lunedì 25 luglio 2011

Cerimonia di recupero dell'anima

In Borderlines Charles Nicholl parla della perdita dell'anima e descrive un caso di recupero dell'anima avvenuto ai nostri giorni in Tailandia. Mentre stava attraversando a nuoto un fiume in Tailandia, per dirigersi in Laos assieme ad una donna tailandese di nome Katai, sia lui che la donna furono travolti dalla corrente. Si trattò di un'esperienza molto traumatica per Katai. In seguito la donna gli fornì alcune spiegazioni sul khwan hai, ovverosia la perdita dello spirito. Gli disse:"Noi diamo il nome di Khwan allo spirito che si trova all'interno di ognuno di noi. Il Khwan è qualcosa che possiamo perdere molte volte nel corso della nostra vita. Quando sei malato o hai subito un grosso trauma, noi diciamo Khwan Khwaen che vuol dire che il tuo Khwan si trova sospeso sopra di te." E proseguì spiegando:"Si può perdere il Khwan quando nella vita avvine qualche grosso cambiamento, come quando ci si sposa o si ha un bambino o quando muore qualcuno che amiamo molto. Il Khwan è ciò che vola via da noi. Noi lo chiamiamo l'anima- farfalla, perchè vola via da noi così facilmente."
Disse a Charles Nicholl che doveva trovare qualcuno che celebrasse il bai see soo khwan, una cerimonia per richiamare indietro il Khwan. La cerimonia sarebbe costata molti soldi, ma la risposta di Katai fu: "Ne varrebbe la pena anche se costasse il doppio. E' come pagare per un'operazione quando sei malato. E'qualcosa che va fatto, costi quel che costi."
[...]

"Furono approntati molti oggetti, che sarebbero stati usati come offerte, e svariate decorazioni per il Sao Khwan.
I fiori vennero composti in picccoli mazzi e ognuno di essi poi fu avvolto in una foglia di banana. Ogni foglia fu lucidata fino a farla brillare. I fiori erano per il Pha Khwan, una struttura conica a più strati, posta su un piatto di argento dorato, che serviva a contenere le offerte donate per invitare il khwan a tornare. Oltre ai fiori, c'erano anche due polli cotti; una mezza bottiglia di whisky; dei dolci di riso bollito, zucchero di canna e zucca candita; alcuni pezzetti di miang; delle foglie e noci di betel; delle candeline rosa; ed una serie di piccoli doni simbolici: un braccialetto, un orologio da polso ed un bicchere di whisky. Charles Nicholl reagì alla vista di quelle offerte con la seguente osservazione:"C'è qualcosa di incantevole in questo modo di rappresentare il Khwan come una creatura infantile e volubile, che viene convinta a tornare da tutta questa serie di gingilli e dolcetti preparati appositamente per lei."

La cerimonia proseguì con un canto che l'uomo degli spiriti recitò in lingua pali e birmano. Una parte del canto era rivolta ai trentadue minikhwan, ciascuno dei quali rappresenta una parte del Khwan che vive in diverse parti del corpo. Dopodichè l'uomo si rivolse agli spiriti del fiume e menzionò la "Signora Fiore di Cocco", una sorta di ninfa dei boschi che Katai amava tanto. Poi invocò il Khwan di Katai, rivolgendosi direttamente a lui con le segueti parole:"Vieni, o Khwan. Non permettere che ilKkhwan della testa venga dissuaso, nè che alcuno dei trentadue Khwan del corpo di questa ragazza si scoraggi. Puoi tornare qui senza correre alcun rischio. Ti prego, acconsenti. Guarda, abbiamo organizzato una festa per te. Ti abbiamo portato dei begli abiti da indossare e uno specchio in cui poterti rimirare, anche se noi non possiamo vederti. Ti abbiamo preparato una festa davvero splendida"
L'uomo degli spiriti proseguì magnificando in questo modo ciascuna delle offerte. Questa fase della cerimonia andò avanti per circa un quarto d'ora. Katai rimase sempre inginocchiata a capo chino, con la mano destra su Pha Khwan. Ad un certo punto l'uomo degli spiriti smise di cantare e tutti i partecipanti rimasero seduti in silenzio per un paio di minuti.

Poi l'uomo degli spiriti fece un cenno di assenso e tutti si rilassarono. Durante quei minuti di silenzio il Khwan di Katai era tornato, attirato dal canto dell'uomo degli spiriti e dalle offerte, benchè non si fosse ancora insediato nel corpo della ragazza, ma avesse preso dimora nel Pha Khwan.

