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Refriscano ll’anem ‘o Priatorio
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Nella cultura popolare napoletana, mal tollerata dalla Chiesa, c'era l'uso di adottare una "capuzzella di morto" scelta a caso fra le tante senza nome.
Le si rivolgevano preghiere e richieste di grazie e di favori con la promessa che, se queste fossero state esaudite, il teschio anonimo avrebbe ricevuto la sua speciale cassettina di legno colorata e decorata.
Se invece l'anima del Priatorio (Purgatorio) non avesse compiuto il suo dovere, il teschio sarebbe stato girato verso il muro, a mò di castigo.
Il linguaggio che permetteva al postulante e all'anima interpellata di comunicare era quello dei sogni. Attraverso le immagini notturne si ricevevano segni e indicazioni, richieste e profezie.
La "capuzzella" riceveva un nome o un nomignolo, una storia, un'identità, confermata e avvalorata dagli scambi notturni, e veniva onorata di un culto a metà fra preghiere ufficiali e riti la cui origine si smarriva nella notte dei tempi.

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