domenica 20 marzo 2011

La "seppolella", il toro e la resurrezione equinoziale.

Qui dove io vivo, in queste zone così tanto battute dallo zoccolo del Toro che riverbera il suo nome nei molti siti di origine longobarda (Torello, Tuoro, Montoro), torna per San Giuseppe, ma in realtà per l'Equinozio che bussa alle porte della terra e dei campi, un tipicissimo dolce: la "seppolella", nelle molte sue varianti, da quella cotta, che incoropora una dose di semolino, a quella più contemporanea, a cui talvolta si aggiungono le patate.
Tradizione vuole che questa succulenta delizia venga riproposta, e non casualmente, sia per la festa del Santo artigiano, patrono dei falegnami, che per il Solstizio d'inverno, quando essa viene consumata di fronte al tradizionale "fucarone", bollente, fumante e appena estratta dal dorato olio, quasi il simbolo di una regalità aurea sottratta alla vampa delle fiamme, dono di Prometeo agli uomini.
Perchè la zeppola ritorna in queste due festività e in che modo essa è collegata alla proverbiale fertitlità del toro?
Cinquemila anni fa l'equinozio di primavera nasceva nella casa zodiacale che porta il nome di questo mitico animale che tante leggende occupa e tradizioni, spesso di profonda natura spirituale.
L'aleph fenicio era la testa del toro e così la zeppola che viene raccolta in tal guisa a simboleggiare l'archetipico inizio di tutte le cose, ma non solo.
Nel cerchio che chiude se stesso, nel serpente che morde la sua coda ritroviamo l'antichissimo glifo dell'uroburo, simbolo di eternità, quando ancora essa non significava il procedere della linea retta verso l'infinito dei tempi, bensì l'eterno ritorno di ogni cosa nella stessa essenza, ma con le nuove forme dell'incarnazione.
Così per tutti i dolci che richiamano il cerchio boreale: la ciambella, il roccocò che tanto si consuma dalle nostre parti, nelle zone del napoletano e dell'agro nocerino- sarnese, e che ancora non viene sconfitto dalla presunzione del panettone industriale, ma ribadisce il simbolo antico dello scorrere del tempo.
Quanto per gli antichi era importante il ritorno della Luce?
Già il Solstizio celebrava il primo affiorare del Sole oltre le tenebre del mondo e l'Equinozio è festa intermedia prima che l'ebrezza di Calendimaggio ne sancisca la definitiva vittoria.
Tutto questo periodo si pone in osservazione attenta, nel mondo rurale, dei cicli del tempo cronologico e stagionale, in attesa che, come il ricordo e la memoria tramandano, gli antichi segni si ripetano di nuovo, volta dopo volta, come perenni promesse di abbondanza: gemme sull'albero, uova per le galline, agnelli per il pascolo.
Si attende che il Toro giunga e benedica la terra con il suo zoccolo salvifico (Osiride antico dio del grano che muore e si rigenera, Dioniso- Zagreus smembrato e riassemblato, Cristo morto e risorto, tutte divintà taurine nell'accezione lunare di questa deità archetipica) e nell'attesa si mangiano le zeppole, rituale pasto eucaristico, che rappresentano il corpo del dio, una volta di più "divorato" perchè possa risorgere a nuova forma.

domenica 6 marzo 2011

Del custodire il Seme

Esiste la possibilità di organizzare la nostra esistenza scomposta, frammentata, scollata intorno ad un unico principio riformatore, che è il seme che è stato piantato dentro di noi, destinato a generare, qualora ne avessimo tempo e voglia, la nostra Anima.
Non che qui il Lavoro si concluda.
Questa bella Anima azzurrina e diafana in sè costuisce solo il Ponte, l'Attraversamento, il Camminamento che ci conduce alle soglie del Reame dello Spirito, l'energia sacra, il mondo altro, il luogo in nessun luogo che tutti ci avvolge e ci permea.
Capita a volte di riuscire a sentire la nostra vita come un soffio, il lungo respiro di questo Spirito che tutti ci comprende e ci permea, dal quale crediamo temporaneamente di staccarci quando questo alito attraversa il flauto delle nostre e vite e delle nostre incarnazioni.
E'allora che dimentichiamo l'Origine.

E'allora che diventiamo Io.
Dunque esiste lo Spirito, esiste l'Anima, esiste l'Io.
L'io è una corazza, un viatico che ci diamo per andare nel mondo, soggetto alle leggi del karma, le stesse che determinano il nero della penna del corvo e il bianco della piuma di una colomba.
Così veniamo alla luce biondi o bruni, alti o bassi, tenaci o intransigenti.
Veniamo al mondo con una personalità, frutto delle nostre incarnazioni, e di un carattere, veicolo che accoglie la possibilità per noi di trascendere le nostre caratteristiche. Nella nostra personalità possiamo contenere la paura, nel nostro carattere possiamo trovare la forza per superarla.
Il carattere raccoglie i versamenti dell'Anima, quando permettiamo che il nostro Sè più grande infonda nella nostra vita la nostra missione, il nostro compito.