La cerimonia andò avanti. Le mani di Katai vennero spruzzate con acqua di fiori. Dopodichè le venne dato del cibo per incoraggiare il Khwan a compiere l'ultima tappa del suo viaggio di ritorno. Alcune delle parole usate in quest'ultima fase furono: "O Khwan, vieni a prendere il cibo dalle sue mani. Fa che lei possa tornare ad essere forte e coraggiosa, liberala dalla malattia, lascia che apra le palme delle sue mani ed ottenga ciò che vuole. Vieni a prendere questo cibo."
Infine, un filo beneaugurale fu usato per suggellare il ritorno del Khwan el copro di Katai. Il filo in questione era un pezzo di spago che era stato benedetto e poi legato attorno al polso della ragazza. Il filo serve a legare fortuna, salute e felicità, che a loro volta legano il Khwan al corpo. La cerimonia ora era completa.


sabato 16 luglio 2011

Il ritorno di Anima

Non c'è dubbio che il mondo odierno stia modificando la propria frequenza vibrazionale. Questo si può dirlo non tanto perchè riusciamo a misurare con strumenti umani le impercettibili note galattiche emanate da Gaia, nè perchè ciecamente crediamo a Greg Braden quando ci parla dell'inversione di rotta del nostro pianeta. Tuttavia il segnale è palpabile, visibile e presente intorno a noi tutti, e, come dice Salvatore Brizzi, a volte (o quasi mai) non deve essere la mente logica e duale a giudicare, ma l'intelligenza del cuore, altrimenti detta intuizione. Se per un attimo ascoltate questa voce interna, essa padrona, e non il contrario, del sistema di classificazione in cartelle chiamato mente, sentirete, questo è il vocabolo adatto, il processo di purificazione e sobbollimento in atto intorno a noi tutti, il vivo fermento, l'agitazione creativa e inquieta, la ridefinizione, il ridisegnamento a cui siamo sottoposti noi tutti. E' un periodo intenso questo, fatto di grandi capovolgimenti fuori e dentro di noi. Uomini e donne ridisegnano intensamente il proprio profilo, come mai fino ad ora, quasi costretti, quasi per necessità. Sembra di non poter sfuggire a questo gioco avviato e impossibile da fermare. Si abbandonano vecchi modelli di pensiero o, quantomeno, si viene ferocemente travolti da essi, qualora non siamo disponibili alla "trasmutazione". Perchè questo è il senso del periodo storico nel quale ci siamo addentrati: la pece nera dei nostri rimossi emotivi viene a galla, chiedendo di essere tramutata in oro. Sento sempre più gente dire che ha notato come cose accadute nell'infanzia ( ti citano una frase, ti mostrano un'istantanea virtuale ed emotiva del momento) siano ancora direttrici delle loro vite; che ritrovano in sè modelli di comportamento coltivati in segreto per generazioni nell'humus fertile perchè oscuro delle famiglie, che lunghe catene di donne- madri serventi hanno generato lunghe catene di uomini egotici e anaffettivi. Il dramma allora è che ci troviamo di fronte a donne preda della loro sensibilità che inseguono uomini che non hanno mai davvero integrato il proprio femminile. Ci troviamo di fronte a donne troppo maschili, troppo asserventi, troppo preoccupate, troppo eteroriferite e a uomini parlando con i quali abbiamo la sensazione che non sappiano minimamente a cosa stiamo alludendo. In un famoso libro che è stato uno dei best sellers della New Age, "Le donne vengono da Venere, gli uomini da Marte", il tutto veniva fatto risalire a una fonte filogenetica che aveva diviso ruoli e competenze fin dal tempo dei dinosauri sulla terra: l'uomo, le caverne, qualcosa sugli orsi, sul procacciare cibo e allevare i figli. Ho i miei dubbi su questa tesi che trovo assai fallace. Credo invece , assai più veritieramente, che un asse sia sbilanciato, che un equilibrio sia drammaticamente spostato e che una grande assente manchi dal tavolo della concertazione dell'umanità: un'essenza quanto mai necessaria e di fiamma, che spesso è stata chiamata Anima. Non intendo con essa il nostro doppio eterico che sopravviverà a noi nel momento della morte, quanto bensì il mitologema, l''Immagine antica e possente di una Donna forte come la fiamma, legata alla Terra, alle Acque interiori ed esterne, al principio immanente della vita, intelligenza intrinsecamente plasmatrice di tutte le cose, Colei che dà forma nel caos, l'Anima Mundi di Plotino, la Maria dei cristiani, la Sofia esoterica, l'Anna nera degli zingari, il principio femminile, necessario, infinitamente compassionevole e intimamente connesso al senso dell cose: tutto questo è Anima. E se Jung, tiepidamente, ne tracciava vaghe forme intuendo una creatura ondivaga più vicina ad un' ondina, elemento acqueo, affascinante, sensuale, ma anche a suo modo debole, priva di consistenza e di corpo, qui si rivendica la possenza della Madre primordiale, i cui piedi sono le fondamenta della Terra, la cui lucida preveggenza riempirà i cieli quando noi saremo stati capaci di distruggere ogni cosa, perchè Lei sopravvive e ricrea, ricrea in eterno. In quanti miti la Donna antica viene scacciata dal mondo o peggio ancora se ne allontana lei stessa: ricordo quanta tristezza mi fece da piccola leggere di Astrea, dea della Giustizia, più veritieramente portatrice di un antico ordine cosmico, che si allontanò dalla terra per collocarsi in cielo, disgustata dal comportamento degli uomini. La Madre è in esilio. Volontario, necessario, autoimposto, subito, poco importa. L'asse è spostato. L'unione alchemica è impossibile, la Dea nella sua dignità è nera a indicare non solo la sua natura oscura perchè non direttamente conoscibile. Dicono gli indù che Shiva danzando manifesta il mondo, ma Shiva è freddo cadavere senza il tocco caldo della Shakti, sua sposa. Lo yang, l'azione nel mondo, il fare, il divenire, sono materia inerme, sono gesti privi di senso senza il tocco creatore e rinvigorente di Anima, il principio sotteso, e dunque nascosto, e quindi immanifesto, eppure presente, omnipresente, ordinatore e intelligente, in tutte le cose. Se cercavamo un Dio, lo abbiamo trovato. E' la Donna che partorisce il Bambino divino, é Shakti che con il suo bacio di fuoco anima la Danza di Shiva, è Anima la sottile intensa luminosa energia femminile che genera la struttura del mondo.

