"...perchè tu sei la coppa che attende i doni della mia vita..."
"‘Ntra stu Curtigghiu di li setti Fati, ‘nta la vanidduzza chi spunta ‘nfacci lu Munasteriu di Santa Chiara, vonnu diri ca la notti cci vinìanu sette donni di fora, tutti una cchiu bedda di ‘n’àutra. Sti donni si purtavanu quarchi omu o puramenti quarchi fimmina chi cci parìa a iddi, e cci facianu vidiri cosi mai visti: balli, sònura, cummiti, cosi granni. E vonnu diri puru ca si li purtavanu supra mari, fora fora, e li facianu caminari supra l’acqua senza vagnàrisi."
domenica 3 luglio 2011
venerdì 24 giugno 2011
lunedì 20 giugno 2011
Il recupero dell'Intuito come Iniziazione- parte III
Il terzo compito è:
consentire di avventurarsi nel luogo dell'iniziazione profonda, (la foresta) e comicniare a esperire il nuovo apparentemente pericoloso numen dell'essere nel proprio potere intuitivo.
Imparare a sviluppare sensibilità sulla direzione verso il misterioso inconscio e basarsi solamente sui propri sensi interiori. Imparare la via del ritorno alla Madre Selvaggia, imparando ad alimentare l'intuito. Lasciar morire ancor di più la fragile fanciulla ignorante. Trasferire il potere alla bambola, ovvero all'intuizione.
Esiste una forma di magia empatica fra la donna e il suo intuito.
Questo è ciò che bisognerebbe tramandare da donna a donna, questo felice legame e nutrimento.
Raffoziamo il nostro legame con la nostra natura intuitiva ascoltandoci dentro a ogni svolta della strada.
"Prendo questa o quella direzione? Mi fermo o proseguo? Devo resistere o essere flessibile? Devo correre via o incontro? Questa persona , questo evento, questa avventura sono veri o falsi?"
La rottura del legame tra la donna e il suo intuito selvaggio è spesso fraintesa, si pensa che l'intuito si sia spezzato. Non è così.
E' spezzato piuttosto il felice passaggio matrilineare della fiducia nell'intuito, tra una donna e tutte le femmine della sua stirpe che l'hanno preceduta, quel lungo fiume di donne che è stato arginato.
La donna può avere una visione debole della sua saggezza intuitiva, ma con la pratica tornerà e si manifesterà a pieno.
Questa funzione intuitiva appartiene a tutte le donne. E' una ricettività massiccia e fondamentale.
Non la ricettività della psicologia classica, che è un contenitore passivo, ma la ricettività nel possedere accesso immediato a una saggezza profonda che ariva fin nelle ossa delle donne.
consentire di avventurarsi nel luogo dell'iniziazione profonda, (la foresta) e comicniare a esperire il nuovo apparentemente pericoloso numen dell'essere nel proprio potere intuitivo.
Imparare a sviluppare sensibilità sulla direzione verso il misterioso inconscio e basarsi solamente sui propri sensi interiori. Imparare la via del ritorno alla Madre Selvaggia, imparando ad alimentare l'intuito. Lasciar morire ancor di più la fragile fanciulla ignorante. Trasferire il potere alla bambola, ovvero all'intuizione.
Esiste una forma di magia empatica fra la donna e il suo intuito.
Questo è ciò che bisognerebbe tramandare da donna a donna, questo felice legame e nutrimento.
Raffoziamo il nostro legame con la nostra natura intuitiva ascoltandoci dentro a ogni svolta della strada.
"Prendo questa o quella direzione? Mi fermo o proseguo? Devo resistere o essere flessibile? Devo correre via o incontro? Questa persona , questo evento, questa avventura sono veri o falsi?"
La rottura del legame tra la donna e il suo intuito selvaggio è spesso fraintesa, si pensa che l'intuito si sia spezzato. Non è così.
E' spezzato piuttosto il felice passaggio matrilineare della fiducia nell'intuito, tra una donna e tutte le femmine della sua stirpe che l'hanno preceduta, quel lungo fiume di donne che è stato arginato.
La donna può avere una visione debole della sua saggezza intuitiva, ma con la pratica tornerà e si manifesterà a pieno.
Questa funzione intuitiva appartiene a tutte le donne. E' una ricettività massiccia e fondamentale.
