva che la Dea Madre fosse giunta per riposarsi dalla ricerca della Figlia perduta, ma le probabili origini di questo rito sono anatoliche.
Ecco perché inserisco qui una versione di come si sarebbero potuti svolgere i Misteri tratta dall'acuta penna di Marion Zimmer Bradley nel suo celeberrimo romanzo "La Torcia", il quale racconta la guerra di Troia vista dagli occhi della principessa Cassandra.
Nel libro la fanciulla, dotata del dono della Vista sin da piccolissima, viene inviata con le Amazzoni a compiere il suo addestramento e, guidata dalla regina Pentesilea, sua parente, giunge in Colchide.
E' qui che, al calare delle stelle d'autunno, ella riceve la sua iniziazione alla Madre Serpente, secondo un rito che deve essere stato il progenitore di quelli che ogni anno si sono celebrati ad Eleusi fino a quando il tempio non venne distrutta ad opera dei Visigoti, nell'anno 396 d.C .






Condividi con la Figlia della Terra la discesa nelle Tenebre...  
Una voce la guidava da lontano e non sapeva se fosse reale oppure no.
A una a una devi abbandonare tutte le cose di questa terra che ti sono care, perchè non ti apparterranno più.
Cassandra scoprì che adesso portava le proprie armi, anche se sarebbe stata pronta a giurare di averle lasciate nella stanza di Andromaca quella mattina. Tra i rulli dei tamburi la voce ritornò.
Questa è la prima delle porte degli Inferi: qui devi rinunciare a ciò che ti lega alla Terra e ai regni della Luce.
Cassandrà slacciò la cintura ingemmata che reggeva la spada e la corta lancia. Ricordò che Ecuba l'aveva ammonita di portare sempre con onore quelle armi... ma era avvenuto in un luogo molto lontano dalla grotta buia. Anche Pentesilea si era presentata a quella soglia tenebrosa e aveva rinuciato alle sue armi? Sentì la spada e la lancia scivolare sul pavimento e cadere con un suono metallico, tra il rullio dei tamburi.
Perchè le sue mani si muovevano tanto lentamente... seppure si erano mosse? Era tutta un'illusione, oppure era ancora accosciata nel cerchio oscuro mentre avanzava audacemente nella galleria, avvolta nella lunga veste sciolta di Andromaca che, per quanto fosse inspiegabile, non la faceva inciampare?
Chissà dove, c'era un occhio di fuoco. Fiamme sotto di lei? Oppure guardava la fessura dell'occhio del serpente?
Questa è la seconda porta degli Inferi, dove dovrai abbandonare le tue paure e tutto ciò che ti impedisce di di addentrarti in questo regno come una di coloro i cui piedi conoscono e percorrono la Via, seguendo le mie orme.
Ora l'occhio del serpente era vicino. Si muoveva, l'accarezzava...E in un palpito della memoria ricordò quando, forse secoli prima, forse in un'altra vita, aveva accarezzato i serpenti nella casa del Signore del Sole, li aveva abbracciati senza paura. Era come se li abbracciasse di nuovo..., e l'occhio si faceva più vicino, sempre più vicino. Il mondo si ristrinse fino a quando non rimase più nulla con lei nel buio, se non l'abbraccio del serpente. Un dolore la trafisse, le diede la sensazione di stare morendo... E lei si abbandonò alla morte quasi con sollievo. Ma non era morta: procedeva solo nella tenebra ardente.C'era una voce che risuonava più forte del rullo dei tamburi e le echeggiava nella mente.
Ora sei nel mio regno e questa è la terza e ultima porta degli Inferi. Non ti è rimasto altro che la tua vita. Rinuncerai anche a quella per servirmi?
Cassandra pensò disperatamente: Non so a che potrebbe servirle la mia vita, ma sono giunta fin qui e ormai non tornerò più indietro. Aveva l'impressione di parlare a voce alta, ma una parte della sua mente inisisteva a dirle che non emetteva il minimo suono, che la favella era un'illusione come tutto ciò che le accadeva in quel viaggio... se pure era un viaggio e non un sogno bizzarro. 
Non tornerò indietro ora, anche se ne va della mia vita. Ho rinunciato a tutto il resto. Prendi anche quella, Signora delle Tenebre. 
Rimase liberata nel buio, trafitta dal fuoco, circondata dal fremito di ali precipitose.
Dea, se devo morire per te, lascia che veda il tuo Viso almeno una volta!
L'oscurità si rischiarò lievemente; davanti agli occhi scorse un pallore turbinante dal quale emersono a poco a poco un paio di occhi scuri, un volto esangue. Aveva già visto quel volto, riflesso in un ruscello... era il suo. Una voce vicinissima le sussurrò tra il rullo di tamburi e il gemito dei flauti: 
Non sai ancora che tu sei me e io sono te?
Poi le ali travolsero e cancellarono ogni cosa. Le ali e i venti d'uragano la sollevavano, la sollevavavno verso la luce mentre lei protestava: Ci sono tante altre cose da conoscere...
I venti la dilaniavano; un lampo rivelò occhi e rostri crudeli che laceravano... era come se qualcosa di alieno scorresse in lei, la saturasse come un'acqua scura e profonda e scacciasse la coscienza e il pensiero. Da un'altezza immane vedeva qualcuna che era lei e nello stesso tempo non lo era: e sapeva di scorgere il viso della Dea. Poi la fragile presa sulla coscienza si spezzò: e, mentre ancora protestava, precipitò in un infinito abisso silenzioso di luce abbacinante. 
Qualcuno le toccava delicatamente il viso: 
"Apri gli occhi, figlia mia."
Cassandra si sentiva nauseata e debole, ma aprì gli occhi nel silenzio e nell'aria fresca e umida. Era ritornata nella grotta... l'aveva mai lasciata?


