sabato 26 febbraio 2011

Cabaret Mystique- Barcafè Les Amis, Fisciano

Ogni mercoledì sera Alejandro Jodorowsky legge gratuitamente i Tarocchi (il suo criterio è puramente psicologico e non divinatorio- precisa) presso il caffè Temeraire a Parigi, purchè si trovi lì e non abbia impedimenti.
Un numero variabile tra 20 e 25 persone può beneficiare gratuitamente della lettura delle carte lasciando un foglietto con nome e cognome in un cesto.
Come unica forma di pagamento esse dovranno, al termine del consulto, tracciare con l'indice la parola "Grazie" sul palmo della sua mano.

Da qui nasce la nostra idea di proporre il Cabaret Mystique: evento pubblico e gratuito di consulenze tarologiche, effettuate da Maria Luisa Pesce con il mazzo di Tarocchi restaurato da Jodorowsky e Camoin, accompagnate dalla buona musica di Linda Andresano (voce) e Maurizio Galdieri (piano).

Il carrozzone itinerante di Cabaret Mystique vi aspetta Giovedì 10 Marzo presso il Barcafè Les Amis di Bolano, ma tenetelo d'occhio... sono previste nuove apparizioni...

A presto!

lunedì 14 febbraio 2011

Il "terrorismo poetico"

"Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe all'uomo per come è: infinita."
William Blake, The marriage of Heaven and Hell

Con infinita venerazione non posso che riportare di seguito stralci di un magnifico discorso di Salvatore Brizzi, praticante di Alchimia trasformativa, che attraverso la sua attività di conferenziere e scrittore partecipa attivamente al movimento di restaurazione dei Misteri.
Posto le sue parole come fossero le mie, perchè esse mi appartengono e descrivono magnificamente il mio sentire riguardo a quanto oggi io considero espressione artistica.

[...] Se si vuole liberare la massa non si può produrre arte per la massa, ma la si deve sempre costringere a uno sforzo d'apertura. Lavorando in favore dell'opinione pubblica non si aiuta il popolo, perchè dandogli ciò che lui chiede, cioè le cose con cui egli entra vibratoriamente in risonanza- come fa chi mira a irretirlo- lo si sprofonda sempre più nel suo stato soporifero.
L'artista che ha deciso di mettersi al servizio dell'umanità, non arresta mai la sua corsa, egli si manifesta come un punto interrrogativo vivente, un essere che suscita la meraviglia, che non combatte la mediocrità, ma la affoga nella Bellezza. [...]

L'artista non ha bisogno del consenso o della gratificazione semplicemente perchè  già invaso dalla Gioia che viene dal Cuore, una sensazione che va molto oltre ogni genere di piacere. Il consenso del pubblico può arrivare oppure no, ma ciò non costituisce che una circostanza irrilevante.

L'artista che vuole divellere le radici dell'abitudine, scardinare le blindature fatte di vecchi modi di pensare, si preoccupa soprattutto di immettere nuove rilevanti intuizioni nell'atmosfera. L'extra- ordinario e il para- doxale  (para- doxa = oltre l'opinione) devono affermarsi prima nel suo pensiero, poi nella sua azione quotidiana e infine nella sua opera.

In questo modo soppiantiamo i pensieri "precotti" di cui si nutre l'umanità intera. Il vecchio non va soffocato: è sufficiente confrontarlo costantemente con il nuovo; la sua sonnolenta banalità deve apparire evidente quando viene costretto al raffronto con l'insolito che avanza.  Il processo di distruzione di qualcosa non è altro che l'avanzare di qualcosa di diverso. Mai concentrare la propria energia sul vecchio, se si desidera trascenderlo.

[...] Non si esprime il Bello sbalordendo il pubblico, ma, al contrario, è lo "stupore estetico" a nascere come conseguenza naturale dell'aver espresso il Bello.
Il Bello può mimetizzarsi nell'immagine di un giovane che piange lacrime di melanconia; in una prostituta che si sporge verso il finestrino di un'auto che si  appena fermata... Anche questi possono diventare fatti extra- ordinari e risveglianti.
Lo stupore non nasce dall'evento, ma dalla qualità vibratoria con cui lo si mostra.
O meglio, la qualità vibratoria dell'artista consente a lui di mostrare l'evento in sè, oltre la superficie, e ogni evento, quando è colto in sè, è Bello e stupefacente, mentre nell'apparenza  può ancora verificarsi l'illusione della bruttezza.

[...]  Musicisti, transessuali, pittori, maghi, hackers, scultori, pornostar, fotografi, stregoni, spacciatori, extraterrestri, falsari, poeti, filosofi, fisici quantistici, puttane e marinai, risvegliamoci alla nostra anima e diventiamo i suoi veicoli dell'inseminazione planetaria.
Non attendiamo oltre... non attendiamo sonnolenti la sodomia psichica, adoperiamoci  qui e ora per la trasmutazione delle coscienze.
Siamo gli agopuntori della Terra.

