sabato 29 gennaio 2011

La Festa dello Spirito

Candelora, Imbolc delle streghe è la festa che sento in assoluto di più insieme con Beltane.
In accordo con i cicli di Nascita/ Rinascita e con la mia qualità di Guerriero Intonante, come ho scoperto nell'ultimo incontro con Sandro Saudino, ovvero con la mia qualità di iniziatrice e di apripista, le mie energie risuonano quando, a 15° dell'Acquario, cioè tra il 4 e il 7 Febbraio, inizia energeticamente il nuovo anno e ci si raccoglie per formulare le intenzioni per ciò che deve venire.
Questa è la festa in cui la luce bianca e pura delle energie dell'Est si incarna nel cerchio solare, dando origine al nuovo inizio.
Sciamanicamente, l'Est è il punto del Cerchio Sacro da cui parte la rinascita delle anime, lì dove gli antenati si reincarnano e bevono alla fonte di nuova vita.
Pare che sia proprio nella notte di Imbolc che Brigit passi, lanciando il suo grido fra i mondi, per ricordare alle streghe le loro vite passate perseguite come sue seguaci e per chiamarle a sé, novelle "briganti" appunto, sua milizia magica.
Iniziano sogni particolari per me, come sempre sotto questo influsso di luce e rinascita.
Sogni di vischio bianco e di guarigione, sogni radar che mi mostrano lo stato energetico delle persone su cui è concentrata la mia attenzione, sogni di donne triplici con capacità intuitive che rappresentano da dove vengo, dove vado e cosa mi spinge.
Un arresto brusco mi ha mostrato che non è possibile perseguire per troppo tempo l'intento del Combattimento, anche se Buono.
Anche il più accelerato dei vettori paga il pegno del pit- stop.
Brigit la bianca passa ora sui miei sogni, ricordando alla mia essenza il bisogno dell'intimo e del centro focale, di ciò che ha senso e calore.
Nulla di strano credo: nel tempo del freddo più intenso, quei famosi giorni della merla che si dice siano rivelatori di come sarà il clima del resto dell'anno, lo spirito cerca un barlume di calore, un segno di speranza, della primavera che verrà.
La marmotta esce dalla tana e cerca la sua ombra e con essa i suoi poteri oracolari.
L'iniziato accende la sua candela a Est e osserva con trepidazione il nascere della fiamma, che suggerisce il calore di Oestara che scalderà la terra.
Tutto è nuovo, fresco, tutto è rigenerato: tutto è potenzialmente pieno di speranza, di novità, di intenzioni.
Tutto è nuovamente da fare, tutto si ridà una nuova possibilità.
Come non amare questo tempo?
Come non rigenerare il proprio spirito e bagnarsi simbolicamente e iniziaticamente nelle acque della verginità?
Mi guardo intorno e vedo vette bianche di montagna intorno a me attraverso l'aria translucida di questo tempo, così pura da far sembrare più vicine le cime e da dare la curiosa vertigine di sentirsi più alti rispetto alla percezione ordinaria.
Il freddo è intenso e pungente e la notte ventosa, almeno qui nel mio piccolo mondo rurale dove la montagna di Bracigliano scandisce i suoi ritmi e ai contadini basta lanciare uno sguardo alla sua vetta per intuire se l'indomani porterà pioggia.
Tutto è come sospeso e non si avverte ancora la risonante energia che invoglierà a piantare primule sul proprio balcone, per ora il contatto è con il freddo, la brina, le gelate notturne, gli animali selvatici rintanati sotto le case degli umani, la volpe dalla folta coda che mi ha attraversato la strada la scorsa notte e che ogni tanto fa la sua epifania.
Mi sorprende un poco che si faccia vedere così spesso.
Qualche falchetto traccia rotte sulle colline di fronte, è da un po' che non riesco a sentire i gufi, le civette e gli assioli.
Brigit sta arrivando, la bianca sposa.
Lo annunciano i miei sogni.
Lo annuncia il bianco vestito di gelo che la sta precedendo.



lunedì 24 gennaio 2011

Il Passato, il Presente, l'Oceano.

