venerdì 20 maggio 2011

Tecniche per ritornare a Casa.

Il ritorno a casa è molte cose diverse per donne diverse.
Alcuni modi sono profani, altri divini, ma, vi avverto, la collocazione precisa della porta per tornare a casa cambia ogni volta e, questo mese, potrebbe trovarsi in un posto diverso dal mese scorso.

Rileggere passi di libri o di poesie che ci hanno commossi.
Passare alcuni minuti in riva a un fiume, accanto a un corso d'acqua o in una caletta.
Sdraiarsi per terra nella luce che filtra fra gli alberi.
Stare con la persona che si si ama senza i bambini attorno.
Sedere sotto il portico a sgranare, sbucciare o rammendare qualcosa.
Camminare o guidare per un'ora, senza meta, e poi tornare.
Prendere un autobus con destinazione sconosciuta.
Tamburellare con le dita ascoltando musica.
Salutare il sole che sorge.
Raggiungere fuori città un posto in cui le luci non interferiscano con il cielo notturno.
Pregare.
Tenere in braccio un bambino piccolo.
Sedere al caffè, accanto alla finestra, e scrivere.
Asciugarsi i capelli al sole.
Aprire le mani sotto la pioggia.
Curare le piante e sporcarsi ben bene le mani di terra.
Contemplare la bellezza, la grazia, la commovente fragilità degli esseri umani.


giovedì 19 maggio 2011

La perdita della pelle-Anima

Ogni Donna lontana dalla sua casa anima alla fine si esaurisce. 
Così è e deve essere.
 Allora si rimette a cercare la sua pelle per resuscitare il suo senso dell'Io e dell'Anima, per restaurare la sua conoscenza profonda e oceanica.
A volte perdiamo la sensazione di essere completamente nella nostra pelle.
Queste sono fasi cicliche che appartengono alla natura istintuale delle donne  e sono innate per tutta la vita.
Perdiamo la pelle- anima lasciandoci troppo coinvolgere dall'io, diventando troppo perfezioniste o facendoci senza necessità martirizzare, o lasciandoci trascinare da un'ambizione cieca, o abbandonandoci all'insoddisfazione senza fare o dire nulla, o pretendendo di essere una fonte inesauribile per gli altri, o non facendo tutto il possibile per aiutarci.
Non possiamo conservare costantemente un'acuta consapevolezza, e dunque non possiamo trattenere per sempre la pelle - anima. 
Ma possiamo imparare a ridurre al minimo il furto.

Il sostegno terapeutico

Il sostegno terapeutico è prima di tutto sostenere la qualità di autoguarigione del paziente, stare in contatto con il bisogno primario espresso dalla persona che viene a parlarti: sostegno, nutrimento, contatto, accettazione, rispecchiamento o accoglimento.
E': ascoltare con molta attenzione l'importanza che quella persona attribuisce agli episodi della sua vita.

1. Fidati del tuo sentire, fai con fiducia la strada che hai scelto: se una cosa non ti sembra giusta in assoluto, verifica se può essere giusta per quel momento della tua vita.
2. Valuta il tuo terapeuta dal grado di comunicazione che riesci a stabilire con lui e lui con te e dalle capacità di ascolto.
3. Cerca di avere sempre coscienza di quello che stai facendo per te stesso.
4. Accèrtati che la cura non sia obbligatoriamente esclusiva: non esiste alcuna cura che non possa essere abbinata ad altre terapie.
5. Se non te la senti di fare o proseguire una terapia, probabilemte è ciò che ti puoi permettere in quel momento. Le terapie fatte contro voglia non sono efficaci.

martedì 17 maggio 2011

La Loba

La Loba, o la Vecchia del Deserto, è una raccoglitrice di ossa.
Nella simbologia archetipica, le ossa rappresentano la forza indistruttibile.
Non si lasciano facilmente ridurre, per struttura è difficile bruciarle, quasi impossibile polverizzarle.
Nel mito e nelle storie rappresentano l'animo- spirito indistruttibile.
Sappiamo che l'anima-spirito può essere ferita, anche storpiata, ma è praticamete impossibile ucciderla.