Gandhi era un avvocato indiano che aveva studiato in Inghilterra, spaventato dalla sua ombra  e paurosissimo, con grosse difficoltà a parlare in pubblico.
Inviato nel Sudafrica per dirimere alcune questioni legali per conto di un suo cliente, tocca con mano a quali sopprusi siano sottoposti i suoi connazionali in quel paese, oltre a tutte le brutture dell'apartheid.

Da quel momento decide di intraprendere i primi passi del lungo cammino di liberazione non violenta del suo popolo, diventando un leader carismatico e rispettato.
Egli stesso racconta nelle sue memorie i primi iniziali atti di personale ribellione non violenta che annunciano un mutamento radicale e spettacolare della sua personalità.

Questo racconto chiarisce bene in che modo la possibilità di venire a contatto con la nostra anima e, dunque, con il nostro senso di missione ci permetta di trascendere i limiti dell'umana natura: di trasfigurarci, usando un termine recuperato dal patrimonio cattolico, e spesso frainteso, per rivelare tutta la luminosità della nostra Essenza.
Gurdjieff teneva esperimenti interessanti su questo argomento.
Aveva capacità ipnotiche da fachiro consumato che talvolta utilizzava durante gli incontri con i suoi adepti per chiarire la natura dei suoi insegnamenti.
Una sera, spiegando cosa fosse l'Essenza, di botto ipnotizzò due suoi convitati.
Il primo, persona nella vita estremamente tracotante, interrogato in stato di trance, rivelò un'Essenza non particolarmente sviluppata, ancora agli stadi iniziali.
Rispondeva come un bambino, dimostrava un'età di molto interiore a quella reale.
Il secondo provò invece di aver sviluppato meglio il suo seme interiore e di aver raggiunto un grado di maturazione maggiore.
Al risveglio, ovviamente, nessuno dei due ricordò nulla.
Nello stato ordinario di coscienza, la personalità copre le manifestazioni dell'Essenza e noi non ne siamo consapevoli.
Ebbene, è intorno a questo seme interiore, destinato a manifestare il Corpo Cristico, per recuperare un termine caro al Cristianesimo Esoterico, che bisognerebbe organizzare tutti gli io che affollano la nostra persona, affinchè siamo condotti alla Terra Promessa.
Così nella rappresentazione della Sacra Famiglia, allestita per la prima volta da Francesco d'Assisi, che non era troppo lontano da certi insegnamenti sufi, Giuseppe (la mente ordinaria) serve Maria ( il centro emotivo superiore) perchè generi l'Anima (il Bambino Sacro).
La mente non capisce, è lenta, ma decide di fidarsi del messaggio di un angelo (l'intuizione) e di occuparsi di questioni che non sembrano di questo mondo (come può una vergine partorire senza aver conosciuto uomo?), in attesa di una rivelazione che sconvolgerà ogni possibile previsione.

Così noi tutti possiamo, volendo, seguire la chiamata di un angelo e recuperare il Centro reale delle nostre esistenze.






sabato 26 febbraio 2011

Cabaret Mystique- Barcafè Les Amis, Fisciano

Ogni mercoledì sera Alejandro Jodorowsky legge gratuitamente i Tarocchi (il suo criterio è puramente psicologico e non divinatorio- precisa) presso il caffè Temeraire a Parigi, purchè si trovi lì e non abbia impedimenti.
Un numero variabile tra 20 e 25 persone può beneficiare gratuitamente della lettura delle carte lasciando un foglietto con nome e cognome in un cesto.
Come unica forma di pagamento esse dovranno, al termine del consulto, tracciare con l'indice la parola "Grazie" sul palmo della sua mano.

Da qui nasce la nostra idea di proporre il Cabaret Mystique: evento pubblico e gratuito di consulenze tarologiche, effettuate da Maria Luisa Pesce con il mazzo di Tarocchi restaurato da Jodorowsky e Camoin, accompagnate dalla buona musica di Linda Andresano (voce) e Maurizio Galdieri (piano).

Il carrozzone itinerante di Cabaret Mystique vi aspetta Giovedì 10 Marzo presso il Barcafè Les Amis di Bolano, ma tenetelo d'occhio... sono previste nuove apparizioni...

A presto!

lunedì 14 febbraio 2011

Il "terrorismo poetico"

"Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe all'uomo per come è: infinita."
William Blake, The marriage of Heaven and Hell

Con infinita venerazione non posso che riportare di seguito stralci di un magnifico discorso di Salvatore Brizzi, praticante di Alchimia trasformativa, che attraverso la sua attività di conferenziere e scrittore partecipa attivamente al movimento di restaurazione dei Misteri.
Posto le sue parole come fossero le mie, perchè esse mi appartengono e descrivono magnificamente il mio sentire riguardo a quanto oggi io considero espressione artistica.