Nel mood curioso di questi giorni rientra anche il corso residenziale di ieri con il maestro Sandro Saudino che mi guida lungo i viali talvolta maestosi e imponenti del Sogno.
Lavoro da sempre con i contenuti onirici delle mie notti e per me è stata un'epifania meravigliosa incontrarlo durante una conferenza nella quale ho sentito una persona, finalmente in intimo contatto con questo mondo, che ne conosceva la struttura, l'archeologia, il passato.
Sandro è un farmacista, un alchimista, uno sciamano.
Parte del suo apprendistato si è compiuta presso un maestro messicano che doveva essere davvero un gran burlone e che nel gioco e nelle risa gli ha trasmesso parte del suo spirito comico e dissacrante.
Che tutto questo abbia a che fare con la carta del Matto, in fondo, non mi sorprende.
So da sempre che i forti aspetti sagittariani del mio cielo natale mi rendevano disponibile alla fecondazione del Divino Burlone.
Urano intenso nel mio cielo mi porta a smembrare le cose per conoscerle e non trovo arma migliore del riso e dell'ironia per destrutturare una credenza.
Il riso è una lama che trafigge il palazzo di cristallo dei nostri schemi, figli di un'attenzione di primo livello, quella che procede per modi associativi  e rigidi.
E' attraverso il sacro riso che alcuni dei bonzi migliori sono giunti a svelare il Sogno e a raggiungere l'illuminazione.
In fondo, il lampo di verità non è altro che lo smascheramento delle stupidaggini umani che vogliono darsi eccessivo tono di importanza.
Nel corso con Sandro si ride molto. Si sogna anche, molto.
La realtà (qualsiasi cosa essa significhi) perde molta della sua sostanza a favore di un mondo onirico che si fa sempre più denso e che, opportunamente rivelato, rende più manifeste le nostre essenze e il modo in cui esse rivelano il loro Aroma in questa vita.
Questo è l'anno 2011.
Il 20 è il numero che annuncia il completamento di tutti i poteri della creazione a un livello superiore (abbiamo 10+10, quindi saliamo verso l'ottava successiva) e l'11 è il numero che indica i sacri Nonni Stella, poteri benefici yang che sono composti di Luce.
Questo vuol dire che in questo momento storico la luminosità è così abbagliante che anche le ombre diventano necessariamente più nitide e si stagliano con forza sul nostro fondo emotivo, permettendoci di vederle con decisione, ma di appurare anche che non può essere il passato a determinare il nostro presente.
I nostri psichismi collassano e possiamo solo vederli franare, ma non possiamo più aggrapparci ad essi.
La Luce è davvero troppo forte.
Rimaniamo in attenzione, un'attenzione da sogno. La realtà è tridimensionale, benché spesso noi usiamo solo due delle tre possibilità offerteci.
La terza, che attiene alla profondità, spesso sfugge al lavorio della nostra mente associativa.
Il Sogno appartiene alla Quinta Dimensione e procede per attenzioni differenti che coinvolgono la nostra possibilità di utilizzare il pensiero laterale e di avvertire un tutto più grande del quale siamo parte.
In questo eccesso di luce ci guiderà la consapevolezza del Sogno e la capacità di sentirci Oceano, come recitava Don Juan.



mercoledì 12 gennaio 2011

Sant'Antonio, lo sciamano del deserto.