Potete intaccare l'anima e piegarla. Potete ferirla e sfregiarla. 
Potete lasciare su di essa i segni della malattia, e le bruciature della paura.
Ma non muore, perchè è protetta dalla Loba nel mondo sotterraneo.
E' nel contempo colei che trova le ossa e la loro incubatrice.

domenica 15 maggio 2011

Cos'è l'arte sciamanica

Un artista sciamanico può dire moltissimo in pochissimo spazio, lasciando semplicemente che l'immagine si sviluppi dai concetti e dal sapere che egli cerca di di comunicare.
Tutta l'arte sciamanica possiede la capacità magica di avere un impatto diretto sull'osservatore attraverso la trasmissione dell'energia che è entrata nell'immagine quando è stata creata.
Naturalmente le immagini create da un artista sciamanico durante la trance hanno anche la capacità di canalizzare informazioni alle quali la mente razionale dell'artista non può accedere in circostanze ordinarie e che possono diventare parte del programma di educazione che intraprende l'allievo sciamano in generale.

Le cose che noi non conosciamo, le cose veramente magiche, sono tantissime.
Tutto è metafora.

sabato 14 maggio 2011

Il processo di guarigione

"Si crea la necessità di eliminare il veleno e l'energia liberata dall'interno ha in sè il potere di guarire, di rigenerare i tessuti, di far crescere nuove cellule, di ricreare. Prima distruggere, poi creare: ecco il metodo della Dea, della Shakti. Il fuoco brucia le vecchie strutture, sradicandole e ne trasferisce le energie a un livello vibrazionale più alto. Allora l'energia creativa liberata dalla distruzione consente la guarigione di qualsiasi malattia stia affliggendo il corpo: cancro, arteriosclerosi, semplice raffreddore."

Il Risveglio della Dea, Vicki Noble

domenica 8 maggio 2011

Il Lupo Bianco e il Lupo Nero.

Nella Grande Capanna il vecchio sciamano aveva radunato tutti i bambini della tribù per la consueta lezione sui Misteri  della Madre Terra e sul Grande Spirito.
"Ci sono due grandi lupi dentro di me" esordì.
"Uno è nero come la notte, feroce, violento e aggressivo.
L'altro è bianco come la luna, mansueto, calmo e amorevole.
Questi due lupi sono continuamente in lotta: si sfidano, si ringhiano, si inseguono, mordono.
Talvolta sembra che prevalga il lupo oscuro, ma dopo un po' quello chiaro riguadagna la sua posizione; in altre occasioni, sembra il lupo bianco a prevalere, ma quello oscuro riesce sempre a riportare in pari la lotta. "

"E chi vincerà?" chiese rompendo il silenzio un bambino.
Fu allora che lo sciamano fissò negli occhi uno ad uno ogni giovane membro della tribù e, dopo un breve silenzio, sentenziò: "Vincerà il lupo che avrò nutrito meglio."

lunedì 2 maggio 2011

Il virginale amplesso

L'ho scoperto la prima volta sfogliando un bel libro illustrato su Jung che la vita è fatta di passaggi iniziatici che spesso i sogni ricollocano nella loro dimensione mitica quando il mondo non riesce a offrirne una altrettanto poetica.
Poi ricordo che ne "Il risveglio della dea" mi colpì l'immagine della giovane fanciulla interrata per una notte e un giorno come catabasi iniziatica perchè poi potesse ritornare al mondo della luce con i poteri guadagnati nelle tenebre.
Questo perchè solo Persefone può guidare le anime fuori dall'Ade, essendo una delle poche che ne conosce le vie d'uscita.

Mutamenti, variazioni. Iniziazioni.


