venerdì 13 gennaio 2012

Canto del Tempo di Mezzo.

Questo è il tempo del silenzio che cova la nuova vita. I contadini lo sanno e arano a fondo i campi brulli dell'inverno, tagliano gli sterpi inutili che non permetteranno alle nuove gemme di nascere sui rami buoni della primavera, sradicano alberi secchi, perchè, come dice mio suocero: "Anche le piante muoiono."
E così, l'altro giorno, osservavamo in campagna il suo dirimpettaio che annodava i virgulti giovani ai fili di ferro stesi in bell'ordine e l'altro suo vicino arare con la zappa nuovi solchi di terra che accoglieranno la prossima verdura.
I contadini lo sanno che questo è tempo di preparazione: il generale inverno non è andato via, ma nell'aria si avvertono nuovi odori di vita ancora lieve, ma percettibile.
Brigid tornerà a Febbraio con i doni della Candelora, i lumi freddi e bianchi accesi nella notte e i presagi sottratti alle acque e agli uccelli.
Il tempo è cambiato, ancora.
Le giornate cominciano ad allungare il loro tratto, a stendere il passo.
L'inverno è cominciato, ma in realtà ce lo siamo già lasciato alle spalle.
Questo è un tempo adatto alla meditazione sulla vita.
Questo è il tempo di sedersi e di scorgere intorno a sè il timido annuncio della nuova era che nasce.
Questo è il tempo della Terra, della Madre che sottilmente fa sentire la sua danza sotto i nostri passi, quando siamo abbastanza lontani dal farfuglio delle vetture e della gente da poter osservare il potere radioso di un albero.
Questo è Zazen: il saggio che osserva commosso la luna in una notte serena, mentre avverte chiaramente che i ladri gli stanno derubando i pochi oggetti preziosi che possiede.
Ieri, passando in un laboratorio di analisi e attendendo il mio turno, leggo sul calendarietto da tavolo, fermo al foglio del giorno in corso, questa frase: "Solo per oggi non preoccuparti di nulla, non muoverti, non generare alcun gesto. Ti accorgerai che Dio sta provvedendo affinchè nulla ti manchi".
Che anche la Divinità, in qualsiasi modo possiamo percepirla, sia intenta ad arare i nostri terreni?

1 commento:

  1. questa è la sensazione di questi giorni...proprio quella di fermarmi, il mio fare è il non agire ma lsciarmi agire, non faccio ma ascolto, non decido ma guardo, ammiro, osservo, mi lascio penetrare e lascio che sia, come dici tu, la Divinità a provvedere per me....

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