[...] Se si vuole liberare la massa non si può produrre arte per la massa, ma la si deve sempre costringere a uno sforzo d'apertura. Lavorando in favore dell'opinione pubblica non si aiuta il popolo, perchè dandogli ciò che lui chiede, cioè le cose con cui egli entra vibratoriamente in risonanza- come fa chi mira a irretirlo- lo si sprofonda sempre più nel suo stato soporifero.
L'artista che ha deciso di mettersi al servizio dell'umanità, non arresta mai la sua corsa, egli si manifesta come un punto interrrogativo vivente, un essere che suscita la meraviglia, che non combatte la mediocrità, ma la affoga nella Bellezza. [...]

L'artista non ha bisogno del consenso o della gratificazione semplicemente perchè  già invaso dalla Gioia che viene dal Cuore, una sensazione che va molto oltre ogni genere di piacere. Il consenso del pubblico può arrivare oppure no, ma ciò non costituisce che una circostanza irrilevante.

L'artista che vuole divellere le radici dell'abitudine, scardinare le blindature fatte di vecchi modi di pensare, si preoccupa soprattutto di immettere nuove rilevanti intuizioni nell'atmosfera. L'extra- ordinario e il para- doxale  (para- doxa = oltre l'opinione) devono affermarsi prima nel suo pensiero, poi nella sua azione quotidiana e infine nella sua opera.

In questo modo soppiantiamo i pensieri "precotti" di cui si nutre l'umanità intera. Il vecchio non va soffocato: è sufficiente confrontarlo costantemente con il nuovo; la sua sonnolenta banalità deve apparire evidente quando viene costretto al raffronto con l'insolito che avanza.  Il processo di distruzione di qualcosa non è altro che l'avanzare di qualcosa di diverso. Mai concentrare la propria energia sul vecchio, se si desidera trascenderlo.

[...] Non si esprime il Bello sbalordendo il pubblico, ma, al contrario, è lo "stupore estetico" a nascere come conseguenza naturale dell'aver espresso il Bello.
Il Bello può mimetizzarsi nell'immagine di un giovane che piange lacrime di melanconia; in una prostituta che si sporge verso il finestrino di un'auto che si  appena fermata... Anche questi possono diventare fatti extra- ordinari e risveglianti.
Lo stupore non nasce dall'evento, ma dalla qualità vibratoria con cui lo si mostra.
O meglio, la qualità vibratoria dell'artista consente a lui di mostrare l'evento in sè, oltre la superficie, e ogni evento, quando è colto in sè, è Bello e stupefacente, mentre nell'apparenza  può ancora verificarsi l'illusione della bruttezza.

[...]  Musicisti, transessuali, pittori, maghi, hackers, scultori, pornostar, fotografi, stregoni, spacciatori, extraterrestri, falsari, poeti, filosofi, fisici quantistici, puttane e marinai, risvegliamoci alla nostra anima e diventiamo i suoi veicoli dell'inseminazione planetaria.
Non attendiamo oltre... non attendiamo sonnolenti la sodomia psichica, adoperiamoci  qui e ora per la trasmutazione delle coscienze.
Siamo gli agopuntori della Terra.

[...]Rapidi, mai statici precisi ed efficaci come tiratori scelti, gettiamo un pensiero, una frase, una nota, un'immagine o una qualunque azione animica con effetto risvegliante e ci dileguiamo - sicuri che qualcuno abbia colto- già pronti ad irrompere altrove.
Improvvisi e spietati combattenti arruolati nell'antifaida del pensiero.
Spiriti invisibili agli occhi di chi non vibra sulla nostra stessa frequenza. Operiamo colpendo nell'unico modo che non si aspettano e che più temono: cessando di odiare chiunque, divenendo immortali, cogliendo la Bellezza onnipresente.

... e tutto è Bene, quel che non finisce.