Non la ricettività della psicologia classica, che è un contenitore passivo, ma la ricettività nel possedere accesso immediato a una saggezza profonda che ariva fin nelle ossa delle donne.
venerdì 17 giugno 2011
Il recupero dell'Intuito come iniziazione- parte II
Il secondo compito è:
imparare sempre meglio a lasciar andare la madre eccessivamente positiva. Scoprire che essere buone, dolci, carine non renderà più lieta la vita. Esperire direttamente la propria natura oscura, e in particolare gli aspetti esclusivisti, gelosi e sfrutttatori dell'io. Possederli. Strinegere il miglior rapporto possibile con le parti peggiori di sè. Lasciar crescere la tensione fra colei che ha dovutoimparare ad essere e colei che realmente è. Infine, lavorare per lasciare che il vecchio io muoia e nasca il nuovo io intuitivo.
Esistono elementi della psiche provocatoriamente oscuri, aspetti significativi di sè considerati indesiderabili dall'io, non utili, e pertanto relegati nell'oscurità. Ma anche il materiale oscuro negativo può essere utile, come vedremo, perchè quando erutta e finalemnte vediamo quesgli aspetti e le relative fonti, diventiamo più forti e sagge.
In questa fase dell'iniziazione, la donna è molestata dalle grette richieste della psiche che la esorta a compiacere qualunque desiderio altrui.
Essere se stesse significa essere esiliate da molti altri, e compiacere le richieste altrui fa sì che ci si senta esiliate da se stesse.
Le donne che cercano di rendere invisibili i loro sentimenti più profondi si smorzano.
La luce si spegne.
E' una forma dolorosa di animazione sospesa.
venerdì 10 giugno 2011
Il Fiume, la vita creativa, la Shakti.
Quando questo avviene esse affermano di "non poter pensare a nulla di nuovo", utile o giusto per loro. Si lasciano facilmente distrarre da faccende di cuore, dall'eccessivo lavoro, dal gioco, dalla stanchezza o dalla paura del fallimento:
- talvolta non riescono a far funzionare i meccanismi dell'organizzazione e il loro progetto resta sparpagliato in mille pezzi
- talvolta i problemi derivano da ingenuità sulla propria estroversione. Pensano, azzardando qualche mossa nel mondo esterno, di aver aver compiuto davvero qualcosa, ma è come fare una cosa con le braccia, senza usare le gambe o la testa: rimane necessariamente incompleta
- talvolta la donna si muove nella sua introversione e vuole solo desiderare: pensa che avere un'idea sia sufficiente e che non occorra manifestarla
- altre volte subisce l'attacco di quanti la circondano o di voci che le risuonano nella testa: "La tua opera non è sufficientemente buona, nè abbastanza ben fatta. E' troppo pomposa, troppo misera, troppo facile, troppo difficile..."
- le scuse sono un'altra forma di inquinamento: "Non ho soldi, non ho tempo, non riesco a trovare il tempo, non mi sembra il momento giusto, l'umore non è adatto..."
Spesso siamo convinte che dobbiamo faticare per guadagnarci da vivere facendo cose che ci svuotano, non ci lasciano tempo per creare, distruggono la nostra volontà di immaginare.
Quando la creazione è avvelenata o impantanata, la donna cecra di ignorare le condizioni dell'animo.
Fa qualcosina, leggiucchia, ma sono tutte cose senza sostanza.
Sta soltanto prendendo in giro se stessa.
Quando il fiume muore, manca la sua corrente, manca la sua forza vitale.
Gli Indù dicono che senza Shakti, la personificazione della forza vitale femminile, Shiva, che racchiude la capacità di agire, diventa un cadavere.
Lei è l'energia vitale che anima il principio maschile e a sua volta il principio maschile anima l'azione del mondo.
martedì 7 giugno 2011
Il recupero dell'Intuito come iniziazione
L'intuito è il tesoro della psiche femminie. E' come uno strumento divinatorio, cme un cristallo attraverso il quale si vede con misteriosa visione interiore. E' come una vecchia saggia sempre presente e pronta a dirvi esattamente di che si tratta, esattamente se andare a sinistra o a destra.
E' una forma di Colei che sa, la Donna Selvaggia.
Spesso le cose non sono come appaiono.
In quanto donne noi ricorriamo all'intuito e agli istinti per scoprire le cose.
Usiao tutti i nostri sensi per strappare la verità alle cose, per estrarre nutrimento dalle idee, per vedere quel che c'è da vedere, per sapere quel che c'è da sapere per essere custodi del fuoco creativo e avere una conoscenza intima dei cicli di Vita/Morte/Vita della natura nel suo complesso: questa è una donna iniziata.