Tratto da "La torcia" di Marion Zimmer Bradley

giovedì 4 ottobre 2012

Il Santuario di San Michele di Mezzo

In un articolo precedente spiegavo come la devozione a San Michele fosse molto sviluppata nelle  mie zone, con particolare riferimento all'eremo che si trova su Pizzo San Michele, il monte che sovrasta la cittadina di Calvanico, in frazione di Fisciano.
Quale non è stata la mia meraviglia quando, nel giorno dedicato alla festività dell'Arcangelo, mi sono recata, come mia abitudine, presso il Santuario di San Michele di Mezzo, in località Carpineto, a circa 500 metri di altezza, per scoprirvi, ora che il luogo di culto è aperto al pubblico dopo lunghi restauri, un sito devozionale risalente all'anno Mille e, dunque, più antico ancora del primo, che risalirebbe invece al 600 e pare fosse opera dei conti di Montoro. Al tempo offriva infatti rifugio ai pellegrini che valicavano il monte percorrendo la via devozionale che lascia tracce ben visibili sull'altro versante, nella Grotta dei sette desideri e nella chiesetta micheliana presenti a Forino sul monte Faliesi (il culto più antico dell'Angelo era ospitato da sette piccole cappelle presenti nella roccia, note ancora oggi come "e sette cammarelle", le "sette camerette del diavolo".
Che l'opera fosse al soldo della Signoria montorese lo attestava il sigillo impresso nell'eremo, forse non sopravvissuto ai lavori di restauro.
I pellegrini stessi siglarono il luogo che fungeva da ostello con pitture rupestri piuttosto grossolane, disposte in triplice cinta ad imitazione del santuario sul Gargano, denominate "quadrilli", perchè successivamente incorniciate come piccoli quadri per mantenerne memoria e testimonianza.
La grotta di San Michele  tuttavia pare essere forse il più antico luogo di culto dedicato all'Arcangelo delle nostre zone: essa si compone di due cavità, di cui la prima sopraelevata rispetto alla seconda e di più recente attribuzione, mentre una bella scala tortile fa accedere al secondo sito, che ospita un' icona di Maria Odigitria, Colei che indica il cammmino, immagine di chiara origine bizantina come bizantini dovevano essere i monaci che praticarono i primi culti in questa grotta, probabilmente dopo essere sfuggiti agli Arabi che avevano invaso la Sicilia.
Le due rampe di scale a sinistra e a destra dell'altare creano un disegno rotondeggiante come rotondo è il sito che ospita la figura di Maria, che indica davanti a sè un Gesù adolescente come unica via da seguire per la redenzione.
Quello che si avverte visitando questi luoghi è che, mentre la prima grotta, la più superficiale, ricavata forse dallo scavo umano o almeno ampliata per il culto, si presenta come un luogo suggestivo ma non particolarmente sacro, scendendo nella seconda grotta, di sicura origine carsica, figlia reale del monte in cui risiede, la vibrazione del luogo è potente.
Che in molte parti avvenga questo connubio fra Maria e l'Arcangelo  e che si tratti quasi sempre di grotte dove l'acqua scava la roccia e diventa sorgente, questo è singolare.
Non lontano, sulle colline di Cava de' Tirreni, ne troveremo un' altra, chiamata l'Avvocatella, anch'essa grotta sacra dedicata a Maria, dove la vibrazione della terra è segnalata dalla statuetta di Michele, che con il suo tridente non imbriglia, come alcuni credono, ma piuttosto sottolinea la linea di forza che passa in quel luogo.
Anche qui un sito rupestre e più su, sull'Avvocata, nel silenzio del monte, la devozione del popolo che sale una volta all'anno in occasione della festa, piantando tende e bivaccando per almeno una notte, e suonando l'antica e tribale tammurriata denominata appunto l'Avvocata.
Quante immagini si sovrappongono alla figura solare di Michele, che si contrappone all'oscurità del diavolo così come un tempo Apollo avrebbe fatto con il serpente Pitone, facendo sorgere i suoi templi lì dove in  precedenza riti più antichi dedicati alla Madre Serpente erano stati celebrati.
Le grotte di Michele venivano utilizzate per l'incubatio, pratica di guarigione che serviva a incanalare visioni o sogni benefici, così come un tempo era stato per Apollo, signore della guarigione, e per suo figlio Asclepio.
Michele fu per i Longobardi un novello Odino, di nuovo legato alla sapienza che viene dalla veggenza e che si esprime attraverso la poesia.
Ci troviamo dunque in presenza di un mitologema, un nodo archetipico dove più simboli si sovrappongono, snodo di significati che si rincorrono e rimbalzano l'uno sull'altro, richiamandosi.
Se Pitone era il segno dell'antica Dea Madre, Signora dei Serpenti, secondo un antichissimo culto anatolico, e successivamente troviamo Apollo dove in precedenza era stata  venerata lei, ecco che oggi incontriamo insieme Michele e Maria: troviamo precisi riferimenti nell'apocalisse di Giovanni, dove Michele combatte e sconfigge il Drago, che è nemico antico della Vergine celeste.
Pare dunque che Michele, il Drago e Maria si inseguano come un tempo Apollo, Pitone e la Signora dei Serpenti.
Proprietà transitive scambiano i ruoli di questi personaggi durante le loro reincarnazioni, lasciando tuttavia intatto il filo rosso che li lega.

La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...