                                                Officina Alkemica, Salvatore Brizzi

martedì 1 febbraio 2011

La Juta a Montevergine


Domani mattina si sale alla Signora Nera sulla cima della montagna di Montevergine.
"Simmo juti e simmo venuti, quanta razie c'avimmo avute."
Qui da me Candelora è Lei, la più scura, ombrosa, ritrosa delle sette sorelle, abbarbicata sulla roccia brulla. Una volta portava il nome di Cibele e di Artemide, Signore delle Fiere custodi di un antico potere selvaggio che fa germinare ciò che ci sostiene, ma ne contiene anche l'intrinseca violenza.
La vita è alternanza di energie non domate che il nostro pensiero spesso rimanda al di là del quotidiano.
La terra è anche terraemotus, è durezza, asprezza, il volto scuro a cui i nostri antichi sacrificavano la propria parte virile, consci della sua stretta rivendicazione, del suo essere anche madre fagocitante.
Montevergine, con il vento gelido che la squassa all'uscita della funicolare, con lo sguardo arcigno del Priore che ogni anno si scontra con la carovana dei femminielli che va a salutare Mamma Schiavona, con le asprezze del suo rito, nuovo e antico, con la mistura strana ed inebriante di religiosità popolare, veterocattolicesimo e miti, incanta con la sua stramberia.
Entri nel Santuario tenuto in ombra, come secondo me piace alla Madre, e scorgi il quadro della Nera che ovviamente qui si chiama Maria.
Prima c'è la Messa, ma poi entrano le paranze che partono all'alba da Ospedaletto e salgono la montagna a piedi in devozione e tra curiosi passi avanti e indietro di granchio cantano le loro giaculatorie accompagnati dalle tammorre (che spesso oggi i preti sequestrano all'ingresso in chiesa, ahimè).
La Chiesa qui si è impossessata di qualcosa che non capisce, di questa antichissima venerazione a una Madre che, spesso, in territorio campano, assume connotazioni oscure, graffianti, imperative.
Solo se vado col pensiero alla Madonna dei Bagni di Scafati, riconosco la Stella Diana insieme ctonia e iperurania, che è ingentilita nell'aspetto dai ricci inanellati dei capelli e dalla Venere che le brilla in petto (e come si chiama Venere qui da noi se non stella riana?).
Ma la Severa fa capolino nella gelosa e possessiva Madonna dell'Arco, nel cipiglio chiuso di quella di Materdomini e nella Maria delle Galline di Pagani,  e in Mamma Schiavona, estrema, porta di apertura e chiusura del ciclo dell'Anno fertile che qui inizia con lei il 2 Febbraio e con lei si conclude il 12 Settembre.
Poi in ginocchio vedi donne che gradino per gradino salgono in ginocchio dalla scala che una volta era la principale del Santuario e per loro ancora lo è, accesso al cuore nero della Nera, quando oggi i preti anche questo hanno tolto designando un altro ingresso, stravolgendo i costumi, negando le appartenenze.
Mamma Schiavona non appartiene a loro, che possono rivendicare solo questa immagine vacillante di Maria.
Appartiene a ciò che avviene nel santuario quando le paranze entrano: a quella trance curiosa generata da nenie cantilenate al ritmo di tamburo che zittiscono in un unico sussurro di rispetto la folla vociante di umanità venuta su dalle pendici della severa montagna.
E si capisce che il rito è più antico, che la voce taglia il tempo e riecheggia dalle origini.
I tammurriatori, i fisarmonicisti, i cantori più bravi salgono e compiono la loro "devozione".

Spesso la loro arte è al soldo, ma a Mamma Schiavona si canta per amore e per buon auspicio, si canta per i più antichi voti del mondo: fertilità, pace, abbondanza, consci che Lei racchiude nel suo viso scuro la luce della Schiava,della Reietta,dell'Ultima.
La Nascosta.



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sabato 29 gennaio 2011

La Festa dello Spirito

Candelora, Imbolc delle streghe è la festa che sento in assoluto di più insieme con Beltane.
In accordo con i cicli di Nascita/ Rinascita e con la mia qualità di Guerriero Intonante, come ho scoperto nell'ultimo incontro con Sandro Saudino, ovvero con la mia qualità di iniziatrice e di apripista, le mie energie risuonano quando, a 15° dell'Acquario, cioè tra il 4 e il 7 Febbraio, inizia energeticamente il nuovo anno e ci si raccoglie per formulare le intenzioni per ciò che deve venire.
Questa è la festa in cui la luce bianca e pura delle energie dell'Est si incarna nel cerchio solare, dando origine al nuovo inizio.
Sciamanicamente, l'Est è il punto del Cerchio Sacro da cui parte la rinascita delle anime, lì dove gli antenati si reincarnano e bevono alla fonte di nuova vita.
Pare che sia proprio nella notte di Imbolc che Brigit passi, lanciando il suo grido fra i mondi, per ricordare alle streghe le loro vite passate perseguite come sue seguaci e per chiamarle a sé, novelle "briganti" appunto, sua milizia magica.
Iniziano sogni particolari per me, come sempre sotto questo influsso di luce e rinascita.
Sogni di vischio bianco e di guarigione, sogni radar che mi mostrano lo stato energetico delle persone su cui è concentrata la mia attenzione, sogni di donne triplici con capacità intuitive che rappresentano da dove vengo, dove vado e cosa mi spinge.
Un arresto brusco mi ha mostrato che non è possibile perseguire per troppo tempo l'intento del Combattimento, anche se Buono.
Anche il più accelerato dei vettori paga il pegno del pit- stop.
Brigit la bianca passa ora sui miei sogni, ricordando alla mia essenza il bisogno dell'intimo e del centro focale, di ciò che ha senso e calore.
Nulla di strano credo: nel tempo del freddo più intenso, quei famosi giorni della merla che si dice siano rivelatori di come sarà il clima del resto dell'anno, lo spirito cerca un barlume di calore, un segno di speranza, della primavera che verrà.
La marmotta esce dalla tana e cerca la sua ombra e con essa i suoi poteri oracolari.
L'iniziato accende la sua candela a Est e osserva con trepidazione il nascere della fiamma, che suggerisce il calore di Oestara che scalderà la terra.
Tutto è nuovo, fresco, tutto è rigenerato: tutto è potenzialmente pieno di speranza, di novità, di intenzioni.
Tutto è nuovamente da fare, tutto si ridà una nuova possibilità.
Come non amare questo tempo?
Come non rigenerare il proprio spirito e bagnarsi simbolicamente e iniziaticamente nelle acque della verginità?
Mi guardo intorno e vedo vette bianche di montagna intorno a me attraverso l'aria translucida di questo tempo, così pura da far sembrare più vicine le cime e da dare la curiosa vertigine di sentirsi più alti rispetto alla percezione ordinaria.
Il freddo è intenso e pungente e la notte ventosa, almeno qui nel mio piccolo mondo rurale dove la montagna di Bracigliano scandisce i suoi ritmi e ai contadini basta lanciare uno sguardo alla sua vetta per intuire se l'indomani porterà pioggia.
Tutto è come sospeso e non si avverte ancora la risonante energia che invoglierà a piantare primule sul proprio balcone, per ora il contatto è con il freddo, la brina, le gelate notturne, gli animali selvatici rintanati sotto le case degli umani, la volpe dalla folta coda che mi ha attraversato la strada la scorsa notte e che ogni tanto fa la sua epifania.
Mi sorprende un poco che si faccia vedere così spesso.
Qualche falchetto traccia rotte sulle colline di fronte, è da un po' che non riesco a sentire i gufi, le civette e gli assioli.
Brigit sta arrivando, la bianca sposa.
Lo annunciano i miei sogni.
Lo annuncia il bianco vestito di gelo che la sta precedendo.