Ricordo di averne discusso poco tempo fa in tono materno con una mia parente più giovane, spiegandole della sua ansia che non la faceva dormire di notte e del turbamento che viene dalla figura di dentro che tenta di prendere forma, mentre noi siamo sempre più convinti che sia il mondo intorno a essere impazzito.

I guaritori non guariscono mai se stessi.
I guaritori sono essere umani, fragili, vulnerabili.

Sono stata una guaritrice taoista in una vita passata e questa sera mio fratello nel cuore me lo ricordava.
Ora capita che io viva un passaggio che ha del difficile.

Il sentiero è nuovo per molte esistenze eppure... eppure io voglio che esso adesso e ora sia Sacro.

Al mio primo mestruo mia madre non c'era, però quando tornò e ci fu il secondo, lei seppe rendere quel momento sacro.

Mi prese e mi portò a passeggiare e mi spiegò complice un gelato e un bel pomeriggio domenicale che qualcosa era cambiato.
Mi sembrò bello.
Non l'ho mai dimenticato.

Il primo sangue.

Un rito antichissimo.

Un talismano potente, anche.
I taoisti ne sapevano qualcosa, appunto.

Oggi è la giornata sacra di Caledimaggio.
Il Dio e la Dea hanno generato il mondo, ma nella notte si incontrano nel bosco come la Vergine Cacciatrice e il re Cervo e, di nuovo vergini, si concendono all'amplesso che tutto rigenera e rinnova.
La Dea si bagna nella fonte rituale e tutto ciò che è passato trascorre dietro le sue luminose spalle.

Ecco.

L'incontro fra Uomo e Donna è Mistero e forse per la prima volta io sono qui di fronte a questa realtà numinosa.
E, nel giorno sacro della magia fra Dio e Dea, mi prostro, mi inchino, e riconosco la Sacralità.
E, se posso, rimango vigile al processo e rimango santificata dalla visione dell'ultima stanza, quella dove il Re troverà la sua sposa e Novalis colloca il talamo di veli insinuante dove l'ultimo bocciolo attende il cercatore di anima.

Sono di fronte a un Mistero.
Avevo paura.
Sapevo di aver paura.
Ma ora so di essere di fronte a qualcosa di fronte al quale è Giusto avere paura, qualcosa che offre sacro terrore, il Santo dei Santi dinanzi al quale Mosè incanutì per reverenziale spavento.
Non si può osservare un Mistero senza essere preparati.
Chi può tenere il Graal fra le sue braccia?

Una Donna.
Una Signora.
Una Dea.