L'Iniziazione è messa in atto dall'esecuzione di alcuni compiti: nove sono quelli che la Psiche selvaggia deve portare a termine. Riguardano l'apprendimento degli antichi modi dell'Antica Madre Selvaggia.
Grazie all'adempimento di questi compiti, l'intuito femminile, quell'essere sapiente che cammina ovunque una donna cammini, che osserva tutto dalla sua esistenza e ne commenta la verità con esattezza, viene ricollocato nella psiche.
Il fine è una relazione affettuosa e sincera con questo essere che chiamiamo "la donna sapiente", la Donna Selvaggia.
Ecco il primo compito:
accettare che la madre psichica vigilante, protettiva, non sia adatta come guida centrale della propria vita istintuale futura. Assumersi il compito di essere sole, sviluppare la propria consapevolezza del pericolo, dell'intrigo, della politica. Diventare vigili, da sè e per sè.
Lasciar morire quel che deve morire. Al morire della madre, nasce la nuova donna.
[to be continued...]
giovedì 2 giugno 2011
Morte e rinascita sciamanica
Come metafora sciamanica queste immagini ritraggono la morte o la disintegrazione che precede ogni rinascita in una nuova forma.
Il Femminino è stato fatto a pezzi, frantumato e sparpagliato sulla terra.
Abbiamo perso la sapienza istintiva che ci apparteneva per diritto ereditario biologico nei millenni precedenti lo sviluppo delle civiltà patriarcali.
Non si tratta di tornare al passato, ma di risvegliare i sensi istintuali e l'autorità necessaria per agire secondo ciò che i nostri corpi sanno essere la verità.
E' necessario che ciascuna di noi rivolga la propria attenzione dentro di sè e che tutte incominciamo a creare in mdo attivo e intelligente il mondo che vogliamo.
Riprendere davvero possesso di sè e stabilire in sè il proprio centro per una donna è impresa monumentale e difficile che richiede lavoro attento.
E' il lavoro che chiamo sciamanesimo femminile, una profonda e graduale conoscenza di se stesse e una guarigione o un risanamento del disagio- malattia del nostro tempo.
La crisi di guarigione sciamanica è spesso acompagnata da malattia, depressione o lesioni che ci costringono a guardare in faccia la morte come possibilità reale e la vita come scelta potenziale.
Le donne shakti sono le femmine umane che sentono il richiamo della Dea Oscura: la profonda, ferma volontà di vivere si leva dall'interno del corpo del pianeta.
Le mestruazioni sono una morte sciamanica e una rinascita che si ripetono ogni mese. Se prendiamo confidenza con il mutamento, possiamo diventare molto abili a lasciare il vecchio ancora prima di aver percepito il nuovo a livello conscio, confidando nel ritorno ciclico che si ripresenta sempre.
Spesso sappiamo, cioè siamo intuitive, ma a livello profondo non veniamo incoraggiate ad agire in base alla nostra conoscenza.
Dobbiamo riuscire ad essere veramente presenti.
(Tratto da "Il risveglio della Dea" di Vicki Noble)
mercoledì 1 giugno 2011
La chiamata sciamanica
"Come sciamana sono obbligata dagli Dei ad aiutare gli uomini e a questo scopo ho ricevuto il dono della visione, la possibilità di comunicare con gli Spiriti e la capacità di curare."
Nadia Stepanova
Lo sciamano mi disse:" Devi curarti da sola. Sei circondata di fuoco, stai bruciando e questo fuoco rappresenta la tua energia che è molto grande e che dovresti usare per aiutare gli altri." Mi spiegò che la data entro la quale avrei dovuto diventare sciamana era già passata e che per questo ero così malata.
Mi disse che per molte vite ero diventata una sciamana e che anche i questa esistenza avevo ricevuto il dono.
Le manifestazioni della mia malattia aumentarono ancora di più, ma tutto quello a cui prima non prestavo attenzione ora cominciava ad attirarmi.
Le visioni erano sempre più forti .
Nacque dentro di me una passione: ero attratta da tutte le forme di guarigione e dai vari metodi di cura. Collezionavo qualsiasi testo mi capitava fra le mani che parlasse di medicina e delle varie terapie.
Quello era il modo degli Dei di prepararmi.