lunedì 11 luglio 2011

L'Amante Perfetto

Ho bisogno d'un amante che,
ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco
da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno
che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari
e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli
come lini attorno alla mano
e appenda,come lampadario,
il Cero dell'Eternità,entri in
lotta come un leone,
valente come Leviathan,
non lasci nulla che se stesso,
e con se stesso anche combatta,
e, strappati con la sua luce i
settecento veli del cuore,
dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo;
e,quando,dal settimo mare si volgerà
ai monti Qàf misteriosi da
quell'oceano lontano spanda
perle in seno alla polvere!    

Gialal-ad-din-Rumi

domenica 10 luglio 2011

La Giusta Collera

Molte donne sono sensibili come la sabbia è sensibile all'onda, come gli alberi sono sensibili alla qualità dell'aria, come una lupa può percepire un'altra creatura che a un chilometro di distanza si addentra nel suo territorio. Lo splendido dono delle donne così "accordate" è di vedere, sentire, percepire, ricevere e trasmettere immagini e idee e sensazioni con la velocità del lampo. Per la maggior parte, le donne riescono a percepire il minimo cambiamento di umore negli altri, sanno leggere sui volti e sui corpi- e ciò viene chiamato intuizione- e spesso  in una pletora di piccolissimi indizi che si fondano per confermarle che sa che cosa avviene nella testa degli altri. Per usare tutte queste doti selvagge, le donne restano sempre aperte a tutto. Ma questa apertura rende i loro confini vulnerabili, esponendole alle ferite dello spirito.
Per questo motivo una donna può avere una sorta di rabbia diffusa che la costringe a scavare, o a ricorrere alla freddezza come anestetico, o a pronunciare parole dolci quando vorrebbe castigare o offendere.
Può piegare alla sua volontà coloro che da lei dipendono, minacciarli di rompere una relazione, privarli del suo affetto. Può negare una lode, e persino la meritata fiducia e, in generale, può agire da persona il cui istinto è molto ferito. E' un dato di fatto che una persona, se tratta così gli altri, è vittima di un attacco intensivo, nella psiche, daparte di un demone che la tratta esattamente nello stesso modo.
Molte donne così afflitte decidono di procedere a un gran repulisti, di non essere più meschine e di mostrarsi "più gentili", più generose. E' apprezzabile, ed è spesso un sollievo per quanti la circondano, se però non si identifica troppo con la persona che deve dare. Così facendo ed evitando qualsiasi confronto, comincia a sentirsi meglio. Ma non dura. Non è questo l'insegnamento che stiamo cercando. Vogliamo sapere quando liberare una giusta collera e quando no. 
Per lo più i lupi evitano il confronto, ma quando devono difendere il territorio, quando qualcosa o qualcuno li minaccia, o li mette alle strette, allora esplodono, Accade di rado, ma la capacità di esprimere questa rabbia rientra nel loro repertorio e dovrebbe rientrare anche nel nostro.
Nella sua psiche istintuale, una donna ha il potere, quando viene provocata, di essere in collera in modo sensato- e questo è possente. La collera è uno dei suoi modi innati per riuscire a conservare gli equilibri che le sono cari, tutto quanto davvero ama. E' un suo diritto e, in talune circostanze, è un dovere morale.
Per le donne significa che esiste un momento in cui mostrare i denti, la grande capacità di difendere il territorio, di dire: "I limiti sono stati raggiunti e non è possibile valicarli. Il caprone non deve andare oltre. E, aspetta, ho qualcosa da dirti, le cose devono cambiare decisamente."
Spesso le donne hanno dentro un guerriero esausto, affaticato dalla lotta, che non vuole saperne più nulla, non vuole parlarne, non vuole averci nulla a che fare. Per questo nella psiche trova posto un'oasi inaridita.
E' sempre, dentro o fuori, un luogo di grande silenzio, in cui attendere, in cui implorare perchè avvenga qualcosa di tumultoso, di sconvolgente che ricrei la vita.
L'Illuminazione non avviene durante il fatto in sè, ma quando l'ullusione è distrutta e si vede il significato nascosto.

La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...