lunedì 24 gennaio 2011

Il Passato, il Presente, l'Oceano.

Nel mood curioso di questi giorni rientra anche il corso residenziale di ieri con il maestro Sandro Saudino che mi guida lungo i viali talvolta maestosi e imponenti del Sogno.
Lavoro da sempre con i contenuti onirici delle mie notti e per me è stata un'epifania meravigliosa incontrarlo durante una conferenza nella quale ho sentito una persona, finalmente in intimo contatto con questo mondo, che ne conosceva la struttura, l'archeologia, il passato.
Sandro è un farmacista, un alchimista, uno sciamano.
Parte del suo apprendistato si è compiuta presso un maestro messicano che doveva essere davvero un gran burlone e che nel gioco e nelle risa gli ha trasmesso parte del suo spirito comico e dissacrante.
Che tutto questo abbia a che fare con la carta del Matto, in fondo, non mi sorprende.
So da sempre che i forti aspetti sagittariani del mio cielo natale mi rendevano disponibile alla fecondazione del Divino Burlone.
Urano intenso nel mio cielo mi porta a smembrare le cose per conoscerle e non trovo arma migliore del riso e dell'ironia per destrutturare una credenza.
Il riso è una lama che trafigge il palazzo di cristallo dei nostri schemi, figli di un'attenzione di primo livello, quella che procede per modi associativi  e rigidi.
E' attraverso il sacro riso che alcuni dei bonzi migliori sono giunti a svelare il Sogno e a raggiungere l'illuminazione.
In fondo, il lampo di verità non è altro che lo smascheramento delle stupidaggini umani che vogliono darsi eccessivo tono di importanza.
Nel corso con Sandro si ride molto. Si sogna anche, molto.
La realtà (qualsiasi cosa essa significhi) perde molta della sua sostanza a favore di un mondo onirico che si fa sempre più denso e che, opportunamente rivelato, rende più manifeste le nostre essenze e il modo in cui esse rivelano il loro Aroma in questa vita.
Questo è l'anno 2011.
Il 20 è il numero che annuncia il completamento di tutti i poteri della creazione a un livello superiore (abbiamo 10+10, quindi saliamo verso l'ottava successiva) e l'11 è il numero che indica i sacri Nonni Stella, poteri benefici yang che sono composti di Luce.
Questo vuol dire che in questo momento storico la luminosità è così abbagliante che anche le ombre diventano necessariamente più nitide e si stagliano con forza sul nostro fondo emotivo, permettendoci di vederle con decisione, ma di appurare anche che non può essere il passato a determinare il nostro presente.
I nostri psichismi collassano e possiamo solo vederli franare, ma non possiamo più aggrapparci ad essi.
La Luce è davvero troppo forte.
Rimaniamo in attenzione, un'attenzione da sogno. La realtà è tridimensionale, benché spesso noi usiamo solo due delle tre possibilità offerteci.
La terza, che attiene alla profondità, spesso sfugge al lavorio della nostra mente associativa.
Il Sogno appartiene alla Quinta Dimensione e procede per attenzioni differenti che coinvolgono la nostra possibilità di utilizzare il pensiero laterale e di avvertire un tutto più grande del quale siamo parte.
In questo eccesso di luce ci guiderà la consapevolezza del Sogno e la capacità di sentirci Oceano, come recitava Don Juan.



mercoledì 12 gennaio 2011

Sant'Antonio, lo sciamano del deserto.