[...]Rapidi, mai statici precisi ed efficaci come tiratori scelti, gettiamo un pensiero, una frase, una nota, un'immagine o una qualunque azione animica con effetto risvegliante e ci dileguiamo - sicuri che qualcuno abbia colto- già pronti ad irrompere altrove.
Improvvisi e spietati combattenti arruolati nell'antifaida del pensiero.
Spiriti invisibili agli occhi di chi non vibra sulla nostra stessa frequenza. Operiamo colpendo nell'unico modo che non si aspettano e che più temono: cessando di odiare chiunque, divenendo immortali, cogliendo la Bellezza onnipresente.

... e tutto è Bene, quel che non finisce.

                                                Officina Alkemica, Salvatore Brizzi

martedì 1 febbraio 2011

La Juta a Montevergine


Domani mattina si sale alla Signora Nera sulla cima della montagna di Montevergine.
"Simmo juti e simmo venuti, quanta razie c'avimmo avute."
Qui da me Candelora è Lei, la più scura, ombrosa, ritrosa delle sette sorelle, abbarbicata sulla roccia brulla. Una volta portava il nome di Cibele e di Artemide, Signore delle Fiere custodi di un antico potere selvaggio che fa germinare ciò che ci sostiene, ma ne contiene anche l'intrinseca violenza.
La vita è alternanza di energie non domate che il nostro pensiero spesso rimanda al di là del quotidiano.
La terra è anche terraemotus, è durezza, asprezza, il volto scuro a cui i nostri antichi sacrificavano la propria parte virile, consci della sua stretta rivendicazione, del suo essere anche madre fagocitante.
Montevergine, con il vento gelido che la squassa all'uscita della funicolare, con lo sguardo arcigno del Priore che ogni anno si scontra con la carovana dei femminielli che va a salutare Mamma Schiavona, con le asprezze del suo rito, nuovo e antico, con la mistura strana ed inebriante di religiosità popolare, veterocattolicesimo e miti, incanta con la sua stramberia.
Entri nel Santuario tenuto in ombra, come secondo me piace alla Madre, e scorgi il quadro della Nera che ovviamente qui si chiama Maria.
Prima c'è la Messa, ma poi entrano le paranze che partono all'alba da Ospedaletto e salgono la montagna a piedi in devozione e tra curiosi passi avanti e indietro di granchio cantano le loro giaculatorie accompagnati dalle tammorre (che spesso oggi i preti sequestrano all'ingresso in chiesa, ahimè).
La Chiesa qui si è impossessata di qualcosa che non capisce, di questa antichissima venerazione a una Madre che, spesso, in territorio campano, assume connotazioni oscure, graffianti, imperative.
Solo se vado col pensiero alla Madonna dei Bagni di Scafati, riconosco la Stella Diana insieme ctonia e iperurania, che è ingentilita nell'aspetto dai ricci inanellati dei capelli e dalla Venere che le brilla in petto (e come si chiama Venere qui da noi se non stella riana?).
Ma la Severa fa capolino nella gelosa e possessiva Madonna dell'Arco, nel cipiglio chiuso di quella di Materdomini e nella Maria delle Galline di Pagani,  e in Mamma Schiavona, estrema, porta di apertura e chiusura del ciclo dell'Anno fertile che qui inizia con lei il 2 Febbraio e con lei si conclude il 12 Settembre.
Poi in ginocchio vedi donne che gradino per gradino salgono in ginocchio dalla scala che una volta era la principale del Santuario e per loro ancora lo è, accesso al cuore nero della Nera, quando oggi i preti anche questo hanno tolto designando un altro ingresso, stravolgendo i costumi, negando le appartenenze.
Mamma Schiavona non appartiene a loro, che possono rivendicare solo questa immagine vacillante di Maria.
Appartiene a ciò che avviene nel santuario quando le paranze entrano: a quella trance curiosa generata da nenie cantilenate al ritmo di tamburo che zittiscono in un unico sussurro di rispetto la folla vociante di umanità venuta su dalle pendici della severa montagna.
E si capisce che il rito è più antico, che la voce taglia il tempo e riecheggia dalle origini.
I tammurriatori, i fisarmonicisti, i cantori più bravi salgono e compiono la loro "devozione".

Spesso la loro arte è al soldo, ma a Mamma Schiavona si canta per amore e per buon auspicio, si canta per i più antichi voti del mondo: fertilità, pace, abbondanza, consci che Lei racchiude nel suo viso scuro la luce della Schiava,della Reietta,dell'Ultima.
La Nascosta.



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La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...