sabato 23 aprile 2011

Il Sepolcro

Le terapie, l'empatia, la medicalizzazione, l'accanimento terapeutico, la negazione del dolore.
Quando hai a che fare con la sofferenza, conosci sfortunatamente bene il significato profondo di tutti questi termini.
Ricordi le lunghe file interminabili senza volto, in cui la malattia diventa un disegno che sottrae ogni umana definizione.
Ho visto porte chiudersi con violenza e ho visitato luoghi sopraffatti dal proprio karma.
Ho imparato la pazienza.
L'arte dei libri, anche, amici di bellezza nei corridoi dello sconforto.
Ho preteso, dopo tanti anni, che mia madre potesse permettersi il lusso di avere rapporti con i luoghi di cura legati solo alla necessità stringente.
Ho provato molte strade.
Un medico deve convincermi.
Ho imparato che il paziente deve essere un "abile impaziente".
Come ha detto una donna saggia ultimamente, che è a capo di una struttura sanitaria efficiente: "Se una persona mi dice che sente che c'è qualcosa che non va, il mio primo compito è quello di crederle".
Ho scoperto che le donne, quando sono libere da schemi di azione maschile, sono sagge, compassionevoli, pratiche, soprattutto pratiche.
Gli uomini possono fare un gran dire con le loro macchine che sembrano essere così ancorate alla materialità delle cose, alla loro tangibilità.
Le analisi, le controanalisi, gli strumenti, le conferme, i dati certi, il "Non mi dica come sta, mi dica quanto fa di diabete stamattina".
Ossessioni.
Manie del controllo.
Società del padre.
Ciò che è controllabile, è misurabile, è sostenibile, è....
Voglio di nuovo una guarigione che appartenga alla madre, non necessariamente praticata solo da donne,  né solo da uomini, ma da esseri umani con dentro il senso compassionevole, pratico e amorevole della madre.
Una mamma lupo può uccidere il cucciolo ferito a morte nella tagliola, come ultimo atto di amore.
Credo a questa forma di compassione.
Credo che una morte dignitosa che aiuti a liberare dalle catene dolorose del corpo sia un sacramento.
Passare oltre è una scienza, lo sanno bene i monaci tibetani.
La compassione calma il dolore, la vicinanza, il dirsi quanto è rimasto insoluto e, nei termnini del cuore, scioglierlo.
Molta gente è morta felice così.
Bisogna imparare l'arte del passaggio.
Bisogna imparare che si può morire sani e che questa è la guarigione che compiamo tutta la vita.
Io credo in questo: nella possibilità, se abbiamo ben vissuto, di morire guariti.
Ne parlo oggi, che è Sabato di sepolcro.
Chissà che Gesù non guarisse sulla croce la sua paura dell'abbandono, chiamando un padre che sembrava non arrivare.
Un gesto così infantile, questo: il bimbo che inciampa, che va in bici e cade, che ha paura, e chiama il padre, non la madre, badate bene, perchè di solito è il padre che ci guarda le spalle.
E lui non arriva.
O almeno, non subito.
Quanto abbandono si può sentire sulla croce chiamando un padre che non si sente arrivare nel momento della necessità?
Un momento così terribilmente umano.
Ho chiamato questo spazio virtuale, emozionale, vitale, "Per aspera ad astra", perchè credo che nella nostra linea genetica ci sia la possibilità di liberarsi delle proprie croci.
Ancora meglio: che ci curiamo tutta la vita per provare a morire sani e cioè "interi".
Cristo è morto spezzato in molte parti: nelle gambe, nel costato, nella dignità.
Ha pianto chiamando un padre che non arrivava mai.
Ha perdonato i suoi carnefici, lasciandosi dietro ogni brandello di ego.

Dalla croce ha sciolto l'insoluto: ha condonato, ha affidato, ha salvato, poi è morto.
Intero.
La sua è stata la scelta di una morte perfettamente consapevole e quanto più possibile lucida per passare oltre con un corpo di gloria.
Quanto è importate rimanere e curare e confortare e ascoltare?
Qualche tempo fa mi è capitato di farlo e di esserne straziata.
Cristo era un adepto preparato e, nonostante tutto, ha pianto.
Possiamo chiedere una morte benigna 
Possiamo chiedere una malattia umana.
Qualcuno dice che non dovremmo ammalarci, io dico che per fortuna lo facciamo e che, se siamo bravi, passiamo il nostro tempo a curarci, cioè a prederci cura di noi.
Le donne ripongono il corpo amato del Cristo, lo lavano con acqua profumata, lo asciugano con teli di lino, lo ungono con olii ed unguenti.
Infine con amore lo avvolgono nel suo sudario e lo depongono.
Nell'acqua, nell'olio, nei baci, nelle ultime carezze, nelle lacrime, nella pezzuola passata con delicatezza sulle ferite ancora aperte, nella disponibilità ad esserci, nel riconoscere che nella crisi esiste il seme della guarigione, in tutto questo c'è la medicina in cui io credo, quello che tutta la mia vita mi ha spinto a cercare.

domenica 20 marzo 2011

La "seppolella", il toro e la resurrezione equinoziale.

Qui dove io vivo, in queste zone così tanto battute dallo zoccolo del Toro che riverbera il suo nome nei molti siti di origine longobarda (Torello, Tuoro, Montoro), torna per San Giuseppe, ma in realtà per l'Equinozio che bussa alle porte della terra e dei campi, un tipicissimo dolce: la "seppolella", nelle molte sue varianti, da quella cotta, che incoropora una dose di semolino, a quella più contemporanea, a cui talvolta si aggiungono le patate.
Tradizione vuole che questa succulenta delizia venga riproposta, e non casualmente, sia per la festa del Santo artigiano, patrono dei falegnami, che per il Solstizio d'inverno, quando essa viene consumata di fronte al tradizionale "fucarone", bollente, fumante e appena estratta dal dorato olio, quasi il simbolo di una regalità aurea sottratta alla vampa delle fiamme, dono di Prometeo agli uomini.
Perchè la zeppola ritorna in queste due festività e in che modo essa è collegata alla proverbiale fertitlità del toro?
Cinquemila anni fa l'equinozio di primavera nasceva nella casa zodiacale che porta il nome di questo mitico animale che tante leggende occupa e tradizioni, spesso di profonda natura spirituale.
L'aleph fenicio era la testa del toro e così la zeppola che viene raccolta in tal guisa a simboleggiare l'archetipico inizio di tutte le cose, ma non solo.
Nel cerchio che chiude se stesso, nel serpente che morde la sua coda ritroviamo l'antichissimo glifo dell'uroburo, simbolo di eternità, quando ancora essa non significava il procedere della linea retta verso l'infinito dei tempi, bensì l'eterno ritorno di ogni cosa nella stessa essenza, ma con le nuove forme dell'incarnazione.
Così per tutti i dolci che richiamano il cerchio boreale: la ciambella, il roccocò che tanto si consuma dalle nostre parti, nelle zone del napoletano e dell'agro nocerino- sarnese, e che ancora non viene sconfitto dalla presunzione del panettone industriale, ma ribadisce il simbolo antico dello scorrere del tempo.
Quanto per gli antichi era importante il ritorno della Luce?
Già il Solstizio celebrava il primo affiorare del Sole oltre le tenebre del mondo e l'Equinozio è festa intermedia prima che l'ebrezza di Calendimaggio ne sancisca la definitiva vittoria.
Tutto questo periodo si pone in osservazione attenta, nel mondo rurale, dei cicli del tempo cronologico e stagionale, in attesa che, come il ricordo e la memoria tramandano, gli antichi segni si ripetano di nuovo, volta dopo volta, come perenni promesse di abbondanza: gemme sull'albero, uova per le galline, agnelli per il pascolo.
Si attende che il Toro giunga e benedica la terra con il suo zoccolo salvifico (Osiride antico dio del grano che muore e si rigenera, Dioniso- Zagreus smembrato e riassemblato, Cristo morto e risorto, tutte divintà taurine nell'accezione lunare di questa deità archetipica) e nell'attesa si mangiano le zeppole, rituale pasto eucaristico, che rappresentano il corpo del dio, una volta di più "divorato" perchè possa risorgere a nuova forma.

domenica 6 marzo 2011

Del custodire il Seme

Esiste la possibilità di organizzare la nostra esistenza scomposta, frammentata, scollata intorno ad un unico principio riformatore, che è il seme che è stato piantato dentro di noi, destinato a generare, qualora ne avessimo tempo e voglia, la nostra Anima.
Non che qui il Lavoro si concluda.
Questa bella Anima azzurrina e diafana in sè costuisce solo il Ponte, l'Attraversamento, il Camminamento che ci conduce alle soglie del Reame dello Spirito, l'energia sacra, il mondo altro, il luogo in nessun luogo che tutti ci avvolge e ci permea.
Capita a volte di riuscire a sentire la nostra vita come un soffio, il lungo respiro di questo Spirito che tutti ci comprende e ci permea, dal quale crediamo temporaneamente di staccarci quando questo alito attraversa il flauto delle nostre e vite e delle nostre incarnazioni.
E'allora che dimentichiamo l'Origine.

E'allora che diventiamo Io.
Dunque esiste lo Spirito, esiste l'Anima, esiste l'Io.
L'io è una corazza, un viatico che ci diamo per andare nel mondo, soggetto alle leggi del karma, le stesse che determinano il nero della penna del corvo e il bianco della piuma di una colomba.
Così veniamo alla luce biondi o bruni, alti o bassi, tenaci o intransigenti.
Veniamo al mondo con una personalità, frutto delle nostre incarnazioni, e di un carattere, veicolo che accoglie la possibilità per noi di trascendere le nostre caratteristiche. Nella nostra personalità possiamo contenere la paura, nel nostro carattere possiamo trovare la forza per superarla.
Il carattere raccoglie i versamenti dell'Anima, quando permettiamo che il nostro Sè più grande infonda nella nostra vita la nostra missione, il nostro compito.

Gandhi era un avvocato indiano che aveva studiato in Inghilterra, spaventato dalla sua ombra  e paurosissimo, con grosse difficoltà a parlare in pubblico.
Inviato nel Sudafrica per dirimere alcune questioni legali per conto di un suo cliente, tocca con mano a quali sopprusi siano sottoposti i suoi connazionali in quel paese, oltre a tutte le brutture dell'apartheid.

Da quel momento decide di intraprendere i primi passi del lungo cammino di liberazione non violenta del suo popolo, diventando un leader carismatico e rispettato.
Egli stesso racconta nelle sue memorie i primi iniziali atti di personale ribellione non violenta che annunciano un mutamento radicale e spettacolare della sua personalità.

Questo racconto chiarisce bene in che modo la possibilità di venire a contatto con la nostra anima e, dunque, con il nostro senso di missione ci permetta di trascendere i limiti dell'umana natura: di trasfigurarci, usando un termine recuperato dal patrimonio cattolico, e spesso frainteso, per rivelare tutta la luminosità della nostra Essenza.
Gurdjieff teneva esperimenti interessanti su questo argomento.
Aveva capacità ipnotiche da fachiro consumato che talvolta utilizzava durante gli incontri con i suoi adepti per chiarire la natura dei suoi insegnamenti.
Una sera, spiegando cosa fosse l'Essenza, di botto ipnotizzò due suoi convitati.
Il primo, persona nella vita estremamente tracotante, interrogato in stato di trance, rivelò un'Essenza non particolarmente sviluppata, ancora agli stadi iniziali.
Rispondeva come un bambino, dimostrava un'età di molto interiore a quella reale.
Il secondo provò invece di aver sviluppato meglio il suo seme interiore e di aver raggiunto un grado di maturazione maggiore.
Al risveglio, ovviamente, nessuno dei due ricordò nulla.
Nello stato ordinario di coscienza, la personalità copre le manifestazioni dell'Essenza e noi non ne siamo consapevoli.
Ebbene, è intorno a questo seme interiore, destinato a manifestare il Corpo Cristico, per recuperare un termine caro al Cristianesimo Esoterico, che bisognerebbe organizzare tutti gli io che affollano la nostra persona, affinchè siamo condotti alla Terra Promessa.
Così nella rappresentazione della Sacra Famiglia, allestita per la prima volta da Francesco d'Assisi, che non era troppo lontano da certi insegnamenti sufi, Giuseppe (la mente ordinaria) serve Maria ( il centro emotivo superiore) perchè generi l'Anima (il Bambino Sacro).
La mente non capisce, è lenta, ma decide di fidarsi del messaggio di un angelo (l'intuizione) e di occuparsi di questioni che non sembrano di questo mondo (come può una vergine partorire senza aver conosciuto uomo?), in attesa di una rivelazione che sconvolgerà ogni possibile previsione.

Così noi tutti possiamo, volendo, seguire la chiamata di un angelo e recuperare il Centro reale delle nostre esistenze.






La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...