Spentasi da poco l'eco delle festività natalizie, la festa di Sant'Antuono (meglio noto come Sant'Antonio Abate), il 17 gennaio, inaugurava il periodo del Carnevale. 
Il santo monaco, raffigurato con un maiale ed un rametto di ebano in mano, colpevole di essersi recato all'inferno per rubare il fuoco da donare agli uomini, era oggetto di una forte devozione popolare, le cui radici si perdono nella notte dei tempi. 
L'uomo, infatti, sin dall'antichità ha sacralizzato il fuoco, nella sua duplice veste di forza purificatrice (benefica) e distruttrice al tempo stesso. 
Incapace di sradicare suggestioni e simbologie ataviche, la tradizione cristiana ha attribuito a Sant'Antuono facoltà e prerogative di precedenti figure pagane – imparentate con gli dèi olimpici – come, ad esempio, quella di Prometeo. 
Il viaggio del Santo nel mondo degli inferi tramandatoci dalla tradizione, è – alla luce di quanto detto – inquadrabile nei riti di iniziazione che si facevano all'inizio del ciclo riproduttivo, e simboleggia il seguire la germinazione del seme, cioè la nascita della vita. 
Sant'Antuono diviene il santo custode del focolare, il baluardo contro gli incendi, il protettore degli animali, a cui, come per il fuoco, è legata la vita degli uomini; il santo è considerato anche patrono dei ceramisti e in generale di tutti coloro che, nel loro lavoro, hanno a che fare col fuoco.
In molti luoghi del Sud Italia, oltre a segnare l’inizio del Carnevale (di qui il proverbio “Sant’Antuono, maschere e suone”) era ed è tradizione non solo portare gli animali alla rituale benedizione, ma anche accendere un grande falò propiziatorio per il nuovo anno appena cominciato. La raccolta della legna, che coinvolgeva ragazzi ed adulti insieme, iniziava generalmente dal giorno successivo all'Epifania, ed era vissuta come una sorta di gara fra rioni a chi avrebbe realizzato il falò più imponente.
Che si chiami fucanolo, fucarazzo, fucarone, vampa, carcara, il falò di Sant’Antuono è un appuntamento irrinunciabile per quanti amano la tradizione.

Sant'Antonio allu diserte
se cosceva le taglioline
Satanasse pe dispiette
gli freghette le furcine
Sant'Antonio non s'encaglia
cu le mano se le magna.
Sant'Antonio Sant'Antonio
lu nemice dillo demonie.

Festa irrinunciabile dedicata al santo vincitore del demonio è quella che si svolge ogni anno a Campagna, cittadella in provincia di Salerno.
A tal proposito riporto di seguito l'articolo del giornalista Mario Onesti, tratto dal suo blog.

I Fucanoli a Campagna (19 Gennaio 2009)

