venerdì 27 maggio 2011

Il Raggio Verde di Raffaele

Quando l’alba tinge di lunghi fili rosa il cielo e sembra quasi che il mondo trattenga il respiro, ammaliato dalla bellezza, in quel preciso momento Raffaele, uno dei tre Angeli che stanno al cospetto di Dio, apre le mani e comanda al giorno di succedere alla notte (Schwab, 1897, p. 361). Raffaele, il cui nome significa “Dio ha guarito” è infatti, secondo la tradizione giudaica, l’Angelo dai poteri taumaturgici preposto al sole, alla luce, alla gioia, all’amore, alla preghiera.

Parecchi studiosi hanno evidenziato lo stretto parallelismo che intercorre tra la figura e gli attributi del dio greco Hermes – il Mercurio romano– e l’Arcangelo Raffaele.
Sembra interessante sottolineare che, tra i noti attributi del dio greco, vi era anche quello di portare una verga con due serpenti intrecciati, il caduceo, munito anch’esso di piccole ali; Raffaele, secondo Origene (Contra Coelsum, VI, 30, in Patrologia graeca, XI, coll. 1338-42) per i suoi poteri taumaturgici, era rappresentato talvolta come un serpente!
Nel libro di Tobia Egli ci appare in molteplici ruoli, tra cui quello di compagno di viaggio. Questo racconto biblico, tra i più antichi, narra com’è noto, le vicende del giovane figlio di Tobia e del suo Angelo custode, Raffaele in persona. 
Siamo a Ninive al tempo di Salmanassar (726-722) e di Sorgaan II (721-705) e Tobia è un deportato ebreo molto pio che vive in questa città con la moglie Anna e appunto con il figlio Tobiolo.
Giunto in età avanzata, Tobia è vittima di uno strano incidente: mentre riposa all’aperto gli escrementi di un passero gli cadono negli occhi causandogli un’infezione che lo rende cieco. Sentendosi vicino alla morte, incarica il figlio di recarsi nella regione della Media per riscuotere del denaro che gli era dovuto.
La storia racconta che, a questo punto, senza svelare la propria identità, l’Arcangelo Raffaele si presenta alla porta di Tobia offrendosi di accompagnare Tobiolo nel suo viaggio.
Dopo aver ricevuto la benedizione di Tobia, e malgrado le proteste di Anna, timorosa di far partire ilragazzo con uno sconosciuto, i due si mettono in cammino accompagnati dal cagnolino del giovane.
Durante una sosta sulle rive del Tigri, Tobiolo decide di bagnarsi, ma improvvisamente un pesce enorme sbuca fuori dall’acqua e minaccia di divorarlo. Raffaele incita Tobiolo a non avere paura, ma anzi lo aiuta, con i suoi consigli, a pescarlo e gli raccomanda di conservarne il cuore, il fiele e il fegato.
Giunti a destinazione, Tobiolo ritira il denaro e Raffaele suggerisce di fare una sosta presso la casa di un parente del ragazzo, la cui figlia, Sara, avrebbe potuto essere una sposa ideale per lui. Arrivati a casa di Sara, anch’essa ebrea figlia di esuli, Tobiolo viene a sapere che questa è posseduta dal demone Asmodeo, che ha già divorato i suoi precedenti sette mariti durante la prima notte di nozze. Consigliatodal suo compagno, Tobiolo, malgrado la grande paura, sposa ugualmente Sara e, seguendo le indicazioni di Raffaele, una volta solo con la sposa nella stanza nuziale, brucia in un incensiere il cuore e il fegato del pesce pescato durante il viaggio creando un fetore talmente insopportabile che Asmodeo è costretto a fuggire nelle regioni dell’Alto Egitto, dove viene incatenato mani e piedi dall’Angelo Raffaele stesso.
Messisi in cammino con Sara, i viaggiatori raggiungono la casa di Tobia dove Raffaele ordina a Tobiolo di spalmare il fiele del pesce sugli occhi del padre e in tal modo ne rende possibile il riacquisto della vista.
Davanti a tanti strani fatti Tobia chiede a Raffaele di svelarsi e gli domanda come avrebbe potuto ricompensarlo. A ciò egli risponde: “Sono Raffaele, uno dei sette Angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie aDio. Io ritorno a Colui che mi ha mandato.” (Tobia 12,15).

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