Spentasi da poco l'eco delle festività natalizie, la festa di Sant'Antuono (meglio noto come Sant'Antonio Abate), il 17 gennaio, inaugurava il periodo del Carnevale. 
Il santo monaco, raffigurato con un maiale ed un rametto di ebano in mano, colpevole di essersi recato all'inferno per rubare il fuoco da donare agli uomini, era oggetto di una forte devozione popolare, le cui radici si perdono nella notte dei tempi. 
L'uomo, infatti, sin dall'antichità ha sacralizzato il fuoco, nella sua duplice veste di forza purificatrice (benefica) e distruttrice al tempo stesso. 
Incapace di sradicare suggestioni e simbologie ataviche, la tradizione cristiana ha attribuito a Sant'Antuono facoltà e prerogative di precedenti figure pagane – imparentate con gli dèi olimpici – come, ad esempio, quella di Prometeo. 
Il viaggio del Santo nel mondo degli inferi tramandatoci dalla tradizione, è – alla luce di quanto detto – inquadrabile nei riti di iniziazione che si facevano all'inizio del ciclo riproduttivo, e simboleggia il seguire la germinazione del seme, cioè la nascita della vita. 
Sant'Antuono diviene il santo custode del focolare, il baluardo contro gli incendi, il protettore degli animali, a cui, come per il fuoco, è legata la vita degli uomini; il santo è considerato anche patrono dei ceramisti e in generale di tutti coloro che, nel loro lavoro, hanno a che fare col fuoco.
In molti luoghi del Sud Italia, oltre a segnare l’inizio del Carnevale (di qui il proverbio “Sant’Antuono, maschere e suone”) era ed è tradizione non solo portare gli animali alla rituale benedizione, ma anche accendere un grande falò propiziatorio per il nuovo anno appena cominciato. La raccolta della legna, che coinvolgeva ragazzi ed adulti insieme, iniziava generalmente dal giorno successivo all'Epifania, ed era vissuta come una sorta di gara fra rioni a chi avrebbe realizzato il falò più imponente.
Che si chiami fucanolo, fucarazzo, fucarone, vampa, carcara, il falò di Sant’Antuono è un appuntamento irrinunciabile per quanti amano la tradizione.

Sant'Antonio allu diserte
se cosceva le taglioline
Satanasse pe dispiette
gli freghette le furcine
Sant'Antonio non s'encaglia
cu le mano se le magna.
Sant'Antonio Sant'Antonio
lu nemice dillo demonie.

Festa irrinunciabile dedicata al santo vincitore del demonio è quella che si svolge ogni anno a Campagna, cittadella in provincia di Salerno.
A tal proposito riporto di seguito l'articolo del giornalista Mario Onesti, tratto dal suo blog.

I Fucanoli a Campagna (19 Gennaio 2009)

Campagna - Nel corso dei secoli Campagna è diventata una città ricca di storia e di tradizioni, che ne hanno fatto uno dei centri storici minori "più interessanti" del Mezzogiorno d'Italia. Fino agli anni pre-sisma Ottanta, fatte le dovute eccezioni, non era molto accentuato l'attaccamento al suo "prezioso" passato. Col terremoto, invece, si è avuta una netta inversione di tendenza ed è venuta fuori, con forza, una spasmodica voglia di cultura, soprattutto di fare cultura. Nella città "d'arte ed invisibile", tra credenze popolari, mistificazioni e magie, proprie del realismo magico, infatti, è diventato d'uso custodire e tramandare genuine usanze e tradizioni, per mantenere viva la memoria storica di un prezioso patrimonio culturale. Si è fatta, cioè, strada la necessità, oltre che il gusto, di riscoprire e rinverdire la storia etno-antropologica di una a città, che ancora porta, nonostante i colpi ricevuti, i ritardi registrati e gli errori commessi, i segni di una civiltà antica, che non bisogna affatto cancellare. E proprio all'impegno primario di ricostruzione del territorio e di difesa del suo ricco patrimonio storico e culturale, si può e si deve ascrivere anche il ripristino annuale dei tradizionali "Fucanoli". 
Ogni paese ha i suoi miti, radicati ed inattaccabili, le cui origini sono molto lontane nel tempo e a Campagna, "città magica ed oscura", "città del fuoco e dell'acqua", l'uno per esorcizzare e l'altra per purificare, due sono i momenti di maggiore attrazione ed aggregazione sociale: l'uno si concretizza nel cuore dell'estate, con la frescura della "chiena", e l'altro nel cuore dell'inverno, il 17 gennaio, con il calore dei "fucanoli" di Sant'Antonio Abate. Il fuoco del santo assume lo stesso valore del segno della memoria e del viaggio, riconosciuto all'acqua del fiume Tenza, che, in estate, a cavallo tra luglio ed agosto, allagando il paese antico, dalla "fontana della piazza" a tutto il corso principale, diventa "chiena".Due elementi spesso ricorrenti nella storia millenaria della città. Due momenti magici, dunque, ma da spettacolarizzare, con tanto di programma, per farli così diventare qualcosa di diverso o meglio un richiamo turistico unico, d'eccezione per la crescita e lo sviluppo dell'intero territorio. 
Tra la cronaca e le testimonianze, va ricordato che in passato, pure non tanto lontano, venivano praticati "riti propiziatori e paganeggianti, frammisti a riti religiosi, per esorcizzare l'assalto del maligno", non a caso nella città di Sant'Antonino Abate, il debellatore degli ossessi. 
Campagna con l'accensione dei "fuochi" vuole, forse involontariamente, ricordare pure la tragica morte, voluta dal Tribunale della cosiddetta Santa Inquisizione e consumata a Roma, in Campo dei Fiori, il 17 Febbraio 1600, del filosofo e monaco nolano Giordano Bruno, che "perfezionò" nel 1573 le sue teorie, fu ordinato sacerdote e cantò la sua prima messa proprio in uno dei suoi numerosi conventi, quello dei Padri Domenicani di San Bartolomeo, annesso all'antichissima Chiesa del SS Nome di Dio, il miracolosissimo Cristo vestito e velato, secondo, in Italia, solo al Volto Santo di Lucca. 
Un cenobio, quello della "parrocchia", che ha ospitato, in epoche diverse, due vittime dell'intolleranza, un uomo prima, il Bruno appunto, ed un popolo poi, gli Ebrei perseguitati dalle vergognose leggi razziali del 1938, anche ivi dirottati, a rischio della sua giovane vita, da Giovanni Palatucci, uno degli ultimi questori di Fiume italiana, nipote del mai dimenticato Vescovo di Campagna, dal 1937 al 1961, Giuseppe Maria Palatucci. Questo "servo di Dio" proprio per questo motivo è stato avviato dalla chiesa agli onori degli altari. Il 10 febbraio, 59° anniversario del supremo "sacrificio nel Lager della vergogna di Dachau", si è ufficialmente concluso il Processo di I Grado per la Canonizzazione del martire irpino, soppresso "in odium fidei", e tutto il materiale raccolto, con le testimonianze acquisite, è stato trasferito alla Congregazione Vaticana delle Cause dei Santi. Ad oggi, però, sembra che qualcosa si sia fermata, arenata. 
Tornando nuovamente ai "fucanoli", inizia, con un evento di grande attrazione ed aggregazione sociale, la prima festività dell'anno, che termina col "carnevale" e la "cantata di Zeza" nella tarda serata di "martedì grasso". Sabato 17 Gennaio 2009 si rinnoverà la tradizione popolare dei "fucanoli", rituale di vera unione ed immaginazione collettiva, in un clima quasi surreale, strettamente collegato con la festa religiosa di Sant'Antonio Abate. La città tutta sta vivendo, come ogni anno, alla grande questo attesissimo appuntamento, che appartiene "ad un antico rituale pagano-religioso legato ai falò, che, nelle campagne meridionali, illuminano la notte del santo".
Quella del 17 Gennaio è una festa legata al culto di Sant'Antonio Abate, più noto nel napoletano come Sant'Antuono, uno dei santi taumaturghi più popolari del salernitano. La sacra ed antica effigie del monaco anacoreta, come ha avuto modo di scrivere in passato lo storico locale Maurizio Ulino, è raffigurata da "un uomo maturo con la barba scura e lunga, vestito di saio, che tiene un bastone con il manico a forma di T, detta Croce di Sant'Antonio o Croce Egiziana, simbolo dell'ospedalità dei pellegrini e dei malati". L'immagine del "porco affiancata al Santo" serve a ricordare che l'ordine ospedaliero degli "antoniani", presente a Campagna fin dalla seconda metà del XIII sec., "utilizzava il grasso di questo animale per medicare e curare il fuoco di Sant'Antonio o Herpes Zoster, l'epidemia che, verso la fine del X Secolo, colpì a Vienne in Francia i fedeli durante la cerimonia per la traslazione delle Reliquie del Santo nato ad Eracleopoli in Egitto nel 251 e morto in un eremo del Monte Kolzim nel 356". Il "fuoco sul libro" rappresenta il "fuoco della fede" ed il "campanello attaccato al bastone" simboleggia la "questua periodica effettuata dagli antoniani". 
Carta stampata, televisioni, comunicati del comitato di "Sant'Antuono" ed artistici manifesti annualmente, e quindi pure quest'anno, hanno già preannunciato rito religioso e festa popolare, preparati, comunque, fin nei più piccoli dettagli, da assessorato al ramo, pro-loco ed associazioni. 
Nelle varie piazze e nei vari quartieri del centro storico, sull'acciottolato lavico, tra palazzi, chiese e conventi di rara bellezza, tra portali e fontane, decorati con mascheroni, stemmi, capitelli ed elementi floreali, si farà a gara, è il caso di dire, per allestire il "falò" più grande e più bello o caratteristico e, dopo il passaggio, davanti ad ognuno di essi, del santo frate anacoreta in processione, oltre che dopo i suggestivi e spettacolari fuochi pirotecnici di Largo Sant'Antonio, si darà il via alla festa popolare vera e propria. 
E tra sacro e profano, spuntano, dopo il rito religioso, le tanto attese festa e sagra. Si imbandiscono tavolate, ove troneggeranno prelibati gliummarielli, la tipica matassa e fasul', a pulenta nelle sue varie specialità, squisite salsicce paesane, accompagnate da vruoccoli scuppettiati, patate fritte, con peperoni alla giara e succulenti braciole. Il tutto ovviamente, e non potrebbe essere diversamente, è accompagnato da un ottimo vino locale.
Una volta che il culto abbandona il campo e cede il posto alla tradizione, intorno alle pire, fino a tarda notte, si appresseranno cittadini, visitatori e turisti provenienti da ogni dove, "armati" di macchine fotografiche e cineprese, per partecipare, tra balli, suoni e canti, alle "tavuliate" spontanee, ricche di ogni "ben di Dio" nostrano e cioè di piatti tipici e di antichi sapori. Locandine ben fatte, preparate dalla Pro-Loco, di concerto con l'assessorato al ramo, illustreranno l'itinerario gastronomico ed accompagneranno i visitatori interni ed esterni lungo l'articolato percorso, che va da Zappino, a Via Atri, San Bartolomeo, Duomo, Piazza Guerriero, Annunziata, Via Mercato-Pro Loco, Largo Sanniti, Chiostro Seminario-Confraternita "Madonna del Soccorso", Largo De Nigris, Largo Sant'Antonio, Via Roma, Corso Umberto I. Gruppi folk, spettacoli itineranti, artisti "di strada" e tant'altro arricchiranno come gli altri anni la tanto attesa serata. Si prevede il pienone e c'è da scommettere che pienone sarà, indipendentemente dalle condizioni climatiche.

sabato 1 gennaio 2011

Sulla soglia di un nuovo viaggio

Non so immaginarmi auspicio migliore per la mia Vita, per le Vostre, per tutto quello che ancora è da venire. Forse è semplicemente ora di salire sulle nostre barche e sentire in che direzione soffia il vento.

Felici buoni porti a tutti noi.

Maria Luisa


Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere, 
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi, 
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.


Kostantin Kavafis



La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...