Campagna - Nel corso dei secoli Campagna è diventata una città ricca di storia e di tradizioni, che ne hanno fatto uno dei centri storici minori "più interessanti" del Mezzogiorno d'Italia. Fino agli anni pre-sisma Ottanta, fatte le dovute eccezioni, non era molto accentuato l'attaccamento al suo "prezioso" passato. Col terremoto, invece, si è avuta una netta inversione di tendenza ed è venuta fuori, con forza, una spasmodica voglia di cultura, soprattutto di fare cultura. Nella città "d'arte ed invisibile", tra credenze popolari, mistificazioni e magie, proprie del realismo magico, infatti, è diventato d'uso custodire e tramandare genuine usanze e tradizioni, per mantenere viva la memoria storica di un prezioso patrimonio culturale. Si è fatta, cioè, strada la necessità, oltre che il gusto, di riscoprire e rinverdire la storia etno-antropologica di una a città, che ancora porta, nonostante i colpi ricevuti, i ritardi registrati e gli errori commessi, i segni di una civiltà antica, che non bisogna affatto cancellare. E proprio all'impegno primario di ricostruzione del territorio e di difesa del suo ricco patrimonio storico e culturale, si può e si deve ascrivere anche il ripristino annuale dei tradizionali "Fucanoli". 
Ogni paese ha i suoi miti, radicati ed inattaccabili, le cui origini sono molto lontane nel tempo e a Campagna, "città magica ed oscura", "città del fuoco e dell'acqua", l'uno per esorcizzare e l'altra per purificare, due sono i momenti di maggiore attrazione ed aggregazione sociale: l'uno si concretizza nel cuore dell'estate, con la frescura della "chiena", e l'altro nel cuore dell'inverno, il 17 gennaio, con il calore dei "fucanoli" di Sant'Antonio Abate. Il fuoco del santo assume lo stesso valore del segno della memoria e del viaggio, riconosciuto all'acqua del fiume Tenza, che, in estate, a cavallo tra luglio ed agosto, allagando il paese antico, dalla "fontana della piazza" a tutto il corso principale, diventa "chiena".Due elementi spesso ricorrenti nella storia millenaria della città. Due momenti magici, dunque, ma da spettacolarizzare, con tanto di programma, per farli così diventare qualcosa di diverso o meglio un richiamo turistico unico, d'eccezione per la crescita e lo sviluppo dell'intero territorio. 
Tra la cronaca e le testimonianze, va ricordato che in passato, pure non tanto lontano, venivano praticati "riti propiziatori e paganeggianti, frammisti a riti religiosi, per esorcizzare l'assalto del maligno", non a caso nella città di Sant'Antonino Abate, il debellatore degli ossessi. 
Campagna con l'accensione dei "fuochi" vuole, forse involontariamente, ricordare pure la tragica morte, voluta dal Tribunale della cosiddetta Santa Inquisizione e consumata a Roma, in Campo dei Fiori, il 17 Febbraio 1600, del filosofo e monaco nolano Giordano Bruno, che "perfezionò" nel 1573 le sue teorie, fu ordinato sacerdote e cantò la sua prima messa proprio in uno dei suoi numerosi conventi, quello dei Padri Domenicani di San Bartolomeo, annesso all'antichissima Chiesa del SS Nome di Dio, il miracolosissimo Cristo vestito e velato, secondo, in Italia, solo al Volto Santo di Lucca. 
Un cenobio, quello della "parrocchia", che ha ospitato, in epoche diverse, due vittime dell'intolleranza, un uomo prima, il Bruno appunto, ed un popolo poi, gli Ebrei perseguitati dalle vergognose leggi razziali del 1938, anche ivi dirottati, a rischio della sua giovane vita, da Giovanni Palatucci, uno degli ultimi questori di Fiume italiana, nipote del mai dimenticato Vescovo di Campagna, dal 1937 al 1961, Giuseppe Maria Palatucci. Questo "servo di Dio" proprio per questo motivo è stato avviato dalla chiesa agli onori degli altari. Il 10 febbraio, 59° anniversario del supremo "sacrificio nel Lager della vergogna di Dachau", si è ufficialmente concluso il Processo di I Grado per la Canonizzazione del martire irpino, soppresso "in odium fidei", e tutto il materiale raccolto, con le testimonianze acquisite, è stato trasferito alla Congregazione Vaticana delle Cause dei Santi. Ad oggi, però, sembra che qualcosa si sia fermata, arenata. 
Tornando nuovamente ai "fucanoli", inizia, con un evento di grande attrazione ed aggregazione sociale, la prima festività dell'anno, che termina col "carnevale" e la "cantata di Zeza" nella tarda serata di "martedì grasso". Sabato 17 Gennaio 2009 si rinnoverà la tradizione popolare dei "fucanoli", rituale di vera unione ed immaginazione collettiva, in un clima quasi surreale, strettamente collegato con la festa religiosa di Sant'Antonio Abate. La città tutta sta vivendo, come ogni anno, alla grande questo attesissimo appuntamento, che appartiene "ad un antico rituale pagano-religioso legato ai falò, che, nelle campagne meridionali, illuminano la notte del santo".
Quella del 17 Gennaio è una festa legata al culto di Sant'Antonio Abate, più noto nel napoletano come Sant'Antuono, uno dei santi taumaturghi più popolari del salernitano. La sacra ed antica effigie del monaco anacoreta, come ha avuto modo di scrivere in passato lo storico locale Maurizio Ulino, è raffigurata da "un uomo maturo con la barba scura e lunga, vestito di saio, che tiene un bastone con il manico a forma di T, detta Croce di Sant'Antonio o Croce Egiziana, simbolo dell'ospedalità dei pellegrini e dei malati". L'immagine del "porco affiancata al Santo" serve a ricordare che l'ordine ospedaliero degli "antoniani", presente a Campagna fin dalla seconda metà del XIII sec., "utilizzava il grasso di questo animale per medicare e curare il fuoco di Sant'Antonio o Herpes Zoster, l'epidemia che, verso la fine del X Secolo, colpì a Vienne in Francia i fedeli durante la cerimonia per la traslazione delle Reliquie del Santo nato ad Eracleopoli in Egitto nel 251 e morto in un eremo del Monte Kolzim nel 356". Il "fuoco sul libro" rappresenta il "fuoco della fede" ed il "campanello attaccato al bastone" simboleggia la "questua periodica effettuata dagli antoniani". 
Carta stampata, televisioni, comunicati del comitato di "Sant'Antuono" ed artistici manifesti annualmente, e quindi pure quest'anno, hanno già preannunciato rito religioso e festa popolare, preparati, comunque, fin nei più piccoli dettagli, da assessorato al ramo, pro-loco ed associazioni. 
Nelle varie piazze e nei vari quartieri del centro storico, sull'acciottolato lavico, tra palazzi, chiese e conventi di rara bellezza, tra portali e fontane, decorati con mascheroni, stemmi, capitelli ed elementi floreali, si farà a gara, è il caso di dire, per allestire il "falò" più grande e più bello o caratteristico e, dopo il passaggio, davanti ad ognuno di essi, del santo frate anacoreta in processione, oltre che dopo i suggestivi e spettacolari fuochi pirotecnici di Largo Sant'Antonio, si darà il via alla festa popolare vera e propria. 
E tra sacro e profano, spuntano, dopo il rito religioso, le tanto attese festa e sagra. Si imbandiscono tavolate, ove troneggeranno prelibati gliummarielli, la tipica matassa e fasul', a pulenta nelle sue varie specialità, squisite salsicce paesane, accompagnate da vruoccoli scuppettiati, patate fritte, con peperoni alla giara e succulenti braciole. Il tutto ovviamente, e non potrebbe essere diversamente, è accompagnato da un ottimo vino locale.
Una volta che il culto abbandona il campo e cede il posto alla tradizione, intorno alle pire, fino a tarda notte, si appresseranno cittadini, visitatori e turisti provenienti da ogni dove, "armati" di macchine fotografiche e cineprese, per partecipare, tra balli, suoni e canti, alle "tavuliate" spontanee, ricche di ogni "ben di Dio" nostrano e cioè di piatti tipici e di antichi sapori. Locandine ben fatte, preparate dalla Pro-Loco, di concerto con l'assessorato al ramo, illustreranno l'itinerario gastronomico ed accompagneranno i visitatori interni ed esterni lungo l'articolato percorso, che va da Zappino, a Via Atri, San Bartolomeo, Duomo, Piazza Guerriero, Annunziata, Via Mercato-Pro Loco, Largo Sanniti, Chiostro Seminario-Confraternita "Madonna del Soccorso", Largo De Nigris, Largo Sant'Antonio, Via Roma, Corso Umberto I. Gruppi folk, spettacoli itineranti, artisti "di strada" e tant'altro arricchiranno come gli altri anni la tanto attesa serata. Si prevede il pienone e c'è da scommettere che pienone sarà, indipendentemente dalle condizioni climatiche.