Infine, una mattina, alla fermata del pullman, sentii una voce che mi diceva:" Se non accetti di diventare sciamana, arriverà un grosso camion blu che ti ucciderà."[...]
Non sono stata l'unica sciamana ad aver vissuto una vita così difficile, gli sciamani di tutti i tempi hanno superato grandi difficoltà per prepararsi alla loro missione sulla terra.
E tuttavia devo ringraziare gli Dei di avermi insegnato cos'è la malattia, perchè ora, quando vedo l'energia di qualcuno abbandonare il suo corpo, riesco a capire perfettamente cosa sta provando, conosco la sua paura.
(tratto da "L'invocatrice degli Dei, storia di una sciamana buriata" di Nadia Stepanova)
domenica 29 maggio 2011
Shelomò e Shulamìt
In quella piccola biblioteca che è la Bibbia si trova un libretto breve che porta il titolo "Il Cantico dei Cantici". Shirà schirìm in ebraico, locuzione che esprime un superlativo. Dire cantico dei cantici significa dire "il cantico per eccellenza" come tentava un volgare italiano dell’inizio del ‘400, facendone un femminile: la cantica.
Il testo viene attribuito a Salomone, il grande re, poeta, che secondo la testimonianza del primo libro dei Re (I Re 5,12) pronunziò 3000 proverbi e i suoi canti sono del numero di 1500.
Quest’uomo, re Salomone, saggio, sapiente, un cuore capace di ascolto, porta però nel suo nome inscritta la pace. Shelomò ha la stessa radice di shalom, pace. Dunque Salomone andrebbe tradotto "il pacifico" e accanto a lui c’è Shulamìt, "la riappacificata", una donna. Tuttavia questo libretto si presenta pieno di enigmi: è un libro di amore, è attribuito a Salomone, ma chi sono i protagonisti? Tra chi si svolge questo canto? Sì, è vero, il testo parla di Shelomò, parla di Shulamìt, il pacifico e la pacifica, ma questi sono nomi che non si riferiscono certamente a personaggi storici. Non il re Salomone, e neanche una delle donne di Salomone, la Sulamite Abisàc. Tuttavia se Pacifico e Pacifica restano un enigma quanto alla loro identificazione, questi nomi comunicano una prima importante verità del cantico. Per fare l’amore, per essere in una relazione d’amore, fino a cantarla, fino a farne un’opera d’arte, ci vuole shalom, ci vuole la pace, ossia bisogna spegnere ogni violenza. E nell’amore voi sapete quanto la sessualità sia legata alla violenza. Solo chi conosce la pace, lo shalòm, al punto che tutta la sua persona diventa shelomò, conosce il vero amore.
Il testo viene attribuito a Salomone, il grande re, poeta, che secondo la testimonianza del primo libro dei Re (I Re 5,12) pronunziò 3000 proverbi e i suoi canti sono del numero di 1500.
Quest’uomo, re Salomone, saggio, sapiente, un cuore capace di ascolto, porta però nel suo nome inscritta la pace. Shelomò ha la stessa radice di shalom, pace. Dunque Salomone andrebbe tradotto "il pacifico" e accanto a lui c’è Shulamìt, "la riappacificata", una donna. Tuttavia questo libretto si presenta pieno di enigmi: è un libro di amore, è attribuito a Salomone, ma chi sono i protagonisti? Tra chi si svolge questo canto? Sì, è vero, il testo parla di Shelomò, parla di Shulamìt, il pacifico e la pacifica, ma questi sono nomi che non si riferiscono certamente a personaggi storici. Non il re Salomone, e neanche una delle donne di Salomone, la Sulamite Abisàc. Tuttavia se Pacifico e Pacifica restano un enigma quanto alla loro identificazione, questi nomi comunicano una prima importante verità del cantico. Per fare l’amore, per essere in una relazione d’amore, fino a cantarla, fino a farne un’opera d’arte, ci vuole shalom, ci vuole la pace, ossia bisogna spegnere ogni violenza. E nell’amore voi sapete quanto la sessualità sia legata alla violenza. Solo chi conosce la pace, lo shalòm, al punto che tutta la sua persona diventa shelomò, conosce il vero amore.
venerdì 27 maggio 2011
Il Raggio Verde di Raffaele
Quando l’alba tinge di lunghi fili rosa il cielo e sembra quasi che il mondo trattenga il respiro, ammaliato dalla bellezza, in quel preciso momento Raffaele, uno dei tre Angeli che stanno al cospetto di Dio, apre le mani e comanda al giorno di succedere alla notte (Schwab, 1897, p. 361). Raffaele, il cui nome significa “Dio ha guarito” è infatti, secondo la tradizione giudaica, l’Angelo dai poteri taumaturgici preposto al sole, alla luce, alla gioia, all’amore, alla preghiera.
Parecchi studiosi hanno evidenziato lo stretto parallelismo che intercorre tra la figura e gli attributi del dio greco Hermes – il Mercurio romano– e l’Arcangelo Raffaele.
Sembra interessante sottolineare che, tra i noti attributi del dio greco, vi era anche quello di portare una verga con due serpenti intrecciati, il caduceo, munito anch’esso di piccole ali; Raffaele, secondo Origene (Contra Coelsum, VI, 30, in Patrologia graeca, XI, coll. 1338-42) per i suoi poteri taumaturgici, era rappresentato talvolta come un serpente!
Siamo a Ninive al tempo di Salmanassar (726-722) e di Sorgaan II (721-705) e Tobia è un deportato ebreo molto pio che vive in questa città con la moglie Anna e appunto con il figlio Tobiolo.
Giunto in età avanzata, Tobia è vittima di uno strano incidente: mentre riposa all’aperto gli escrementi di un passero gli cadono negli occhi causandogli un’infezione che lo rende cieco. Sentendosi vicino alla morte, incarica il figlio di recarsi nella regione della Media per riscuotere del denaro che gli era dovuto.
La storia racconta che, a questo punto, senza svelare la propria identità, l’Arcangelo Raffaele si presenta alla porta di Tobia offrendosi di accompagnare Tobiolo nel suo viaggio.
Dopo aver ricevuto la benedizione di Tobia, e malgrado le proteste di Anna, timorosa di far partire ilragazzo con uno sconosciuto, i due si mettono in cammino accompagnati dal cagnolino del giovane.
Durante una sosta sulle rive del Tigri, Tobiolo decide di bagnarsi, ma improvvisamente un pesce enorme sbuca fuori dall’acqua e minaccia di divorarlo. Raffaele incita Tobiolo a non avere paura, ma anzi lo aiuta, con i suoi consigli, a pescarlo e gli raccomanda di conservarne il cuore, il fiele e il fegato.
Giunti a destinazione, Tobiolo ritira il denaro e Raffaele suggerisce di fare una sosta presso la casa di un parente del ragazzo, la cui figlia, Sara, avrebbe potuto essere una sposa ideale per lui. Arrivati a casa di Sara, anch’essa ebrea figlia di esuli, Tobiolo viene a sapere che questa è posseduta dal demone Asmodeo, che ha già divorato i suoi precedenti sette mariti durante la prima notte di nozze. Consigliatodal suo compagno, Tobiolo, malgrado la grande paura, sposa ugualmente Sara e, seguendo le indicazioni di Raffaele, una volta solo con la sposa nella stanza nuziale, brucia in un incensiere il cuore e il fegato del pesce pescato durante il viaggio creando un fetore talmente insopportabile che Asmodeo è costretto a fuggire nelle regioni dell’Alto Egitto, dove viene incatenato mani e piedi dall’Angelo Raffaele stesso.
Messisi in cammino con Sara, i viaggiatori raggiungono la casa di Tobia dove Raffaele ordina a Tobiolo di spalmare il fiele del pesce sugli occhi del padre e in tal modo ne rende possibile il riacquisto della vista.
Davanti a tanti strani fatti Tobia chiede a Raffaele di svelarsi e gli domanda come avrebbe potuto ricompensarlo. A ciò egli risponde: “Sono Raffaele, uno dei sette Angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie aDio. Io ritorno a Colui che mi ha mandato.” (Tobia 12,15).
domenica 22 maggio 2011
Bilqis, Makeda, la Regina di Saba
[...]1La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi. 2Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli disse quanto aveva pensato. 3Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone. 4La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone, il palazzo che egli aveva costruito, 5i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l'attività dei suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato. 6Allora disse al re: "Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza! 7Io non avevo voluto credere a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n'era stata riferita neppure una metà! Quanto alla saggezza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. 8Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza! 9Sia benedetto il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di te sì da collocarti sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per Israele il Signore ti ha stabilito re perché tu eserciti il diritto e la giustizia". 10Essa diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a Salomone. 11Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir, portò da Ofir legname di sandalo in gran quantità e pietre preziose. 12Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo.
13Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi.[...]
13Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi.[...]
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