sabato 1 gennaio 2011

Sulla soglia di un nuovo viaggio

Non so immaginarmi auspicio migliore per la mia Vita, per le Vostre, per tutto quello che ancora è da venire. Forse è semplicemente ora di salire sulle nostre barche e sentire in che direzione soffia il vento.

Felici buoni porti a tutti noi.

Maria Luisa


Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere, 
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi, 
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.


Kostantin Kavafis



venerdì 17 dicembre 2010

Il buio dell'Anima

Quando la Luce si spegne, la Direzione è dentro di noi.
Il Buio è iniziato il 13 Dicembre con la festa di Santa Lucia, che, simbolicamente, perde i suoi occhi da mortale per rinascere a nuovi occhi, quelli della Vista, aperti alla modalità interiore.
Ecco ciò che accade in questo cupo periodo dell'anno in cui ci si avvicina in modo stringente alle energie dell'oscurità, dominate da una forte presenza Yin.
Tutto è in nuce, tutto diventa potenza, seme, forza concentrata in se stessa nello sforzo di ritrovarsi prima di esplodere nella nuova generazione dell'anno.
Il mondo si piega su se stesso e, in questa ombra iniziatica, la guida è il senso interiore, l'emozione, la connessione profonda con se stessi che radica alla terra nello smarrimento del vento boreale.
La paura ci avvolge, la via è perduta, le intenzioni camuffate, i nemici sono in agguato nelle pieghe dei muri e delle porte come quando, da piccoli, allo spegnersi delle luci della stanza, tutto ci sembrava irreale e onirico e le inquietudini erano mostri nascosti sotto le tavole del letto.
Il cigolio lento della molla era il vago ghigno della strega invernale che sbatteva con la coda della scopa contro i vetri della nostra stanza.

"Affronta le tue paure," suggerisce il Sud "le emozioni nascoste dietro le ansie che agitano i tuoi sogni. Questa è la notte buia dell'anima. Bisogna percorrerla come percorso di fede, come suggeriva Giovanni della Croce, con passo di funambolo svelto e senso interiore. Il cammino non è sicuro, ma bisogna accettare di smarrire le proprie certezze".

Bisogna accettare di perdersi.
Arriverà la mezzanotte e ci troverà rannicchiati gli uni contro gli altri a luci spente e senza fuoco che scaldi.
In quante notti così il mondo si è chiesto se di nuovo sarebbe sorta la Luce, se il Sole avrebbe vinto le forze oscure della Notte e del Caos.
E, tuttavia, è il Caos che partorisce il mondo e questo gli antichi lo sapevano bene.
Le stelle nascono dalla danza della Donna con il Serpente.
Le stelle nascono dalla con- fusione.

A 0° gradi del Capricorno, l'eroe Ercole, l'eroina Inanna siedono sotto l'albero di Yggdrasil, che è la colonna che collega i tre Mondi, quello di Sotto, quello di Mezzo, quello in Alto, decretandone la connessione e la stabilità.

L'eroe è lo sciamano che danza fra le dimensioni e si ricorda  di se stesso.
L'arma è la Consapevolezza, l'afferrarsi al flusso di coscienza interiore, alle emozioni, al sentire illuminato dalla Presenza che guida al buio nell'oscurità del nostro vivere.





Astro Christmas in Jazz


Il 25 Dicembre alle ore 22:00
presso il bar caffè Les Amis
Bolano, Fisciano (Sa)
serata di previsioni astrologiche
 per il nuovo anno
con 
Maria Luisa Pesce,
accompagnate dalla buona musica jazz
 di 
Linda Andresano (vocalist)
e 
Maurizio Galdieri (piano).




Bar Cafè Les Amis
Piazza S.Quirico
Bolano, Fisciano (Sa)
                               

La Festa dei Morti a Palermo

“ Pi rifriscarici l’arma ” A Palermo, ancora oggi, per la Festa dei morti, i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro...